Inflazione, crescita e mercati: ecco come le banche centrali muovono l’economia

Le riunioni di politica monetaria delle banche centrali sono degli appuntamenti estremamente importanti. Le loro decisioni servono soprattutto per riallineare l’inflazione verso gli obiettivi a lungo termine, ma incidono in modo importante sia sulla crescita dell’economia che sull’andamento dei mercati globali.

La priorità resta l’inflazione

banca centrale BCEIl compito principale di una banca centrale è quella di tenere sotto controllo l’andamento dell’inflazione. Quando si fa troppo elevata, l’economia comincia a ristagnare perché i consumi privati crollano (visto che i prezzi sono più alti). Quando invece è troppo bassa, i consumi aumentano l’economia si surriscalda.

Per svolgere il proprio ruolo, una banca centrale ha come principale arma il movimento dei tassi di interesse. Con esso si definisce il costo del denaro per le banche commerciali, ossia quanto queste ultime devono pagare per poter depositare i propri fondi presso la Banca Centrale Europea. Questo costo diventa il riferimento per i singoli istituti privati sui prestiti che fanno a imprese e consumatori.

Quando si tagliano i tassi di interesse…

Nel momento in cui i tassi di interesse vengono abbassati, il ricorso al credito da parte di famiglie imprese diventa più conveniente, quindi aumentano le richieste. Ciò significa più investimenti e più spesa privata dell’economia.

Come conseguenza, la maggiore liquidità spinge anche al rialzo i mercati azionari, perché le imprese riescono a finanziarsi a costi più bassi e sostenere maggiori investimenti, migliorando di conseguenza anche la loro redditività. Inoltre con i tassi più bassi, viene favorito anche il mercato azionario. Questo succede perché gli investitori fanno continuamente spread trading, ossia valutano se conviene mettere i loro fondi sul reddito fisso o sui titoli azionari. Siccome in questo caso è meno conveniente investire in titoli di Stato, dirottano parte dei loro capitali verso gli asset più rischiosi, ma potenzialmente più redditizi.

Quando la banca centrale aumenta i tassi di interesse…

Chiaramente lo scenario si rovescia quando una banca centrale aumenta i tassi di interesse. Il costo del denaro più alto scoraggia imprese e famiglie a chiedere prestiti, riduce gli investimenti delle aziende e la loro potenziale redditività. La conseguenza è che anche il mercato azionario ne soffre, perché con i tassi di interesse più elevati diventa più conveniente per gli investitori puntare sui titoli a reddito fisso, anziché correre rischi eccessivi sul mercato azionario.

Le “armi non convenzionali”

Chiaramente questo discorso è molto semplificato, perché oltre i tassi di interesse. le banche centrali riescono a governare l’inflazione anche ad altri sistemi.
Durante il periodo pandemico abbiamo sentito parlare spesso di “quantitative easing”, ossia l’acquisto massiccio di titoli di stato e altri asset da parte della banca centrale, così da immettere più denaro fresco in circolazione, senza andare a toccare i tassi di interesse.

Dopo la crisi finanziaria del 2008, Fed e BCE hanno fatto ampio ricorso a questo strumento, innescando un lungo mercato rialzista, con gli indici azionari che sono schizzati a livelli record (si vedano i grafici su Pocket Option Italia). Tale strumento però non può essere mantenuto attivo troppo a lungo, perché espone al rischio che si formino delle bolle speculative. In sostanza i prezzi delle azioni finiscono per staccarsi eccessivamente dalla realtà dei fondamentali economici.