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	<title>decarbonizzazione Archives - ComunicatoStampa.org</title>
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	<title>decarbonizzazione Archives - ComunicatoStampa.org</title>
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		<title>Le strategie energetiche di decarbonizzazione e la sostenibilità per gli utenti finali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[NewsEPR]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 18:12:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[decarbonizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[Earth4All]]></category>
		<category><![CDATA[RSE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 6 febbraio a Milano, RSE organizza un convegno per analizzare la decarbonizzazione dal punto di vista dell&#8217;utente finale, unendo &#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il 6 febbraio a Milano, RSE organizza un convegno per analizzare la decarbonizzazione dal punto di vista dell&#8217;utente finale, unendo ricerca internazionale e politiche locali</em></p>
<p>È partito ufficialmente il conto alla rovescia per il convegno <strong>“Le strategie energetiche di decarbonizzazione e la sostenibilità per gli utenti finali”</strong>, l’evento organizzato da <strong>RSE</strong> (Ricerca sul Sistema Energetico) che si terrà il prossimo <strong>6 febbraio a Milano</strong>, presso l’Aula Morandi del centro congressi FAST.</p>
<p>L’incontro nasce dalla necessità di tradurre le grandi sfide macroeconomiche in soluzioni concrete per la quotidianità. Al centro del dibattito ci saranno le evidenze del report <strong>Earth4All del Club di Roma</strong>, analizzate attraverso la lente del contesto europeo e nazionale per comprendere come la transizione energetica impatti direttamente sul consumatore finale.</p>
<p>Il cuore della discussione riguarderà il superamento del semplice calcolo delle emissioni basato sulla produzione. La nuova strategia di decarbonizzazione proposta punta su una prospettiva basata sulla <strong>domanda finale</strong>, riconoscendo il ruolo attivo di cittadini e imprese. L’obiettivo è garantire che il cambiamento sia socialmente ed economicamente sostenibile, rispondendo alle crescenti preoccupazioni sugli effetti economici delle nuove politiche green.</p>
<p><strong>Un ponte tra ricerca internazionale e policy locali</strong></p>
<p>Il convegno fungerà da raccordo tra le raccomandazioni globali e l&#8217;elaborazione di politiche locali condivise. Esperti del Club di Roma, ricercatori RSE, accademici e decisori politici di <strong>Regione Lombardia</strong> e del network <strong>C40 Cities</strong> si confronteranno su temi critici quali:</p>
<ul>
<li>Il costo sociale della decarbonizzazione;</li>
<li>L&#8217;impatto economico sui consumatori;</li>
<li>I fabbisogni di ricerca per mettere territori e imprese al centro del cambiamento.</li>
</ul>
<p><strong>Verso una transizione equa</strong></p>
<p>Un confronto aperto tra esperti, politici e stakeholder sulle strategie europee e sui fabbisogni di ricerca necessari per mettere cittadini, imprese e territori al centro del cambiamento, affrontando nodi critici come il costo sociale della decarbonizzazione e l’impatto economico sui consumatori finali. Attraverso il dialogo tra esperti del Club di Roma, ricercatori di RSE, rappresentanti accademici e decisori politici di Regione Lombardia e del network C40 Cities, la conferenza mira a definire politiche pubbliche capaci di coniugare la tutela del clima con la sostenibilità economica. L’obiettivo è costruire un ponte operativo tra la ricerca d’avanguardia e le necessità quotidiane dei territori, garantendo che la transizione energetica diventi un’opportunità di benessere condiviso e fornisca un’importante occasione di approfondimento e dibattito per contribuire alla definizione di politiche energetiche coerenti con gli obiettivi di sostenibilità ambientale, sicurezza energetica e giustizia sociale.</p>
<p>Per partecipare è richiesta l’iscrizione al seguente <a href="https://www.rse-web.it/registrazione-convegno-le-strategie-energetiche-di-decarbonizzazione-e-la-sostenibilita-per-gli-utenti-finali/"><strong>link</strong></a></p>
<p>Il programma completo è consultabile <a href="https://www.rinnovabili.it/eventi/trategie-energetiche-di-decarbonizzazione-sostenibilita-per-gli-utenti-finali/"><strong>qui</strong></a></p>
<p><strong>Link: </strong>https://www.rinnovabili.it/energia/le-strategie-energetiche-di-decarbonizzazione-e-la-sostenibilita-per-gli-utenti-finali/</p>
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		<item>
		<title>Mercati emergenti, la transizione energetica è una corsa a ostacoli</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/86596044/mercati-emergenti-la-transizione-energetica-e-una-corsa-a-ostacoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Helly]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Jan 2022 07:11:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia & Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[decarbonizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[envelopes]]></category>
		<category><![CDATA[ordine limite]]></category>
		<category><![CDATA[paesi emergenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il percorso lungo la transizione energetica pone delle sfide ulteriori per i paesi emergenti, almeno quelli che sono meno sviluppati. &#8230; </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il percorso lungo la <strong>transizione energetica pone delle sfide</strong> ulteriori per i <strong>paesi emergenti</strong>, almeno quelli <strong>che sono meno sviluppati</strong>. Aver preso parte agli accordi sulle emissioni nette di gas serra, firmando l’<strong>Accordo di Parigi</strong>, non vuol dire aver posto le basi concrete per riuscirci.</p>
<h5>I problemi dei mercati emergenti</h5>
<p><img decoding="async" style="float: right; height: 162px; margin: 11px; width: 309px;" src="https://economia-impresa.info/wp-content/uploads/2020/08/economia-green-sostenibile-630x330.jpg" alt="transizione energetica" />In tali contesti infatti <strong>esistono due esigenze contrapposte</strong>: da una parte <strong>evitare un aumento dei consumi energetici</strong> (a causa degli altissimi costi attuali), dall&#8217;altro <strong>procedere speditamente nella diffusione dell&#8217;energia green</strong>.</p>
<p>Soddisfare entrambe queste necessità pare una sfida impossibile. Non a caso <strong>i mercati emergenti vengono visti come uno dei colli di bottiglia</strong> per quanto riguarda i progetti in favore del clima. Va evidenziato peraltro che <strong>quasi 800 milioni di persone in questi territori, ad oggi non ha alcun accesso all’elettricità</strong>.</p>
<h4>Investimenti da 30 miliardi di dollari</h4>
<p>La transizione verde non è quindi solo una questione di impegno, ma anche di <strong>superamento di oggettive difficoltà</strong>. Questione di <a href="https://www.universoforex.it/news/548/envelopes_e_bande_di_oscillazione_gli_indicatori_piu_utilizzati_per_fare_trading_online.html" target="_blank" rel="noopener">envelopes</a>, di sviluppo più complicato.</p>
<p>Il discorso chiaramente non è valido per tutti gli emergenti. Cina e India, ad esempio, sono i maggiori mercati per gli investimenti in energia pulita, dove la prima costituisce il mercato di gran lunga più grande.<br />
Ma per molte altre realtà, <strong>decarbonizzare i mercati emergenti sarà una sfida impegnativa</strong> che richiede investimenti enormi, che secondo l’International Energy Association (IEA) è stimabile in <strong>30mila miliardi di dollari in 30 anni</strong>. Complessivamente, nei mercati emergenti finiranno circa il 20% dell&#8217;intero importo globale.</p>
<h4>Questione di denaro e di risorse</h4>
<p>Il problema è che <strong>per molti di questi Paesi ottenere dei finanziamenti non è facile</strong>, visto che si tratta di realtà molto indebitate. Per loro esiste un <a href="https://www.universoforex.it/news/1385/ordine_limit_che_cos_039_e_definizione_e_differenza_tra_buy_limit_e_sell_limit.html" target="_blank" rel="noopener">ordine limite</a> alla richiesta di nuovi fondi. Inoltre l&#8217;accesso a determinate tecnologie innovative, se nei mercati sviluppati è relativamente agevole, in certe realtà invece è limitato.<br />
Il tutto senza considerare anche <strong>la necessità di personale specializzato</strong>.</p>
<p>In alcuni casi c&#8217;è un <strong>piccolo vantaggio rappresentato dal possesso di notevoli risorse naturali</strong>. Si pensi al nichel e rame, necessarie per la transizione verso l’energia green. Ma anche il litio e il cobalto.</p>
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		<item>
		<title>Per una transizione giusta, la ricetta è la sostenibilità d’impresa</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/86586323/per-una-transizione-giusta-la-ricetta-e-la-sostenibilita-dimpresa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[NewsEPR]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Mar 2021 08:25:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[decarbonizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[FTSE4Good]]></category>
		<category><![CDATA[Global Compact]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Esiste un binario “corporate” nella via per la just transition. E ha un ruolo altrettanto importante di quello riservato ai &#8230; </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Esiste un binario “corporate” nella via per la just transition. E ha un ruolo altrettanto importante di quello riservato ai governi. La ricetta di Saipem</em></p>



<p>I business leader devono mettere al primo posto la <strong>sostenibilità d’impresa</strong> se vogliamo realizzare “società più resilienti, sane ed inclusive” post COVID-19. La pandemia d’altronde ha agito&nbsp; da evidenziatore di criticità e da acceleratore di cambiamento: da un lato sta moltiplicando gravi impatti economici e sociali e dall’altro sta rafforzando processi già in atto e facendo emergere con più chiarezza le vere priorità. A tutti i livelli, compreso quello delle grandi aziende multinazionali. Per le Nazioni Unite , l’emergenza sanitaria in cui siamo immersi da 1 anno rivela la necessità urgente di avere leader e dirigenti&nbsp; d’azienda “trasformativi”, che guardino oltre i profitti a breve termine per rendere la sostenibilità e la resilienza a lungo termine una priorità aziendale. E’ il nocciolo dell’ultimo rapporto sul Global Compact, la più&nbsp; condivisa iniziativa internazionale per la sostenibilità d’impresa.</p>



<p>In altri termini, esiste un binario “corporate” nella via per una transizione giusta – per l’ambiente, per l’economia, per la società. E ha un ruolo altrettanto importante di quello riservato ai governi. In questo ambito, un posto di assoluto rilievo spetta a chi opera nel settore energetico, pilastro centrale di qualsiasi scenario di transizione.</p>



<p>E’ sulla base di questa consapevolezza e dentro le coordinate di una just transition&nbsp; che si muove e sviluppa la strategia per la sostenibilità d’impresa di un’azienda come <strong>Saipem</strong>, attiva in un settore ad alto impatto come quello energetico e oggi chiamato a rinnovarsi ed evolvere per guidare il cambiamento. Dal 2016, Saipem fa ufficialmente parte del Global Compact delle Nazioni Unite e ha rinnovato il suo impegno nel continuare ad allineare la propria strategia, le attività operative e la cultura aziendale ai <strong>Sustainable Development Goals</strong>, parte dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite.</p>



<p>Al cuore della strategia per la sostenibilità di Saipem, uno dei leader mondiali nei servizi di ingegneria, approvvigionamento, perforazione , costruzione e installazione di condotte e grandi impianti nel settore&nbsp;&nbsp; energetico a mare e a terra e nelle infrastrutture, c’è la <strong>creazione di valore sostenibile</strong>.</p>



<p>Per guardare in questa direzione, l’azienda lavora su scenari in evoluzione e caratterizzati da elementi di incertezza ma anche su una visione&nbsp; a lungo termine (2050). L’analisi degli scenari è uno degli elementi che permettono di guidare il cambiamento verso una società low carbon e socialmente più equa. Il primo caposaldo quindi è il contrasto del cambiamento climatico perché esso modifica i paradigmi del settore più importante nel quale l’azienda è storicamente impegnata. Saipem ha sviluppato una specifica strategia di gestione e riduzione delle proprie emissioni inquinanti che permette di integrare la tutela del clima a più livelli, dall’efficienza energetica delle proprie operazioni ai modelli di decarbonizzazione delle operazioni dei propri clienti, <strong>con tecnologie che vanno dalla CO2 sequestration, all’utilizzo dell’idrogeno</strong>, a una progettazione e design a basso impatto ambientale, lungo tutta la sua filiera, ad esempio nell’utilizzo del gas naturale.</p>



<p>In termini pratici e sotto il profilo dell’efficienza energetica,&nbsp; dal 2018 Saipem ha introdotto un <strong>Piano Strategico quadriennale di Gruppo per la riduzione dei GHG</strong> (gas climalteranti), a seguito di una fase preliminare in cui è stato analizzato il quadro energetico complessivo dell’azienda attraverso una raccolta dati e valutazioni energetiche che sono state condotte per diversi asset e progetti. Il Piano definisce gli obiettivi di riduzione e le azioni da attuare per raggiungerli. Un esempio è l’iniziativa per ottimizzare le rotte marittime della flotta, uno dei settori di più complessa decarbonizzazione. Il tutto inserito in una politica di trasparenza, come testimonia l’adesione al “Carbon Disclosure Project” che risale al 2009.</p>



<p>Questa strategia climatica si ramifica poi in un ambito a maggiore valenza e cioè quello di cogliere le opportunità che offre la transizione energetica anche nello <strong>sviluppo di fonti energetiche rinnovabili</strong> quali ad esempio i progetti realizzati dalla divisione XSIGHT di Saipem, quelli di installazione di parchi eolici offshore, e lo sviluppo di tecnologie per produrre energia a partire da rifiuti o materie prime di scarto. “La graduale riduzione della dipendenza aziendale di Saipem dal mercato dei combustibili fossili”, si legge nel Bilancio di sostenibilità 2019, “è già dimostrata dal fatto che oggi il 68% del portafoglio ordini dell’azienda non è strettamente legato al petrolio”.</p>



<p>Poiché gli idrocarburi continueranno, anche negli scenari più ottimistici, ad avere un peso nel mix energetico globale, operare nel campo dell’estrazione, sia a terra che offshore, comporta necessariamente un rischio elevato sul fronte dell’impatto ambientale. Sotto questo profilo, l’accento è posto verso la <strong>prevenzione</strong>. Saipem sta sviluppando una soluzione innovativa per monitorare il processo e gestire al meglio eventuali emergenze. Si chiama <strong>Early Warning Integrated System (EWIS)</strong> e consiste in una piattaforma di raccolta dati ad ampio raggio. Lo strumento riunisce e soprattutto integra tra loro dati e informazioni provenienti da sorgenti e ambiti differenti, ad esempio satelliti, radar o altre strutture d’osservazione fisse. Il tutto viene elaborato dall’EWIS che restituisce le informazioni in modo funzionale a velocizzare il processo decisionale e la gestione, ad esempio, di uno sversamento di petrolio in atto.</p>



<p>In combinazione con questo sistema di allerta precoce, Saipem mette in campo <strong>l’Offset Installation Equipment (OIE)</strong>, l’unica tecnologia esistente al mondo per intervenire rapidamente in un giacimento di gas o petrolio offshore che ha subito uno sversamento, anche quando l’accesso diretto presenta problematiche di rischio. Tramite dei robot sottomarini a controllo remoto, è possibile installare il cosiddetto “capping stack” e bloccare la fuoriuscita di idrocarburi. L’OIE, testato nell’Alto Adriatico e trasferibile dalla sua base di Trieste via mare o aria là dove necessario, complementa quindi tecnologie già esistenti per il capping e il containment.</p>



<p>Lo sguardo di Saipem all’impatto ambientale si allarga poi ad altri ambiti, altrettanto rilevanti. Come quello dell’uso sostenibile delle risorse idriche, attraverso policy di riduzione degli sprechi e di riutilizzo delle acque di scarico (nel 2019 il gruppo ha riutilizzato ¼ dell’acqua consumata). O, ancora, l’attenzione per la tutela della biodiversità, con l’applicazione di normativa e standard internazionali e l’integrazione in fase di planning di misure volte a conservare la <strong>biodiversità</strong> e gli ecosistemi in cui opera. La pandemia ci ha insegnato a caro prezzo quanto siano legati in termini di conseguenze per la salute umana, gli impatti sugli ecosistemi sensibili.</p>



<p>A certificare i risultati raggiunti dal Gruppo sul fronte della sostenibilità e grazie a politiche ad ampio spettro, restano alcuni importanti riconoscimenti.</p>



<p>Da oltre 10 anni è inserita nell’indice azionario <strong>FTSE4Good</strong>, che valuta le performance delle società su aspetti ambientali, sociali e di governance (ESG). Per il 4° anno di fila, inoltre, Saipem è entrata nel <strong>Dow Jones Sustainability World e Europe Index (DJSI)</strong>, risultando al primo posto&nbsp; tra le società del settore Energy Equipment &amp; Services. I criteri scandagliano il modello di business e valutano se è sostenibile in base a una serie di criteri che spaziano dal rispetto dei diritti umani e del lavoro alla gestione attenta della supply chain, dalla gestione ambientale alla trasparenza nella condotta di business.</p>



<p>A questo proposito, la bussola del Global Compact torna ancora una volta. Il Codice Etico e la Politica di Sostenibilità si basano anche sui princìpi del Global Compact e dedicano particolare attenzione al <strong>rispetto dei diritti umani e del lavoro nella gestione dei fornitori</strong>. Il processo di verifica&nbsp; prevede un capitolo dedicato ai diritti umani, nel quale vengono valutate le performance di ogni potenziale fornitore in materia di lavoro minorile, lavoro forzato, libertà di associazione e di contrattazione collettiva (la libertà di manovra dei sindacati), la discriminazione, il monte ore lavorative e i livelli di remunerazione.</p>



<p><strong><u>Link</u></strong>: https://www.rinnovabili.it/energia/politiche-energetiche/sostenibilita-dimpresa-ricetta-vincente-saipem/</p>
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		<item>
		<title>CCUS: la CO2 si trasforma</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/86585393/ccus-la-co2-si-trasforma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[NewsEPR]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Jan 2021 13:09:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[decarbonizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[oil&gas]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologie CCUS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli ultimi progetti Saipem, grazie alle tecnologie CCUS, mirano ad abbattere la CO2 Trasformare la CO2 prodotta dalle attività umane, &#8230; </p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.comunicatostampa.org/86585393/ccus-la-co2-si-trasforma/">CCUS: la CO2 si trasforma</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.comunicatostampa.org">ComunicatoStampa.org</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Gli ultimi progetti
Saipem, grazie alle tecnologie CCUS, mirano ad abbattere la CO2</em><em></em></p>



<p>Trasformare
la CO2 prodotta dalle attività umane, da problema climatico a risorsa per lo
sviluppo sostenibile. È quello che cercano di fare oggi le&nbsp;<strong>tecnologie CCUS</strong>, acronimo delle parole
inglesi&nbsp;<em><strong>Carbon, Capture, Utilisation and Storage</strong></em>. </p>



<p>Ne
sono un esempio le soluzioni firmate&nbsp;<strong>Saipem</strong>,
azienda in grado di&nbsp;<strong>padroneggiare
oggi l’intera catena della cattura e riutilizzo dell’anidride carbonica</strong>&nbsp;grazie
al suo solido background maturato nel settore oil&amp;gas. La società sta da
tempo costruendo un ricco portafoglio tecnologico in questo segmento con cui
accompagnare la transizione energetica. Tra brevetti, acquisizioni, nuovi
accordi e proposte progettuali è il gruppo si muove su più fronti: dalla&nbsp;<strong>cattura della CO2</strong>&nbsp;al&nbsp;<strong>trasporto a terra e in mare</strong>, dallo&nbsp;<strong>stoccaggio</strong>&nbsp;al successivo&nbsp;<strong>riutilizzo</strong>.</p>



<p>A
livello di cattura, ha&nbsp;<strong>progettato e
costruito oltre 70 impianti di sequestro CO2</strong>, utilizzando un
vasto range di tecnologie, da lavaggi con vari tipi di solventi alle membrane
ibride. Recentemente ha anche acquisito una tecnologia proprietaria dalla
società̀ canadese CO2 Solutions Inc che si applica a processi di cattura Post
Combustione, capace di ridurre il fabbisogno energetico del processo di cattura
senza utilizzare i composti amminici tossici.</p>



<p>L’esperienza
sul fronte del trasporto- con oltre 130.000 km di condotte a terra e a mare
realizzate in aree remote – ha portato Saipem a prender parte al&nbsp;<strong>Northern Lights Norwegian CCS</strong>, un progetto di
trasporto e stoccaggio geologico di CO2 che sarà fornita da siti industriali
collocati nella regione del fiordo di Oslo tra cui anche cementifici e
termovalorizzatori; l’iniziativa mira a liquefare e portare via nave la CO2 da
questi siti ad un terminale onshore sulla costa occidentale norvegese. E da lì,
tramite una pipeline sottomarina lunga 80 km, stoccarla in maniera permanente
in un bacino nel Mare del Nord. Un passaggio delicato, quello del trasporto
sotto la superficie del mare, di cui Saipem ha realizzato il FEED (Front End
Engineering Design), passaggio fondamentale in cui si sviluppa il dettaglio
tecnico necessario a valutarne la fattibilità e a definirne il costo.&nbsp;</p>



<p>Non
solo. Il gruppo ha una vasta conoscenza industriale nella&nbsp;<strong>progettazione e realizzazione di impianti di riutilizzo della CO2</strong>,
grazie alla sua esperienza e ad una&nbsp;<a href="https://www.saipem.com/sites/default/files/2019-03/spm_UREAri_L02_14_01_10.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>tecnologia proprietaria</strong></a>&nbsp;ad alta efficienza e
sostenibilità per la&nbsp;<strong>produzione
di urea</strong>. Al punto che oggi può vantare una leadership
tecnologica in questo campo e un elevato livello di competitività.&nbsp;</p>



<p>La
CO2 recuperata può essere anche impiegata per la<strong>&nbsp;produzione
di combustibili o metanolo</strong>, soluzioni ancor più sostenibili se
combinate a idrogeno verde o blu. Anche in questi casi Saipem è in grado di
proporre&nbsp;<strong>diverse soluzioni, nella maggior
parte dei casi facilmente integrabili in impianti esistenti</strong>.
Nuove opportunità si stanno aprendo inoltre nel campo della&nbsp;<strong>biofissazione</strong>. In questo caso l’anidride carbonica
è impiegata per nutrire colture algali in grado di produrre una miscela di
composti utilizzabili come biocombustibili.</p>



<p>Ma
quali sono i possibili scenari di sviluppo all’interno dell’economia italiana?
La proposta di&nbsp;<a href="https://www.rinnovabili.it/energia/fotovoltaico/fotovoltaico-flottante-saipem/">Saipem</a>, che la società intende proporre
nell’ambito del programma europeo&nbsp;<strong>Next
Generation EU</strong>&nbsp;per l’accesso al Recovery and Resilience
Facility destinato all’Italia, parte dal&nbsp;<strong>concetto
di hub, ossia una rete di cattura e stoccaggio&nbsp;</strong>con
un’unica infrastruttura di trasporto condivisa che connetta tra loro siti
emissivi e di immagazzinamento. </p>



<p>In
questa direzione si inquadra il recente&nbsp;<strong>MOU
firmato tra Saipem ed Eni</strong>&nbsp;con cui individuare possibili
opportunità di collaborazione nell’ambito della cattura, trasporto, riutilizzo
e stoccaggio della CO2 prodotta da distretti industriali nel territorio
italiano. L’obiettivo è contribuire al&nbsp;processo di&nbsp;decarbonizzazione
di intere filiere produttive, come quelle energy intensive. E valutare la
partecipazione a programmi finanziati dall’UE nel contesto della Green Deal
Strategy, proponendo il possibile inserimento di specifiche iniziative
nell’ambito del piano di ripresa.</p>



<p>La
CO2 potrebbe essere catturata nei distretti industriali sparsi sul territorio
nazionale, trasportata via pipeline o via nave all’hub di stoccaggio per essere
poi intombata in pozzi esausti. Le prime stime, associate ad alcune possibili
iniziative individuate e limitate ad un unico hub, indicano&nbsp;<strong>un potenziale complessivo di 20+ Mt di anidride carbonica evitate
annualmente</strong>, pari al 6% circa delle emissioni annue in Italia.</p>
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