I farmaci SOP e la concorrenza di integratori, prodotti erboristici ed omeopatici

Nell’ultimo anno la crescita nelle vendite dei farmaci SOP (farmaci senza obbligo di prescrizione) è stata rallentata da una generale confusione tra farmaci OTC comunemente noti come farmaci da banco – che sono una categoria specifica dei farmaci senza obbligo di prescrizione – e prodotti notificati a connotazione farmaceutica, quali integratori, medicamenti erboristici ed omeopatici.

Come sottolinea Assosalute, l’Associazione nazionale farmaci di automedicazione che fa capo a Federchimica, si è creata una confusione di genere tra questi diversi elementi.

Gli integratori e i prodotti a base di erbe (erboristici e omeopatici) assorbono ogni anno quote di mercato dei farmaci SOP, con una tendenza alla crescita ormai consolidata: il 2,6% annuo in più nei consumi del 2018 – corrispondente a 292 milioni di confezioni complessivamente vendute – e il 5% in più di fatturato, con un giro d’affari di 4,2 miliardi di Euro.

È opportuno allora fare chiarezza tra le specificità dei farmaci SOP – che rimangono a tutti gli effetti farmaci anche se non necessitano di prescrizione medica, e nel caso degli OTC sono liberamente accessibili – e i prodotti integratori o a base di erbe che non rientrano nella categoria dei principi farmacologicamente attivi.

Senza voler entrare nel merito di ciò che è meglio, si tratta di due percorsi terapeutici diversi, dove la differenza la fa lo stato del paziente: se bisogna riequilibrare, bilanciare o integrare uno stato fisico carente in una qualche sua componente, la preferenza più comune, soprattutto tra le fasce della popolazione di cultura medio-alta, è per i prodotti notificati a connotazione farmaceutica, come gli integratori; se invece si tratta di curare uno stato influenzale, doloroso o infiammatorio la scelta ricade con maggior frequenza sui farmaci SOP, anche in ragione della loro più rapida efficacia.

Se andiamo ad analizzare i prodotti più venduti di queste due tipologie, vediamo infatti, a conferma di quanto detto, che tra i farmaci SOP spiccano gli antinfluenzali – come Tachipirina, Vivin C, Bronchenolo, Okitask, Aspirina etc. – mentre fra gli integratori, gli omeopatici e gli erboristici spiccano i trattamenti contro il gonfiore addominale, contro l’ansia, contro la cellulite e per il dimagrimento, oltre ai prodotti cosmetici e a quelli interamente dedicati al mondo dell’infanzia.

Dov’è allora che si crea la confusione di genere? Primariamente nel settore delle vitamine: sempre più spesso si preferisce l’integratore – spesso a prezzi superiori – rispetto al farmaco SOP. Anche nella prevenzione delle sindromi influenzali stagionali si evidenzia una preferenza per i complessi omeopatici o a base di erbe, volti a rafforzare il sistema immunitario.

In favore delle vendite dei prodotti notificati a connotazione farmaceutica gioca anche la loro maggiore visibilità sulle piattaforme di e-commerce, alle quali hanno avuto accesso, in ragione di minori restrizioni regolatorie, già nel 2006.

I farmaci SOP, invece, hanno conquistato questo mezzo solo di recente – per la precisione dal 2014 – e comunque soltanto attraverso le farmacie e le parafarmacie autorizzate dal Ministero della Salute.

I dati dell’e-commerce parlano chiaro: laddove i farmaci da banco fanno registrare vendite online addirittura inferiori a quelle territoriali, i prodotti cosiddetti salutistici registrano vendite più che raddoppiate sulle piattaforme online rispetto a quelle territoriali.

Su questi numeri influiscono sicuramente anche le minori restrizioni in materia di pubblicità e comunicazione per integratori, erboristici ed omeopatici, rispetto ai farmaci.

In altre parole, la regolamentazione online non paga.

Francesca Garafoli