L’incubo recessione continua ad essere molto chiacchierato negli ultimi mesi (a dirla tutta parecchi). Soprattutto quella dell’economia USA spaventa i mercati, ed anche se il pericolo concreto sembra ancora essere lontano, ci sono diverse spie d’allarme che si sono accese.
Recessione e curva dei rendimenti
Il primo elemento che deve far drizzare le antenne a chi parla di recessione sono i Bond. Non James, il noto 007, bensì i titoli di stato americani. Da poco tempo i rendimenti a lungo termine dei bond sono stati superati da quelli dei bond a breve termine, dopo che si erano ben manifestati i pattern inversione candlestick. Anzi, questo è accaduto diverse volte da metà agosto in poi. Per molti profani non è che questo dica granché, ma per gli analisti è un avvertimento importante, visto che quando ciò avviene storicamente è un segnale di recessione. Si è infatti puntualmente verificato nelle ultime sette recessioni degli Stati Uniti.
PIL e utili aziendali
Un altro elemento importante è l’andamento del Pil statunitense. Nel secondo trimestre la crescita dell’economia USA ha frenato, pur rimanendo sempre in positivo. Molto più preoccupante è invece il calo degli utili aziendali, le sui stime sono calate drasticamente quest’anno. Se alla fine del 2018 le stime degli analisti erano per un livello del 7,6%, a agosto si è scesi fino al 2,3%.
Rimanendo in ambito aziendale, c’è un altro indicatore che ha fatto scattare una spia di allarme riguardo una possibile recessione. Si tratta dell’indice dei purchasing managers, ovvero quello che descrive l’andamento del settore manifatturiero. L’indice ha avuto il ritmo di crescita peggiore da un decennio a questa parte, ovvero dal periodo immediatamente successivo alla crisi del 2008, scendendo a 49.9, quindi sotto la soglia neutrale del 50.0.
Rame e oro
L’ultima sirena d’allarme la fanno suonare i prezzi di alcuni metalli, ovvero il rame e l’oro. L’andamento dei loro prezzi rappresenta un importante barometro dello stato di salute dell’economia di un paese, sia pure per ragioni opposte. Il rame infatti viene utilizzato nell’edilizia domestica e commerciale, e negli USA è sceso del 13% a colpi di doppio minimo tecnici. L’oro invece è il bene rifugio per eccellenza, quello al quale si rivolgono gli investitori istituzionali in tempi d’incertezza. Ed è volato del 20% dal maggio scorso.
