Produzione industriale in calo per il 22esimo mese: a novembre -1,5% su base annua

Ventidue mesi consecutivi di flessione per l’industria italiana, con novembre che registra un nuovo calo dell’1,5% rispetto all’anno precedente, nonostante un leggero aumento mensile dello 0,3% (+0,1% per la sola manifattura). Da febbraio 2023 il settore continua a scivolare, accumulando 713 giorni di difficoltà.

I dati Istat confermano le preoccupazioni delle associazioni di categoria, con perdite accentuate nei mezzi di trasporto (-13,8%) e nei macchinari (-6,2%). Il comparto automobilistico, afflitto dalle ripetute casse integrazioni di Stellantis, crolla del 37%, portando la produzione ai minimi dal 1956 secondo Fim-Cisl. Anche tessile-abbigliamento, metallurgia e chimica registrano contrazioni significative.

Fiducia in declino

La debolezza del nostro principale partner commerciale aggrava il quadro. Nonostante un aumento mensile superiore alle attese, la produzione tedesca su base annua cala del 2,8%, trascinando con sé anche l’export italiano.

Le vendite verso la Germania segnano un deficit di 3 miliardi nei primi 11 mesi del 2024, con difficoltà che si concentrano su auto, edilizia e settori collegati.

Le imprese manifatturiere affrontano il peggior clima dal novembre 2020, segnato da prospettive di mercato deboli e dal 25% di aziende che indicano la scarsa domanda come principale ostacolo alla produzione.

Investimenti al ribasso

L’incertezza geopolitica, i tassi elevati e l’impasse di Transizione 5.0 rallentano gli investimenti. I dati Istat mostrano un calo del 3% su base annua nel terzo trimestre e una riduzione del 2,2% nei primi nove mesi del 2024. Con un utilizzo di crediti d’imposta ancora al di sotto del 5%, le risorse del GSE restano largamente inutilizzate.

Le stime di Federmacchine dipingono un futuro incerto, con il consumo nazionale di impianti in discesa del 17,4%, tornando ai livelli pre-pandemia. La produzione del settore macchine utensili, legata al mercato automotive, subisce un calo dell’11% nella robotica. Solo il packaging per food e pharma si distingue in controtendenza, chiudendo l’anno con un +3,5%.

Guardando al 2025, la strada della ripresa appare ancora incerta, tra chiusure anticipate e ricorso alla Cassa integrazione in attesa di un’inversione di tendenza.