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	<title>Ue Archives - ComunicatoStampa.org</title>
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	<description>Il portale dei comunicati stampa</description>
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	<title>Ue Archives - ComunicatoStampa.org</title>
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	<item>
		<title>Obbligazioni green, la UE si prepara al lancio. Obiettivo 250 miliardi entro il 2026</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/86593123/obbligazioni-green-la-ue-si-prepara-al-lancio-obiettivo-250-miliardi-entro-il-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Helly]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Sep 2021 10:31:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia & Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[deutsche bank]]></category>
		<category><![CDATA[green bond]]></category>
		<category><![CDATA[Ue]]></category>
		<category><![CDATA[valuta base]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I green bond sono in rampa di lancio. A ottobre Bruxelles diventerà l&#8217;emittente di obbligazioni green più grande al mondo. &#8230; </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I green bond sono in rampa di lancio. A ottobre <strong>Bruxelles diventerà l&#8217;emittente di obbligazioni green più grande al mondo</strong>. Con un obiettivo ambizioso, ossia collocare sul mercato 250 milardi entro i prossimi 5 anni.</p>
<h2>La UE e le obbligazioni green</h2>
<p><img decoding="async" style="float: right; height: 162px; margin: 11px; width: 309px;" src="https://economia-impresa.info/wp-content/uploads/2020/08/economia-green-sostenibile-630x330.jpg" alt="obbligazioni green" />Questa categoria di titoli nasce anzitutto con lo <strong>scopo di trovare una fonte di finanziamento per il piano Next Generation EU</strong>, quello per sostenere le economie della comunità che sono state duramente colpite dal Covid. Andranno a costituire il 30% delle emissioni complessive di Next Generation Eu.</p>
<p>Ma grazie alle Obbligazioni green, la UE vuole centrare un altro scopo. Intende <strong>manifestare il proprio impegno per la sostenibilità</strong>. Le risorse così raccolte saranno infatti utilizzate per finanziare i <strong>progetti per la transizione energetica dei singoli Paesi</strong>.</p>
<h2>L&#8217;impegno verde</h2>
<p>Va peraltro precisato che, <strong>a differenza di molte obbligazioni sostenbiili</strong>, che in realtà verdi non sono, quelle &#8220;<em>griffate</em>&#8221; UE <strong>avranno la certezza che i fondi mobilitati saranno destinati a progetti verdi</strong>. Inoltre la <strong>Commissione UE riferirà in merito al loro impatto ambientale</strong>.<br />
Se tutto andrà come previsto, Bruxelles potrà <strong>cominciare il collocamento già il mese prossimo con la prima tranche, per un totale di circa 80 miliardi di euro</strong>.</p>
<h2>Un settore che tira</h2>
<p>Nel frattempo, <strong>l&#8217;intero settore delle obbligazioni green continua a correre</strong>. Secondo l&#8217;ultimo report di Boomberg, il primo semestre del 2021 si è chiuso con una <strong>raccolta che ha sfiorato i 300 miliardi di dollari</strong>. Sono stati sufficienti sei mesi per <strong>avvicinarsi al record storico di un intero anno, registrato nel 2020 con 309 miliardi</strong>.<br />
Le emissioni sono avvenute in 49 Paesi, in 29 valute differenti. Si tratta del <strong>doppio rispetto a 5 anni fa</strong> (erano 24 le nazioni, e 16 le valute). La <a href="https://www.universoforex.it/news/1388/che_cos_039_e_la_valuta_base_nel_forex_e_la_valuta_quotata_guida_completa.html" target="_blank" rel="noopener">valuta base</a> dei collocamenti è stata l&#8217;euro, seguita dal dollaro Usa e dalla Corea del Sud.</p>
<p>A trainare la crescita dei collocamenti di obbligazioni green sono state le <strong>grandi istituzioni finanziarie</strong>. Grazie a loro sono stati emessi quasi 97 miliardi di dollari di ‘<em>debito verde</em>’. <strong>La più attiva in questo senso è stata la francese Groupe BPCE</strong>, ma si sono distinte anche la norvegese DNB Bank e un colosso del <a href="https://www.dax-pro.com/tag/deutsche-bank" target="_blank" rel="noopener">Dax Deutsche Bank</a>. In Italia la banca più coinvolta è stata <strong>Intesa San Paolo, con 1,49 miliardi</strong>.</p>
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		<item>
		<title>Telefonia mobile: Italia fra le più economiche d’Europa</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/86571501/telefonia-mobile-italia-fra-le-piu-economiche-deuropa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Polo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Sep 2019 11:25:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia & Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Telecomunicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[costo telefonia]]></category>
		<category><![CDATA[Facile.it]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[tariffe mobile]]></category>
		<category><![CDATA[Ue]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nonostante gli ultimi rincari sui clienti con contratti già attivi, secondo l’analisi di Facile.it, in Italia nel corso dell’ultimo anno &#8230; </p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.comunicatostampa.org/86571501/telefonia-mobile-italia-fra-le-piu-economiche-deuropa/">Telefonia mobile: Italia fra le più economiche d’Europa</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.comunicatostampa.org">ComunicatoStampa.org</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nonostante gli ultimi rincari sui clienti con
contratti già attivi, secondo l’analisi di Facile.it, in Italia nel corso
dell’ultimo anno le tariffe di telefonia mobile sono diminuite del 20% e oggi un
cliente che cambia operatore spende, in media, <strong>12,50 euro</strong> al mese, potendo contare su un traffico dati di circa 45
GB; <strong>ma come se la cavano i nostri vicini
europei</strong>? Per rispondere alla domanda, <strong><a href="https://www.facile.it/">Facile.it</a></strong> ha analizzato le tariffe di telefonia
mobile presenti in 12 Paesi europei, scoprendo che gli <strong>italiani sono tra i più fortunati</strong>.</p>



<p>L’analisi è stata realizzata confrontando le tariffe di telefonia mobile
di fascia media proposte nel mese di giugno 2019 da un panel di siti di
comparazione operanti in Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna,
Grecia, Irlanda, Norvegia, Olanda, Polonia, Spagna e, chiaramente, Italia. L’analisi
ha preso in considerazione un mix di piani tariffari rappresentativi per
ciascun Paese, calcolando un valore medio sia in termini di costi, sia di
traffico dati, focalizzandosi sulla fascia intermedia dell&#8217;offerta, escludendo quindi le proposte <em>entry level, </em>quelle indirizzate a target specifici come gli anziani o i
giovani, quelle mirate a stimolare la migrazione da un operatore ad un altro e le offerte categorizzabili come top
di gamma.</p>



<p><strong>Chi paga di meno</strong></p>



<p>Tra i Paesi presi in esame, guardando al solo <strong>prezzo dei piani tariffari di fascia intermedia</strong>, emerge che sono pochi
gli Stati che fanno meglio dell’Italia. Il più economico risulta essere la <strong>Polonia</strong>; qui, nella fascia tariffaria
analizzata, si spendono in media <strong>6 euro </strong>al
mese, vale a dire 72 euro l’anno, il 52% in meno rispetto a noi. All’interno di
questa fascia di spesa, i piani tariffari polacchi prevedono normalmente
chiamate e SMS illimitati.</p>



<p>Tra gli Stati europei più economici dell’Italia si trova anche la <strong>Francia</strong>, dove, nella fascia analizzata,
in media si spendono circa <strong>9 euro al
mese</strong>, per un totale di 107 euro l’anno.
Anche i francesi, come i polacchi, in questa fascia di spesa possono contare su
chiamate e SMS illimitati. Tutto ciò sommato, quindi, la <strong>bolletta </strong><strong>italiana risulta più alta del 40%</strong>
rispetto a quella francese.</p>



<p>Anche in <strong>Germania</strong> <strong>i prezzi risultano inferiori a quelli
dell’Italia;</strong> i tedeschi con un piano tariffario intermedio spendono,
mediamente, <strong>11,60 euro </strong>al mese, per
un totale di 140 euro l’anno, vale a dire il <strong>6,7% in meno</strong> rispetto al Bel Paese. Anche in questo caso chiamate e
SMS sono generalmente illimitati.</p>



<p><strong>Chi paga di più</strong></p>



<p>Guardando alle nazioni dove i costi sono più alti rispetto all’Italia emerge che, tra gli Stati analizzati, la <strong>Norvegia è la più cara</strong>; ad Oslo occorrono, in media, circa 28 euro al mese (340 euro l’anno), vale a dire il <strong>126% in più rispetto a quanto spendono gli italiani.</strong> </p>



<p>Tariffe superiori alle nostre anche in <strong>Spagna </strong>e in<strong> Gran Bretagna</strong>,
dove per un piano tariffario di fascia intermedia si spendono, rispettivamente,
<strong>17,40 euro</strong> al mese e poco meno di <strong>15 euro </strong>al mese. </p>



<p>Costi elevati rispetto all’Italia anche in <strong>Grecia</strong>, dove chi sceglie un piano tariffario di fascia intermedia
deve mettere in conto una spesa di circa <strong>15,80 euro </strong>al mese, vale a dire 190 euro l’anno;
per questa fascia di prezzo, però, i greci devono accontentarsi di <strong>chiamate
limitate</strong> (in media 400 minuti) e <strong>pochi SMS</strong> (in media 100 anche se,
in alcuni casi, sono addirittura esclusi).</p>



<p><strong>Il traffico dati </strong></p>



<p>Se si punta l’attenzione sui GB dati di traffico incluso nella fascia tariffaria
presa in analisi, lo scenario cambia sensibilmente. Da questo punto di vista
l’unico Paese che batte l’Italia è la <strong>Francia</strong>
dove, per l’importo medio di spesa calcolato (9 euro), i clienti ottengono in
media <strong>50 GB di traffico dati al mese</strong>.
Sul podio, ma dopo l’Italia, si posiziona l’Irlanda dove è possibile contare,
sempre in media, su circa 22 GB di dati ogni mese. </p>



<p>Decisamente più limitato il traffico dati per gli utenti della <strong>Grecia</strong>, che devono accontentarsi di
poco più di 3 GB ogni trenta giorni; va meglio, ma solo di poco, in <strong>Belgio</strong> (3,7 GB) e in <strong>Norvegia</strong> (4,2 GB).</p>



<p><strong>Il costo virtuale per GB dati</strong></p>



<p>Considerata l’elevata variabilità delle offerte analizzate, per
uniformare il confronto, Facile.it ha calcolato il costo <em>virtuale</em> per GB
di traffico dati incluso nei piani tariffari analizzati, valore ottenuto
dividendo i GB medi per la tariffa mensile media. Anche in questo caso la graduatoria
sorride all’<strong>Italia</strong> che, con un costo
virtuale di 0,28 euro a GB, conquista il <strong>secondo
posto</strong>. Fa meglio, ancora una volta, solo la <strong>Francia</strong>, dove il costo scende a 0,18 euro; al terzo posto si
posiziona invece la Polonia, con un costo di 0,37 euro per GB. </p>



<p>Sul lato opposto della classifica, invece, si conferma come maglia nera
la <strong>Norvegia</strong>, dove il costo virtuale
per il traffico dati è pari a 6,76 euro a GB; seguono la <strong>Grecia</strong>, con un costo medio di 4,87 euro a GB e il <strong>Belgio</strong>, con 4,67 euro a GB. </p>



<p>Nella parte bassa della classifica si posiziona anche la <strong>Germania, </strong>concosto <em>virtuale</em> pari a 2,06 euro a GB; fanno meglio, ma solo
di poco, <strong>Svezia</strong> e <strong>Olanda</strong>, dove il rapporto è pari a 2
euro a GB. </p>



<p>A metà classifica si trovano <strong>Spagna</strong>,
<strong>Danimarca</strong> e <strong>Gran Bretagna</strong>, paesi dove il costo virtuale del traffico dati
incluso nella fascia tariffaria analizzata scende sotto la soglia dei 2 euro, con
importi compresi fra 1,10 e 1,25 euro a GB.</p>
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		<item>
		<title>Brexit, la questione &#8220;deal&#8221; o &#8220;no deal&#8221; è un problema anche per la UE</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/86564728/brexit-la-questione-deal-no-deal-un-problema-anche-la-ue/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Helly]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Feb 2019 07:58:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[brexit]]></category>
		<category><![CDATA[broker autorizzati]]></category>
		<category><![CDATA[calcolatore pip]]></category>
		<category><![CDATA[forex pips]]></category>
		<category><![CDATA[may]]></category>
		<category><![CDATA[Ue]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La questione Brexit potrebbe sembrare una faccenda soltanto del Regno Unito, ma in realtà non raggiungere un accordo con Bruxelles &#8230; </p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.comunicatostampa.org/86564728/brexit-la-questione-deal-no-deal-un-problema-anche-la-ue/">Brexit, la questione &#8220;deal&#8221; o &#8220;no deal&#8221; è un problema anche per la UE</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.comunicatostampa.org">ComunicatoStampa.org</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>questione Brexit</strong> potrebbe sembrare una faccenda soltanto del Regno Unito, ma in realtà non raggiungere un accordo con Bruxelles potrebbe determinare &#8211; se non è addirittura certo &#8211; una <strong>recessione anche in Europa</strong>.</p>
<h4>La Brexit è un problema per tutti</h4>
<p>Il problema di fondo è che <strong>l&#8217;economia britannica è ormai fortemente integrata con quella della UE</strong>, e una Brexit traumatica non potrebbe non avere impatti sia da una parte (Londra) che dall&#8217;altra (Bruxelles). Anche se ognuno dei due attori in ballo fa chiaramente il suo gioco, <strong>entrambi sanno benissimo che l&#8217;equilibrio ottimale</strong>, quello che soddisfa tutti, è raggiungere un &#8220;deal&#8221;.</p>
<p>La dimostrazione l&#8217;hanno data i <strong>mercati finanziari</strong>. Nonostante le enormi difficoltà nel raggiungere un&#8217;intesa tra UE e GB, il Cable &#8211; ovvero il cambio euro sterlina &#8211; pur soffrendo <strong>non ha mai avuto una picchiata forte (come accadde dopo il Referendum)</strong>. Questo perché gli analisti dei <a href="http://www.universoforex.it/news/861/miglior_broker_di_trading_online_tabella_dei_siti_per_fare_trading.html" target="_blank">broker di trading online autorizzati</a> sanno che <strong>alla fine dovrà prevalere il buonsenso</strong>. Lo scenario &#8220;no deal Brexit&#8221; infatti avrebbe conseguenze sia giuridica (visto che gli accordi tra imprese diventerebbero carta straccia), sia in termini economici con un <strong>inevitabile calo degli investimenti</strong> e della <strong>fiducia degli investitori</strong>, con gravi effetti su salari e occupazione.</p>
<h3>Tempi stretti per un nuovo accordo</h3>
<p>Un&#8217;altra prova è stata la <strong>reazione dei mercati</strong> alla notizia che Theresa May ha incassato l&#8217;approvazione a ridiscutere l&#8217;accordo bocciato dal parlamento britannico. A parte un <strong>blando movimento</strong> colto dal <a href="http://www.universoforex.it/news/1206/pip_forex_che_cos_039_e_quanto_vale_guida_all_039_uso_dei_pips_nel_trading.html" target="_blank">calcolatore forex pips</a> sul mercato valutario, <strong>non ci sono stati scossoni</strong>. Questo perché sebbene le istituzioni europee si oppongano a un eventuale nuovo negoziato, in realtà <strong>tutti sanno che non farlo potrebbe essere più controproducente</strong> che tenere il punto e andare al muro contro muro. Peraltro il quadro dell&#8217;economia globale attualmente è già gravato da un bel peso, visto l&#8217;evidente rallentamento di tutte le economie mondiali.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.comunicatostampa.org/86564728/brexit-la-questione-deal-no-deal-un-problema-anche-la-ue/">Brexit, la questione &#8220;deal&#8221; o &#8220;no deal&#8221; è un problema anche per la UE</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.comunicatostampa.org">ComunicatoStampa.org</a>.</p>
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