Stipendi, i prof italiani restano indietro in Europa

Nonostante lo sblocco degli aumenti varato di recente dal Ministero dell’Istruzione, gli stipendi degli insegnanti della scuola italiana rimangono ancora indietro rispetto a quelli dei colleghi europei.
Lo mette in evidenza la recente pubblicazione “Teachers’ and School heads’ salaries and allowances, 2020/2021″ di Eurydice.

Il confronto tra gli stipendi

insegnantiIn base ai dati raccolti, la retribuzione lorda di un docente della scuola italiana parte da un minimo di circa 24 mila euro, per giungere verso la fine della carriera ad un massimo di 40 mila euro. Si tratta di retribuzioni inferiori rispetto alla maggior parte degli altri Paesi.

Il confronto si fa impietoso in relazione alla Germania. Infatti se il nostro minimo è 24 mila euro, in Germania è ben 54 mila euro, ossia 14.000 euro in più… ma rispetto al nostro massimo.
E se da noi quest’ultimo è di €40.000, allora si può dire che in Germania c’è un doppio massimo, visto che si arriva a 85.000 euro. In Francia e Spagna, che hanno valori più simili ai nostri in ogni caso la forbice varia tra i 2000 euro per lo stipendio minimo, fino a 10.000 per quello massimo.

Se poi vogliamo scegliere il divario maggiore, dovremmo confrontarci con il Lussemburgo, che detiene lo scettro degli stipendi più alti. Il minimo è addirittura di 69 mila euro, il massimo può arrivare fino a 136 mila. Va anche aggiunto che mentre i nostri stipendi vengono tassati al 43%, in Lussemburgo lo sono più o meno al 39%.

Divario enorme

Se queste cifre danno il senso della grande differenza che c’è tra gli stipendi dei nostri insegnanti e quelli dei colleghi stranieri, si capisce perché i 300 milioni di euro che sono stati sbloccati di recente dal ministero (124 euro in media in busta paga), non bastano certo a colmare un forte gap rispetto ai colleghi del vecchio continente. Anche quelli che prendono più o meno come noi.

La progressione

L’indagine mette l’evidenza anche un altro aspetto importante oltre al divario tra gli stipendi: la velocità con cui questi ultimi crescono passando dal minimo verso il massimo.
In Italia occorrono 35 anni di servizio per ottenere un incremento quasi del 50%. Nello stesso lasso di tempo, in Francia si ottiene un aumento del 72%. In Danimarca bastano 12 anni per arrivare al massimo.

Una precisazione doverosa

Bisogna però essere trasparenti fino in fondo e fare una precisazione importante. È vero che il divario tra gli stipendi è enorme, ma in molti casi il potere di acquisto finale è sostanzialmente simile. Nei paesi in cui i prezzi sono mediamente più alti, anche gli stipendi sono molto più alti.

Questo spiega la somiglianza dell’Italia alla Spagna, e la grossa differenza con i Paesi nel nord del continente. Gli stipendi medi vengono parametrati al potere di acquisto, il divario si riduce decisamente anche se rimane.