Come difendersi dal mobbing sul posto di lavoro

Il mobbing sul posto di lavoro inizia ad essere, purtroppo, un fenomeno abbastanza diffuso in grado di causare il più delle volte serie complicazioni al datore e, soprattutto, gravi danni psicologici per il lavoratore.

Cos’è il mobbing?

Partiamo innanzitutto dalla definizione di mobbing in modo da comprendere effettivamente se un caso specifico può essere riconducibile a tale comportamento intimidatorio. Inizialmente studiato e analizzato soprattutto da psicologici e sociologi, con questo termine si intende nello specifico quell’insieme di comportamenti aggressivi e persecutori da parte del datore di lavoro o dei membri dell’ufficio mirati volutamente ad emarginare il lavoratore.

Come detto in precedenza, inizialmente veniva analizzato solo da un punto di vista sociologico per poi trovare rilievo anche nelle aule di tribunale, data la continua diffusione del fenomeno.

Quali sono i casi di mobbing

I fenomeni che possono essere ricondotti al mobbing sono diversi e includono sia quelle azioni che indirettamente provocano una evidente emarginazione del lavoratore, come per esempio l’esclusione di quest’ultimo da riunioni, progetti o corsi di aggiornamento, sia quei comportamenti ostili che, più esplicitamente, sono mirati ad denigrare e demotivare il lavoratore tramite pettegolezzi o battute di vario genere.

Inoltre, può capitare che il lavoratore vittima di comportamenti ostili venga sottoposto a carichi di lavoro improvvisamente più elevati e intollerabili cosi come, al contrario, trovarsi con mansioni inferiori e dequalificanti. Nei casi più estremi, il lavoratore può essere anche vittima di molestie sessuali sul posto di lavoro o di violenze sul piano fisico.

La caratteristica principale che deve essere analizzata per riuscire a comprendere se quei comportamenti siano riconducibili al mobbing è, oltre all’intento vessatorio, la sistematicità dell’azione.

Come difendersi dal mobbing?

Il mobbing può causare al lavoratore dei danni psicologici non di poco conto, come ansia, depressione, mancanza di autostima e addirittura conseguenze fisiche come malattie cardio vascolari.

Se le problematiche psico-fisiche sono riconducibili e strettamente legate ad episodi di mobbing, il lavoratore ha il diritto di chiedere un risarcimento dei danni, dimostrando ovviamente tutti quei comportamenti che, direttamente e indirettamente, hanno causato una evidente emarginazione.

Ma come difendersi adeguatamente da un caso specifico di mobbing?

La prima cosa da fare è sicuramente quella di affidarsi ad un avvocato del lavoro. Questa figura professionale diventa quella più accreditata, affidabile e competente in quanto specializzata nella gestione dei rapporti di lavoro e nella gestione, in questo caso, delle controversie di lavoro tra imprenditori e dipendenti (o collaboratori).

L’avvocato di diritto del lavoro si occuperà di inviare al datore di lavoro una lettera di diffida, in modo tale da evitare il protrarsi di questi comportamenti e, nel caso in cui il lavoratore voglia comunque proseguire con una richiesta di risarcimento, sarà in grado di gestire la controversia e richiedere, tramite prove che attestano i comportamenti vessatori, una somma congrua a titolo di risarcimento per danni patrimoniali e non patrimoniali.