Buyback da record, cresce la febbre delle aziende quotate in Borsa

Durante la fase cauta delle pandemia, e anche nei mesi successivi, le grandi aziende hanno messo “a dieta” i loro azionisti per preservare liquidità. Pochi dividendi, pochi buyback azionari (riacquisto di azioni proprie).
Ma con la ripresa dell’economia e la risalita degli utili, le cose sono cambiate tanto in Europa quanto negli USA.

Il grande ritorno dei buyback

buybackQuesto vale in special modo per le operazioni di buyback, che si stanno moltiplicando e hanno raggiunto i livelli pre-Covid.
Ciò grazie soprattutto a due fattori: il capitale in eccesso detenuto nei forzieri delle imprese, e il sentiment positivo sulle performance finanziarie, visto che gli indicatori di trend following continuano a pronosticare un futuro prossimo molto positivo.

Perché alle aziende conviene…

Val la pena ricordare che i piani di riacquisto di azioni proprie sono strumenti preziosi per sostenere le quotazioni dei propri titoli. Infatti drenando dal mercato le azioni, si riduce il numero di quelle in circolazione, facendo così aumentare gli utili per ogni singola azione (EPS Earnings per share).

Il buyback azionario è uno strumento molto gradito alle società per remunerare i propri azionisti, in quanto possono essere adattati al contesto di mercato. Cosa che invece la distribuzione dei dividendi non consente.
L’esempio concreto più recente è Spotify, che ha annunciato un programma di riacquisto di azioni fino a un importo di 1 miliardo di dollari. Precisando che “la tempistica e il numero effettivo di azioni riacquistate dipenderanno da una varietà di fattori, tra cui prezzo, condizioni generali di mercato e opportunità di investimento alternative”. Flessibilità quindi, cosa che con i dividendi non si può fare.

A Wall Street numeri da record

Limitandosi al solo mercato americano, le operazioni di buyback hanno già raggiunto i 567 miliardi di dollari a metà giugno. Si tratta di un importo superiore rispetto a quanto fatto nell’intero anno passato, dove ci si fermò a 537 miliardi.
A trainare queste operazioni sono state soprattutto le aziende del settore tecnologico (che rappresenta il 31,6% dei piani presentati), finanziario (il 20%) e sanitario (l’11,4%).
Peraltro il trend in corso dovrebbe continuare a essere assai robusto, raggiungendo nel 2021 la cifra di 720 miliardi.

Va detto che questa tendenza non è propria solo del mercato americano, di Wall Strett. Anche in Europa è così. Basta guardare le notizie sulle aziende del FTSE Mib, le notizie sul Dax tedesco, e quelle sul FTSE londinese.
La febbre da buyback è ovunque.