Banca Monte Paschi rimane al centro dei pensieri del governo

Continua ad essere incerto il destino della banca più antica al mondo, ossia Monte Paschi di Siena. Si tratta di un destino dalle importanti implicazioni tanto politiche quanto economiche, che dovrà essere definito nei prossimi mesi.

Il futuro della banca

bancaPer salvare l’istituto in crisi, anni fa il Ministero dell’Economia e delle Finanze ne divenne proprietario al 64%. Ancora oggi detiene quella percentuale, ma dovrà liberarsene al più presto perché ce lo impone l’Europa. La partita sul destino della banca senese tuttavia è ancora aperta, e spesso riserva colpi di scena.

Due anni fa al tavolo delle trattative si sedette Unicredit, ma dopo mesi di trattative decise di alzarsi e andare via. Il successivo aumento di capitale ha reso Banca Monte Paschi più robusta, nonché in grado di avviare una riorganizzazione che oggi l’ha portata ad essere un istituto con un utile che a fine anno dovrebbe essere di circa un miliardo.

Certo, una bella spinta è arrivata dalla politica di tassi alti della BCE, ma quello che conta è che da istituto in perdita, oggi Banca Monte Paschi è diventata un istituto che produce utili. Peraltro il titolo in Borsa è cresciuto del 16% quest’anno, e il recente incrocio medie mobili 50 e200 ha mandato un ulteriore segnale incoraggiante agli investitori.

Scelta da fare presto

Tuttavia se l’emergenza economica è finita, quella politica rimane ancora in piedi. E Roma deve risolverla in fretta, serve una strategia a breve termine perché il tempo stringe. L’obiettivo è collocare in borsa una parte di quel 64% che oggi si trova nel portafoglio del governo. Probabilmente sarà almeno il 15%, perché in tal modo si ridurrebbe la quota in mano al governo sotto la soglia della maggioranza assoluta, il che renderebbe contendibile la banca senese.

Un aiuto dai Tribunali

Di recente il panorama attorno a Monte Paschi si è ulteriormente rasserenato dopo le sentenze della Cassazione, che hanno confermato l’assoluzione di alcuni ex manager del gruppo. Sotto il profilo economico la conseguenza è stata il taglio di circa un miliardo di richieste risarcitorie, che pendevano come una spada di Damocle. Fra la fine di ottobre l’inizio di novembre sono attese altre sentenze più o meno analoghe.