C’è un aspetto che dovrebbe preoccupare i mercati finanziari nel prossimo futuro, ossia la divergenza che c’è stata per lungo tempo rispetto all’economia reale.
Una situazione che non può durare per molto tempo, e che prima o poi presenterà un conto salato, soprattutto al mercato azionario.
La corsa (troppo) forte dei mercati finanziari
Solitamente i mercati finanziari anticipano di poco l’economia reale, ma poi si mettono a seguirla. Lo scenario creato dalla pandemia ha rotto questo schema, perché in special modo quello azionario, non solo ha anticipato la ripresa dell’economia reale, ma ha accelerato ben prima che quest’ultima si rimettesse in marcia.
Effettivamente, sono 15 mesi che il mercato avanza a colpi di rialzi continui. In alcuni casi sono stati molto significativi. Wall Street ha segnato record su record, in Europa le notizie sul DAX 30 ci mostrano un indice che ancora aggiorna i primati storici, e in generale tutti i listini europei corrono.
Colpa delle misure straordinarie che governi e banche centrali hanno dovuto adottare per arginare la crisi e favorire la ripresa. Hanno inondato l’economia di liquidità.
I segnali di pericolo all’orizzonte
Al momento il contesto per i mercati finanziari dovrebbe continuare a rimanere positivo, nonostante una frenata della ripresa a causa della diffusione della variante Delta. La prossima frenata dovrebbe invece cominciare con la graduale riduzione di misure di stimolo eccezionali.
Tuttavia ci sono quattro fattori che, dopo aver trainato la corsa dei mercati azionari, ormai sono prossimi a un picco. Dopo cominceranno a vedere le prime figure di inversione e poi comincerà sarà la discesa.
Quattro fattori da tenere d’occhio
Anzitutto la dinamica della crescita. I dati macro saranno entusiasmanti ancora per poco, poi torneranno gradualmente alla normalità. Una simile evoluzione è già visibile in particolare negli USA.
Il secondo fattore sono gli stimoli bancari e governativi, che piano piano verranno ritirati. A tal proposito, è eclatante l’effetto che ha avuto sul mercato la prospettiva che la FED alzi i tassi nel 2023, cioè tra ben 2 anni. Altre banche centrali, come Canada e Regno Unito, hanno già operato una riduzione dei programmi di acquisti di asset.
Poi c’è l’inflazione, il cui tasso di crescita è ovunque orientato al rialzo, e questo crea il rischio di surriscaldamento dell’economia.
Infine l’ottimismo dei mercati stessi, che ha già raggiunto il suo picco. Dopo un po’ che si trova a questo apice, dovrà inevitabilmente cominciare una discesa.

