Un tempo c’era solo l’oro giallo, ossia il metallo prezioso. Poi è arrivato l’oro nero, ossia il petrolio, che ha fatto e farà ancora da carburante dell’economia. Ma in futuro potrebbe toccare all’oro rosso, ossia il rame.
Secondo molto analisti, questo metallo industriale è destinato ad avere un ruolo sempre più importante nell’economia, tanto da poter essere paragonato a quello che ha avuto il petrolio.
Rame, energia ed economia
Una ricerca in tal senso è stata sviluppata dalla banca d’affari Goldman Sachs, che ha messo sotto i riflettori diverse commodity e affrontato il tema su possibili scenari futuri dell’economia.
Secondo loro, il metallo rosso sarà il “nuovo petrolio“, dal momento che la sua domanda in futuro sarà sempre più sostenuta per via dei maggiori utilizzi che ci saranno. In particolare, il rame è considerato l’asset migliore per garantire la transizione energetica verso una maggiore sostenibilità.
Il rame nella transizione “green“
Da tempo ormai il mondo ha cominciato a ripensare a se stesso in un’ottica più “green“. L’Europa ad esempio ha per molti anni cercato di darsi una mossa attraverso la politica dei carbon credit, ma con risultati blandi. Ma la pandemia ha accelerato questo processo, spingendo i Paesi di tutto il mondo ad attivarsi in modo concreto verso la sostenibilità energetica della nostra economia globale.
In questa ottica, secondo gli analisti di Goldman Sachs, il rame avrà un ruolo cruciale. Infatti il metallo rosso è il materiale conduttivo più conveniente, e difficilmente si potranno adottare processi che interesseranno le nuove fonti di energia, senza sfruttare sempre più il rame. Zero emissioni uguale tanto rame. Per questo la domanda crescerà, facendone lievitare il prezzo. Come accaduto per anni al petrolio.
Il nuovo petrolio
Va detto che la domanda di rame è già da tempo in ascesa, e ci sono pattern di continuazione che fanno pensare che questo trend andrà ancora avanti. Secondo analisti di Goldman Sachs stimano anche la quantità richiesta di rame, che potrebbe aumentare del 600% entro il 2030, se non oltre nel caso in cui il processo “green” dovesse accelerare ulteriormente. Alla luce di tale considerazione, si stima una crescita del prezzo di quasi il doppio rispetto agli attuali 9mial dollari per tonnellata.

