La transizione in corso verso le rinnovabili ha spinto molti osservatori a farsi un’idea sbagliata, e fin troppo ottimistica, sul futuro. C’era chi con largo anticipo dava per definito il petrolio sul mercato energetico, mentre invece il mondo è ancora largamente dipendente dai combustibili fossili.
Non solo, un’agenzia illustre come Goldman Sachs dice che il prezzo del barile potrebbe tornare sui 100 dollari nei giro di qualche anno, forse addirittura già nel prossimo.
Sta quindi fallendo un’intera visione prospettica.
Il protagonista del mercato energetico
Dietro la previsione dell’agenzia americana c’è soprattutto la progressiva ripresa della domanda di petrolio. Dopo il drammatico tonfo avvenuto nella prima fase della pandemia, quando il prezzo del barile sul mercato energetico era addirittura finito in territorio negativo, il rimbalzo è stato fortissimo.
La comparsa della variante Omicron ha arginato una corsa che fino a metà novembre era stata inarrestabile, fin a portare il prezzo oltre gli 80 dollari al barile. Ma questi ritracciamenti non smontano il quadro generale.
Lo scenario attuale
La ripresa dei contagi ha spinto molti Paesi a ripristinare alcune misure restrittive agli spostamenti, e questo ha pesato sulla domanda di carburante. Per questo motivo a dicembre il prezzo del petrolio è sceso poco sopra i 70 dollari.
Ma al di là della volatilità del momento, è innegabile che il mondo ha ancora bisogno del petrolio per il funzionamento del mercato energetico.
Lo dimostra il braccio di ferro tra USA e OPEC+ sui livelli di output. L’America ha chiesto ai produttori di pompare di più perché il petrolio serve, e se ce n’è meno di quanto occorre il suo prezzo sale e con esso sale anche l’inflazione.
I grandi produttori dal canto loro fanno il bello e il cattivo tempo. Sono un oligopolio che sfrutta la loro posizione, mentre chi non ha questa risorsa (si pensi alle poche piattaforme italiane per l’estrazione) sono costretti a subire le decisioni altrui.
Il futuro verde è ancora lontano
La crisi del mercato energetico sta mettendo in evidenza delle verità che si volevano tacere. L’AIE, che ha spesso sostenuto che non serve più investire nel greggio, adesso dice che la domanda di petrolio crescerà nei prossimi anni. Sta quindi sgonfiando lo scenario “verde” che la stessa agenzia aveva diffuso.
Sia chiaro, la morte del petrolio prima o poi arriverà. Ma sia pure inesorabile, sarà comunque lenta. Forse ci vorranno decenni, ma intanto l’oro nero rimarrà il protagonista del mercato energetico.

