I prezzi del gas volano, e questo avvicina la Turchia all’Europa

La crisi energetica che sta affrontando l’Europa, potrebbe avere delle importanti ripercussioni sui rapporti con la Turchia. Con i prezzi del gas che sono giunti alle stelle a causa della guerra in Ucraina, l’Unione Europea ha assoluto bisogno di trovare nuove alternative. Le potrebbe offrire Ankara.

La guerra che spinge i prezzi del gas

gasLa situazione del mercato energetico era già molto turbolenta prima che scoppiasse il conflitto in Ucraina. L’invasione della Russia ha complicato terribilmente il quadro generale. I prezzi del gas sono arrivati alle stelle, anche per via di manovre fortemente speculative.

Il problema della dipendenza energetica da Mosca si è manifestato in tutta la sua gravità. È un problema che conoscevamo già da tempo, ma i politici europei lo hanno colpevolmente sottovalutato. Adesso che i prezzi del gas sono arrivati alle stelle, la realtà ci presenta un conto salatissimo.

A caccia di alternative…

È possibile trovare delle alternative al gas russo, ma si tratta comunque di soluzioni che richiedono tempo, come ha sottolineato il cancelliere tedesco Olaf Scholz.
La Turchia è in prima fila tra le possibili alternative alla Russia. Questo potrebbe riavvicinare Ankara all’Unione Europea, dopo i burrascosi rapporti degli ultimi anni.

Il ruolo egemone della Russia

Lo spazio di manovra è molto ampio, se pensiamo che la Russia soddisfa il 55% del fabbisogno di gas dell’Europa. Percentuali elevatissime anche per quanto riguarda la fornitura di carbone 50% e petrolio 30%. La Russia esporta 150 miliardi l’anno di gas.

È chiaro allora il motivo per cui, con lo scoppio della guerra, i prezzi del gas sono improvvisamente schizzati verso l’alto. Perché la Russia è il vero market maker del gas. Risulta quindi anche chiaro il motivo per cui le sanzioni a carico di Mosca, abbiano schivato il settore dell’energia. Perché avrebbe innescato un effetto boomerang.

Le mosse della UE

Per il momento, l’agenzia internazionale per l’energia (AIEA) si sta focalizzando su due direttrici per contenere la fuga del prezzo del gas. Da una parte vuole agire sui consumi, riducendoli. Dall’altra cerca alternative.

Intanto Bruxelles vuole e deve accelerare la politica di investimenti per lo sviluppo delle energie rinnovabili. Soltanto un terzo del fabbisogno di elettricità è coperto da energia solare o eolica. La crisi del prezzo del gas spinge i leader europei a valutare gasdotti alternativi. Quello che arriva dall’Azerbaijan e da Israele, passa attraverso la Turchia che possiede anche le infrastrutture necessarie. Ci sono quindi molti segnali sicuri riguardo  al fatto che i passaggi in Turchia nei prossimi anni aumenteranno.