Euro resta troppo forte, adesso la preoccupazione della BCE aumenta

La BCE continua a guardare con preoccupazione alla forza dell’euro, o se preferite alla debolezza del dollaro. Il biglietto verde americano continua infatti a non brillare, malgrado i fondamentali dell’economia Usa non siano affatto deludenti, e nonostante il recente recupero.

Se qualche tempo fa la Presidente Christine Lagarde diceva che “l’obiettivo di politica monetaria della Bce non è quello del tasso di cambio, ma la stabilità dei prezzi“, oggi le cose sono un po’ diverse. Perché l’euro forte comporta conseguenze anche sull’inflazione, come vedremo tra poco.

BCE, euro forte e inflazione

bce euro forteDa tempo si dibatte comunque sui pro e i contro di un euro forte. E le opinioni sono contrastanti. Anche se pare a prima vista contraddittorio, avere una moneta forte può indebolire l’economia. Diventerebbe infatti sempre più sfruttato nelle riserve valutarie globali, con più effetti negativi che positivi.

Ad esempio, danneggerebbe le imprese europee, che vendendo i loro prodotti e servizi in euro, diventerebbero meno competitive rispetto a quelle che vendono in valute più deboli. Per bilanciare questo effetto, alle imprese non resterebbe che agire sui prezzi, abbassandoli. Questo significa innescare una spirale deflazionistica (già peraltro in atto). Proprio quello che la BCE non vuole.

La BCE alza il mirino

Finora la BCE se n’era preoccupata poco, convinta com’era che la crescita del Pil europeo sarebbe stata più robusta (l’euro forte in una economia forte spaventa di meno). Ma gli indicatori di momentum dell’economia evidenziano che la ripresa sarà più tardiva e graduale di quanto si sperava. Del resto siamo ancora qui a fare i conti con la pandemia. Perciò la Eurotower adesso dovrà tenere conto anche dell’impatto che le politiche monetarie (sia le sue che della FED) avranno sul cambio.

Il rapporto euro-dollaro è da tempo oltre 1,20 e si era spinto anche a 1,23 nelle settimane scorse. Il rate fo change (indicatore ROC) continua a evidenziare un rapporto di forza nettamente a favore della valuta unica. Per comprendere la situazione, basti pensare che a marzo scorso, quando scoppiò la crisi pandemica, il rapporto di cambio valeva 1,06 dollari. Il Dollar Index, che qualche mese fa superava la soglia dei 100, adesso è scambiato attorno a 90 (ed era sceso anche sotto tale soglia, fino al minimo in quasi tre anni).