Il Pakistan sta cercando di uscire dal difficile momento sia a livello politico che economico. Politicamente sembra aver ritrovato la stabilità dopo le dimissioni ad aprile del precedente premier Imran Khan, che sta comunque cercando di tornare al potere con le sue “Freedom March”.
Ma l’attuale governo procede nella sua azione politica, ad esempio con le nuove imposte che dovrebbero portare il Paese nelle condizioni richieste dal Fondo Monetario Internazionale per la concessione di prestiti. A livello economico serve sempre più carburante, e Islamabad sembra voglia andarlo a prendere in Russia. Ci stava già provando Khan, che tra l’altro era stato in visita a Mosca. Ci era andato proprio lo scorso 24 febbraio, giorno dell’inizio dell’operazione speciale russa in Ucraina.
Petrolio dalla Russia o dal Medio Oriente?
Il Pakistan ha bisogno di più petrolio. Ma l’import dalla Russia sarebbe anzitutto più conveniente di quello dal Medio Oriente? È quello che vuole capire il ministro dell’Energia Musadik Malik, che ha dato agli esperti del settore industriale il compito di studiare i costi della logistica e degli altri servizi necessari e paragonarli a quelli del petrolio russo.
E il Pakistan verrebbe penalizzato da eventuali sanzioni occidentali, nel caso in cui decidesse di acquistare da Mosca? Islamabad teme la reazione dei Paesi occidentali. Non è nemmeno chiaro se la Russia sarebbe davvero disposta a vendere petrolio al Pakistan al prezzo ribassato che quest’ultimo vorrebbe pagare. Dunque sarebbe fattibile questa operazione di grande portata geopolitica? Il ministro delle Finanze Miftah Ismail ha detto che sarebbe utile al Paese, ma anche che forse le sanzioni occidentali la impediranno.
I prestiti dall’FMI
Per sbloccare il programma di prestiti del Fondo Monetario Internazionale il Pakistan deve attuare determinate riforme. Il governo prevede di mettere una cosiddetta “poverty tax” sulle aziende, con un’aliquota crescente dall’1% al 4% in base al fatturato; poi un’imposta sul carburante ed altre tasse. L’obiettivo è l’accordo con l’FMI. Il ministro Ismail ha già detto al premier Sharif che è possibile ottenere non uno, ma due miliardi di dollari.
Sharif ha chiesto comunque di puntare all’autonomia economica, unico fondamento possibile di una vera sovranità politica e finanziaria. Dopo 75 anni di indipendenza, dice Sharif, Islamabad non deve più dimostrare nulla a nessuno, ma deve lavorare giorno e notte per cambiare in meglio il futuro del Paese. L’Assemblea Nazionale ha approvato intanto il progetto di legge finanziaria per il 2022/2023, ma in aula mancava l’opposizione.
FONTE: https://strumentipolitici.it/pakistan-cerca-laccordo-con-lfmi-e-valuta-di-importare-petrolio-dalla-russia/
