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	<title>Visite guidate Napoli Archives - ComunicatoStampa.org</title>
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	<description>Il portale dei comunicati stampa</description>
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	<title>Visite guidate Napoli Archives - ComunicatoStampa.org</title>
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	<item>
		<title>Procida il gioiello del Mediterraneo</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/865113185/procida-www-guideturistichenapoli-it-visite-guidate-napoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Sep 2024 11:19:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi & Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[Guide turistiche napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Procida]]></category>
		<category><![CDATA[Visite guidate Napoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’isola di Procida, il suo nome e le sue origini si mescolano tra realtà e leggenda. Per l&#8217;isola di Procida &#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.guideturistichenapoli.it/visite-guidate-napoli/"><strong>L’isola di Procida</strong></a>, il suo nome e le sue origini si mescolano tra realtà e leggenda.</p>
<p>Per l&#8217;isola di Procida si narrano varie ipotesi,  tra le più suggestive, c’è quella che fa nascere il nome Procida da greco <strong><em>&#8220;</em></strong><strong><em>prochetai&#8221;</em></strong> cioè giace.</p>
<p>Se si guarda attentamente la morfologia di Procida, ci si accorge che l’isola sembra giacere distesa e sdraiata nel mare. Invece altri, fanno derivare il nome di Procida, da una nutrice di Enea di Nome per l’appunto Procida. La nutrice secondo la leggenda, è stata sepolta sull’isola.</p>
<p>A meno di un’ora di aliscafo da Napoli, Procida è famosa in tutto il mondo per le sue bellezze e i panorami suggestivi.</p>
<p>Anche se Procida rispetto alle isole di Capri ed Ischia, è la più piccola del golfo di Napoli, è stata la prima ad essere abitata. Dalle scoperte archeologiche secondo testimonianze attendibili, Procida fu occupata da coloni Calcidesi<strong>.</strong> La presenza è ancor oggi rintracciabile dall’immenso patrimonio artistico donato come, ad esempio, i borghi pittoreschi di Callia e Corricella e le case color pastello.</p>
<p>La zona più antica di Procida è Terra Murata. Come si  deduce dal nome, era una vera fortezza che dominava uno sperone roccioso. Un luogo che ancora oggi è di enorme bellezza. Tra il vecchio borgo e le rovine delle strutture medioevali che sorgevano tutt’attorno. All’epoca l’obbiettivo di ritirarsi su Terra Murata non era come oggi, di godere delle vedute scenografiche. L’obiettivo era invece, di avere una visuale più ampia verso il mare, in modo da difendersi dalle continue scorrerie dei pirati, in particolare dei pirati saraceni.</p>
<p>Non è una favola, realmente Procida è un incanto. L’isola più piccola del Golfo di Napoli, meno frequentata di Ischia o la famosa Capri, è veramente un luogo speciale. Suggestiva e affascinante come poche, l’isola è vera e verace, con un anima tutta sua.</p>
<p>Un anima che si manifesta nella particolare architettura popolare, contraddistinta dagli archi e dai terrazzi chiamati “<em>Vefio”</em>. Senza dimenticare gli edifici dai vivaci colori pastello, che caratterizzano i suoi principali centri abitati.</p>
<p>L’isola di Procida è stata anche una location ambita per la rappresentazione di un gran numero di film. Ne è un esempio il film <em>Il Postino</em> con Philippe Noiret e Massimo Troisi e <em>Il talento di Mr. Ripley</em> con Matt Damon. Inoltre ogni estate tra luglio ed agosto, c’è l’elezione della Graziella, ossia una giovane donna procidana tra il 14 e i 21 anni, che ha il compito di indossare l’antico e caratteristico costume del’isola ricamato in oro, in onore alla storia raccontata nell’omonimo romanzo di Alphonse De Lamartine.</p>
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		<title>Gli scavi archeologici di Oplontis</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/865113144/oplontis-www-guideturistichenapoli-i-visite-guidate-napoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Sep 2024 09:10:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Guide turistiche napoli]]></category>
		<category><![CDATA[napoli]]></category>
		<category><![CDATA[oplontis]]></category>
		<category><![CDATA[villa di poppea]]></category>
		<category><![CDATA[Visite guidate Napoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli scavi archeologici di Oplontis è tra i siti vesuviani, che vennero sepolti dalla tragica eruzione del Vesuvio del 79 &#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.guideturistichenapoli.it/visite-guidate-napoli/"><strong>Gli scavi archeologici di Oplontis</strong> </a>è tra i siti vesuviani, che vennero sepolti dalla tragica eruzione del Vesuvio del 79 d.C.</p>
<p>Gli scavi archeologici di Oplontis offrono testimonianze monumentali più significative, rispetto alle zone che si trovavano alla periferia di Pompei.</p>
<p>Sita nella città di Torre Annunziata, gli scavi sono composti da due Ville, la Villa A, chiamata la Villa di Poppea ,e la Villa B, al momento però è solo visitabile la Villa di Poppea.</p>
<p>Le prime campagne di scavo nell&#8217;area oplontina furono effettuate nel 700 fa Francesco la Vega, il quale scavando un cunicolo nei pressi del canale Conte di Sarno riportò alla luce parte di una costruzione che, come detto sopra venne denominata Villa A, e poi in seguito Villa di Poppea. Gli scavi vennero abbandonati presto a causa dell&#8217;aria malsana che si respirava nella zona. Nel 1839 vennero effettuati altri scavi che riportarono alla luce il peristilio del quartiere servile della Villa di Poppea. nuovamente interrotti gli scavi vennero ripresi nel 1964, sempre nel sito della Villa di Poppea, dove furono alzate le mura e i tetti, e si restaurarono i pavimenti e i mosaici. Durante lo scavo del 1974, a circa 250 metri dalla villa venne scoperto un nuovo edificio su due livelli con un peristilio centrale. Questa nuova scoperta era una villa rustica a cui fu dato il nome di villa di Lucio Crasso Tertius o Villa B.</p>
<p>La Villa di Poppea, parte del patrimonio UNESCO, è un grandioso e lussuoso complesso residenziale.</p>
<p>La villa ha preso questo nome, grazie ad un&#8217;iscrizione, che durante gli scavi gli archeologi hanno ritrovato dipinta su di un&#8217;anfora. La residenza risale alla prima metà del I secolo a.C, e venne ampliata durante la prima età Imperiale. In passato la villa aveva un&#8217;affaccio sul mare offrendo una vista panoramica. Addirittura agli scavi archeologici hanno riportato alla luce un piccolo complesso termale. Ricca di affreschi, che creano giochi prospettici con finti elementi architettonici, come porte o colonne, le pareti sono arricchite da raffigurazioni di animali, frutta e maschere.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La Villa comunale di Napoli</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/865108910/www-guideturistichenapoli-it-visite-guidate-napoli-la-villa-comunale-di-napoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Nov 2023 08:54:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi & Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[napoli]]></category>
		<category><![CDATA[villa comunale di napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Visite guidate Napoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Villa comunale di Napoli è uno dei giardini storici cittadini. La villa comunale di Napoli è un vasto giardino &#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.guideturistichenapoli.it/visite-guidate-napoli/"><strong>La Villa comunale di Napoli è uno dei giardini storici cittadini.</strong></a></p>
<p>La villa comunale di Napoli è un vasto giardino piantato a lecci, pini, palme, eucalipti che si estende per oltre 1 Km tra piazza Vittoria e piazza della Repubblica, giardino che è fiancheggiato dalla Riviera di Chiaia e da Via Caracciolo.</p>
<p>La prima idea e fondazione della Villa Comunale di Napoli, risale al 1697, quando il vicerè duca di Medinacoeli fece piantare lungo la Riviera di Chiaia un doppio filare di alberi, che venne abbellito da tredici fontane.</p>
<p>Questa costruzione vicereale volle dare alla città di Napoli, una prima idea di passeggiata che dalla porta di Chiaia arrivava fino alla Crypta Neapolitana.</p>
<p>Ma la vera trasformazione di questa passeggiata, e della spiaggia lungo la riviera, avvenne per volere di Ferdinando IV di Borbone. Il sovrano tra il 1778 e il 1780 diede l’incarico a Carlo Vanvitelli, figlio del celebre Luigi Vanvitelli, di trasformare in parte la passeggiata, in un vero e proprio giardino urbano, molto in voga in quegli anni.</p>
<p>Carlo Vanvitelli prese esempio sia dai giardini francesi, sia dal Salon del paseo del Prado di Madrid creato dal re Carlo III in Spagna. Il Vanvitelli sviluppò diversi progetti e ricorse all’aiuto e ai consigli del botanico Felice Abbate, giardiniere reale. Lunghi viali paralleli abbelliti da statue e fontane, con un estensione senza una conclusione prospettica. Il disegno architettonico dava molta importanza e risalto alla vista del golfo di Napoli. All’ingresso principale, sul lato dell’attuale Piazza Vittoria, erano stati posizionati due casini simmetrici, che ospitavano caffè e botteghe di classe. Il giardino venne inaugurato l’11 luglio del 1781, sorvegliato da guardie, e con accesso consentito esclusivamente alle persone ben vestite.</p>
<p>Per volere di Giuseppe Bonaparte nei primi anni del XIX secolo la villa fu ingrandita e ridisegnata dagli architetti Stefano Gasse e Paolo Ambrosino. Incaricato per la scelta delle essenze arboree fu il tedesco Friedrich Dehnhardt, direttore dell’orto botanico. Nello stesso periodo si discuteva anche del rinnovamento della strada che affiancava il giardino, e si riaprì il dibattito sulla Villa e la creazione di una nuova strada. Le discussioni portarono alla creazione di Via Caracciolo, iniziata nel 1872 e terminata nel 1883, secondo il progetto di Alvino. Ma il giardino, con il prolungamento della strada, perse uno degli elementi che lo contraddistingueva, ossia il rapporto esclusivo con il mare.</p>
<p>Nel 1872 si iniziò la costruzione della Stazione Zoologica Anton Dohrn, l’acquario di Napoli più famoso ed antico d’Europa. Il naturalista seguace di Darwin, volle creare un centro che ancora oggi è luogo di eccellenza che cura e analizza gli animali che provengono tutti dal golfo di Napoli. Anni dopo iniziarono anche i lavori per la realizzazione della cassa Armonica.</p>
<p>Nel 1900 la parte occidentale della villa venne utilizzata per l’allestimento di padiglioni provvisori per l’esposizione Nazionale dell’Igiene, caratterizzati da uno stile eclettico con molti richiami allo stile liberty.</p>
<p>Nel 1924, fu eseguita in prima assoluta la Turandot per banda di Giacomo Puccini.</p>
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		<item>
		<title>L&#8217;Anfiteatro di Pompei</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/865108385/www-visiteguidatepompei-com/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Oct 2023 07:08:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Pompei]]></category>
		<category><![CDATA[Scavi di Pompei]]></category>
		<category><![CDATA[Visite guidate Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Visite guidate Pompei]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’antica città di Pompei, ancora oggi desta meraviglia e stupore. Una visita guidata negli scavi più famosi al mondo, ci &#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’antica città di Pompei, ancora oggi desta meraviglia e stupore. <a href="https://www.visiteguidatepompei.com/">Una visita guidata</a> negli scavi più famosi al mondo, ci riporta in dietro di secoli.</strong></p>
<p>Pompei possiede ancora un atmosfera quasi sospesa, un atmosfera ferma al 79 D.C. giorno in cui l’eruzione del Vesuvio fece addormentare per sempre la città.</p>
<p>È possibile ancora oggi quasi toccare con mano usi, costumi ed abitudini, che sono ancora vivi.</p>
<p>Visitando, le botteghe, le domus e gli edifici pubblici, è possibile quasi immergersi nella vita quotidiana degli antichi pompeiani.</p>
<p>E proprio l’anfiteatro era uno dei luoghi preferiti dai Pompeiani, il più antico luogo giunto a noi, dedicato al tempo libero. Il luogo dei giochi circensi, delle battaglie tra i gladiatori.</p>
<p>A Pompei, come in ogni altra città dotata di un anfiteatro, la popolazione aveva una vera e propria passione per i giochi, per i gladiatori e gli spettacoli più cruenti. Tanta la documentazione che è arrivata fino ai nostri giorni, non mancano graffiti che riguardano il tifo per l’uno o l’altro campione, ma anche di apprezzamenti femminili che riguardava la fisicità dei gladiatori.</p>
<p>Costruito nel 70 A.C. da due magistrati, Gaio Quinzio Valgo e Marco Porcio , sorge nella parte sud-est dell’antica città di Pompei. In realtà la scelta della posizione, che può sembrare quasi nella periferia dell’antica città, fu dettata da due motivi.</p>
<p>Il primo che per l’appunto era una zona della città poco abitata, e quindi la costruzione, e le giornate di spettacolo, non avrebbero intralciato la vita quotidiana della città, dato la grande affluenza di pubblico.</p>
<p>La seconda fu una scelta economica, in quanto la struttura venne addossata alla cinta muraria ormai in disuso, sfruttando un terrapieno già esistente.</p>
<p>Si trattava di un vero e proprio stadio, anche dal punto di vista del pubblico che partecipava con grande foga agli eventi, che sfociavano molte volte in risse.</p>
<p>Una delle risse più famosa accadde nel 59 D.C. quando i pompeiani si scontrarono con gli abitanti di Nuceria Alfaterna, a causa di motivi territoriali. Una rissa che riportò tanti feriti e addirittura morti.</p>
<p>Effetto di tale nefasta occasione fu la chiusura per 10 anni dell’anfiteatro.</p>
<p>La chiusura fu poi revocata a causa di un terremoto nel 62 D.C. che provocò ingenti danni alla struttura, la quale fu oggetto di ristrutturazione.</p>
<p>Ma il terremoto fu nulla rispetto a quanto avvenne anni dopo, con l’eruzione del 79 che lo ricoprì con un mantello di cenere e lapilli.</p>
<p>Un “mantello” che solo nel 1748 fu rimosso durante gli scavi borbonici.</p>
<p><strong>Vuoi visitare Pompei, contatta Naples and Italy e visita il loro sito, avrai le migliori guide turistiche per delle visite guidate a Pompei e non solo <a href="http://www.visiteguidatepompei.com">www.visiteguidatepompei.com</a></strong></p>
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		<item>
		<title>La chiesa della Madonna di Piedigrotta Napoli</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/865107845/www-guideturistichenapoli-it-visite-guidate-napoli-la-chiesa-della-madonna-di-piedigrotta-napoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Aug 2023 06:12:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Architettura]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa di piedigrotta napoli]]></category>
		<category><![CDATA[chiese di napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Guide turistiche napoli]]></category>
		<category><![CDATA[napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Visite guidate Napoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Napoli e le sue tantissime chiese, oltre ad affascinare per la loro bellezza architettonica, incuriosiscono per le leggende popolari di &#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Napoli e le sue tantissime chiese, oltre ad affascinare per la loro bellezza architettonica, incuriosiscono per le leggende popolari di cui sono avvolte.</p>
<p>Proprio alla <a href="https://www.guideturistichenapoli.it/visite-guidate-napoli/"><strong>Chiesa della Madonna di Piedigrotta</strong></a>, che sorge vicino al lungomare di Napoli, è legata una leggenda.</p>
<p>Un giorno nel bel mezzo di una tempesta, Frate Bernardino ritornò precipitosamente nella chiesa a controllare se tutto stesse al suo posto. Ma il frate non ebbe nemmeno il tempo di riprendersi dalla pioggia che rimase scioccato, vedendo che la statua della Madonna, situata sull’altare maggiore, non era più al suo posto.</p>
<p>Trafelato, chiamò subito l’Abate poiché si pensò ad un furto.<br />
Ma dopo che il frate decise di dare una ricontrollata, vide la Madonna ritornare al suo posto col mantello bagnato spiegando di essere apparsa in soccorso ad alcuni marinai che l’avevano invocata impauriti dall’eccezionale tempesta, che esternamente imperversava.</p>
<p>Alla Vergine mancava una scarpetta: l’aveva tolta perché piena di sabbia e non aveva fatto in tempo a rimetterla. L’Abate in persona constatò che il mantello della Madonna era bagnato e che mancava proprio una scarpetta. Così prese a cercare la scarpetta mancante. Fu proprio lì, dove trovarono la scarpetta e la statua lignea dedicata alla Madonna, che ebbe inizio il culto.</p>
<p>Da questa leggenda deriva la tradizione di regalare alle spose una scarpetta con il simbolo del sole come buon auspicio e protezione. Sembra che a questa leggenda si faccia risalire anche la favola della “Gatta Cenerentola” di Giambattista Basile, dalla quale prese spunto la fiaba di Cenerentola di Charles Perrault, divenuta un classico della Disney.</p>
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		<title>Tempio di Iside Pompei</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/86590706/tempio-di-iside-pompei/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Jun 2021 06:38:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi & Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[Guide turistiche napoli]]></category>
		<category><![CDATA[napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Pompei]]></category>
		<category><![CDATA[Scavi di Pompei]]></category>
		<category><![CDATA[Spaccanapoli]]></category>
		<category><![CDATA[Visite guidate Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Visite guidate Pompei]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Tempio di Iside a Pompei, è una costruzione di epoca romana, sepolta dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. L’eruzione, &#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Tempio di Iside a Pompei, è una costruzione di epoca romana, sepolta dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.</p>
<p><a href="https://www.guideturistichenapoli.it/visite-guidate-napoli/"><strong>L’eruzione, violenta, seppellì oltre l’antica città di Pompei, anche le antiche città di Ercolano, Oplontis e Stabia.</strong></a></p>
<p>Il Tempio di Iside venne ritrovato a seguito degli scavi archeologici promossi dai Borbone nel settecento. L’esplorazione della costruzione sacra ha fornito una grande quantità di reperti e pitture con soggetti religiosi, oggi custoditi, per la maggior parte al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.</p>
<p>La costruzione del tempio risale al II secolo a.C., ma a causa del terremoto di Pompei del 62 d.C. l’intera struttura venne ricostruita per volere di Numerio Popidio Ampliato. Numerio attribuì il merito della costruzione al figlio di appena sei anni Celsino, per avviarlo ad una fortunata carriera politica.</p>
<p>Pochissimi anni dopo, come accennato precedentemente, la costruzione fu seppellita sotto una coltre di cenere e lapilli a seguito dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.</p>
<p>Venne esplorato nel XVIII secolo, più precisamente tra il 1764 ed il 1766, risultando con molto stupore, di essere uno degli edifici meglio conservato dell’antica città. Il ritrovamento di numerosi oggetti sacri e decorazioni pittoriche, a stampo egiziano, porto un notevole interesse in tutta Europa. Interesse che lo rese uno degli edifici più visitati. Tra gli ospiti celebri ci fu Mozart, da cui trasse ispirazione per la sua opera , il flauto magico.</p>
<p>Il culto antichissimo della dea egizia Iside, si diffuse in tutto il Mediterraneo a partire dal III secolo a.C. un culto misterico, cioè riservato agli iniziati. Il mito narra le vicende di Iside che recuperò le parti dello sposo Osiride, ucciso e smembrato da Seth. Iside ricompose il corpo di Osiride e gli ridiede vita con le sue arti magiche divenendo così la divinità dispensatrice della vita. Questo culto era particolarmente diffuso tra i ceti bassi di Pompei, proprio per il messaggio di speranza di una vita oltre la morte. Il tempio si trova nella zona dei teatri degli scavi di Pompei, nei pressi della Palestra Sannitica, che venne ristretta proprio per consentire i lavori per ingrandire la costruzione sacra.</p>
<p>Al centro di un cortile porticato, il tempio si trova su un alto podio. Nello spazio antistante si trova l’altare, la fossa per lo scarico delle offerte ed un piccolo edificio chiamato il <em>purgatorium</em>, al cui interno una scala porta al bacino a cui attingere l’acqua per le offerte, che si diceva fosse alimentato direttamente dal Nilo.</p>
<p>Alle spalle del tempio si trova un ampia sala che era dedicata alle riunioni degli iniziati <em>ekklesiasterion</em>, mentre in una più piccola il <em>sacrarium</em>, erano visibili pitture che narravano episodi del mito della dea.</p>
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		<title>Chiesa del Gesù Nuovo Napoli</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/86589825/chiesa-del-gesu-nuovo-napoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 May 2021 13:42:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi & Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[centro antico di napoli]]></category>
		<category><![CDATA[chiese di napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Guide turistiche napoli]]></category>
		<category><![CDATA[napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Spaccanapoli]]></category>
		<category><![CDATA[Visite guidate Napoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La chiesa del Gesù nuovo è una delle chiese più imponenti di Napoli. Situata nel cuore del centro antico della &#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La chiesa del Gesù nuovo è una delle chiese più imponenti di Napoli.</p>
<p><a href="https://www.guideturistichenapoli.it/visite-guidate-napoli/"><strong>Situata nel cuore del centro antico della città di Napoli,</strong></a> in Piazza del Gesù, di fronte la guglia dell’Immacolata, è una delle chiese più cara ai napoletani, dato che all’interno è custodito il corpo di San Giuseppe Moscati, il medico napoletano canonizzato santo da papa Giovanni Paolo II nel 1987.</p>
<p>La chiesa del Gesù Nuovo è una delle chiese con la massima concentrazione di pittura e scultura barocca, alla quale hanno lavorato alcuni dei più influenti artisti di scuola napoletana. La chiesa ha di per se una storia particolare. Essa infatti nasce come palazzo nobiliare della famiglia Sanseverino, una delle più importanti casate del regno di Napoli. La famiglia volle per la facciata del palazzo una decorazione a bugnato a forma di diamante, che per la loro particolare forma avrebbe dovuto far confluire le energie positive dall’esterno verso l’interno. in realtà alla luce delle peripezie della famiglia e del palazzo il risultato fu proprio l’opposto. Infatti la famiglia perse il palazzo che venne confiscato e venduto ai gesuiti. Una volta divenuto chiesa anche, qui la sorte non fu tanto benevola. La chiesa subì un incendio, la cupola crollo più volte, e durante la guerra una bomba cadde nella navata, fortunatamente senza esplodere.</p>
<p>Ancora oggi la misteriosa facciata del Gesù Nuovo, desta meraviglia e mistero, a causa dei misteriosi segni, incisi su ogni singola pietra</p>
<p>I gesuiti la fecero diventare una degli scrigni barocchi della città di Napoli. Entrati in possesso del palazzo, incaricarono della ristrutturazione di tutto il complesso i loro confratelli Giuseppe Valeriano e Pietro Provedi. Essi sventrarono completamente il sontuoso palazzo, l’unica cosa che salvarono, è per l’appunto, la sontuosa facciata a bugne.</p>
<p>Ricca di decorazioni marmoree realizzate da Cosimo Fanzago, la chiesa è a croce greca. Sulla controfacciata, in corrispondenza della navata centrale, sopra il portale centrale, è presente il grandioso affresco di Francesco Solimena, con la Cacciata di Eliodoro dal Tempio.</p>
<p>Una chiesa che si trova nel cuore della città, che avvolta dall’arte e il mistero, merita davvero di essere conosciuta.</p>
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		<title>Macellum di Pompei</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/86589023/macellum-di-pompei/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 May 2021 05:53:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi & Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[Guide turistiche napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Pompei]]></category>
		<category><![CDATA[Scavi di Pompei]]></category>
		<category><![CDATA[Spaccanapoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Macellum di Pompei è un edificio pubblico di epoca romana, sepolto dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. La città &#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Macellum di Pompei è un edificio pubblico di epoca romana, sepolto dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.</p>
<p><a href="https://www.visiteguidatepompei.com/"><strong>La città di Pompei venne ricoperta dal’eruzione del Vesuvio come le città di Ercolano, Oplontis e Stabia. Il Macellum</strong></a> è stato ritrovato grazie agli scavi archeologici dell’antica città di Pompei, avvenuti nel 1748. L’edificio era utilizzato come mercato dell’antica città di Pompei, specializzato soprattutto per la vendita di carne e pesce.</p>
<p>Il Macellum fu edificato intorno alla fine del III secolo a.C., in seguito alla risistemazione del Foro, cuore della città. Ricostruito tra il 130 ed il 120 a.C., la nuova costruzione non era particolarmente diversa dalla vecchia struttura, se non per la costruzione di un piccolo tempio al centro dell’edificio, e per l’arretramento della facciata principale. Il terremoto di Pompei del 62 d.C., portò notevoli danni al Macellum, che venne infatti nuovamente restaurato. il colonnato in tufo venne completamente eliminato, vennero ricostruite alcune tabernae, vennero rifatte alcune decorazioni pittoriche, in quarto stile che raffigurano scene mitologiche, e costruito un nuovo muro perimetrale nella parte sud, che si rese necessario per la costruzione del Santuario dei Lari Pubblici. L’edifico è posto tra il Foro, la via degli Augustali e come detto prima, il Santuario dei Lari Pubblici. La scelta è stata quella di una posizione centrale, ma che allo stesso tempo nascosta. Decisione presa proprio per non intralciare alle attività della piazza.</p>
<p>Il Macellum, come tutta la città antica di Pompei, venne sepolto sotto una colte di cenere e lapilli il 79 d.C. quando si verificò questo tragico evento vesuviano. Con molta probabilità i lavori di restauro non erano ancora terminati. Riportato alla luce a seguito delle indagini archeologiche eseguite per volere della dinastia borbonica dal 1748. Precisamente tra il 1818 e il 1822, vennero ritrovate delle lastre di marmo.</p>
<p>In origine il ritrovamento di queste lastre di marmo, fece ipotizzare che la costruzione fosse di un pantheon, dedicato a più divinità. Ma l’ approfondendo delle indagini, rivelarono la presenza di resti di cereali, frutta, pesce , facendo giungere gli archeologi alla conclusione che si trattava di un mercato.</p>
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		<title>Casa di Ottavio Quartione Pompei</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/86589076/casa-di-ottavio-quartione-pompei/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 May 2021 06:50:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Guide turistiche napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Pompei]]></category>
		<category><![CDATA[Scavi di Pompei]]></category>
		<category><![CDATA[Spaccanapoli]]></category>
		<category><![CDATA[Visite guidate Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Visite guidate Pompei]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La casa di Ottavio Quartione è considerata una versione in miniatura delle grandi ville aristocratiche che si trovavano nelle campagne &#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La casa di Ottavio Quartione è considerata una versione in miniatura delle grandi ville aristocratiche che si trovavano nelle campagne dei dintorni <a href="https://www.visiteguidatepompei.com/"><strong>dell’antica città di Pompei.</strong></a></p>
<p>Una tipologia di abitazione che era utilizzata esclusivamente da una piccola èlite pompeiana, prima dell’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.</p>
<p>La casa venne portata alla luce tra il 1916 e il 1921, dagli scavi guidati da Vittorio Spinazzola. Si trova su via dell’Abbondanza, una delle strade più ricche di Pompei. Sul nome dell’edificio c’è sempre stato un considerevole dibattito. Il nome originale dell’edificio è Loreius Tiburtinus, derivato da due annunci elettorali che si trovavano sulla facciata esterna della casa. Una scritta diceva “ <strong>Vota Loreius</strong>” e l’altra “<strong>Vota Tiburtinus</strong>”. Ora però dopo studi approfonditi, sappiamo che il proprietario era in realtà Ottavio Quartione.</p>
<p>La domus prima del terremoto del 62 d.C., ricopriva l’intera insula ed aveva due atrii e due ingressi. Dopo il terremoto però, una parte della domus , fu resa indipendente e venduta ad un altro proprietario.</p>
<p>Sulla facciata  dell’edificio si trovavano due <em>cauponae</em>, delle vere e proprie aree di servizio per viaggiatori, spesso però considerate malfamate ed equivoche. Le cauponae avevano anche un accesso al piano superiore, le cui camere erano probabilmente affittate. La domus si trova vicino all’Anfiteatro di Pompei, tra i principali luoghi di svago dei pompeiani. Inoltre la casa si trova anche vicino ad una delle porte d’ingresso dell’antica città di Pompei.</p>
<p>Nell’atrio erano stati piantati fiori ed altre piante. In una delle camere da letto, raggiungibile dall’atrio, venne ritrovato un sigillo di bronzo con il nome <em>Decimus Octavius Quartio</em>. Proprio questo sigillo di bronzo ci ha permesso di identificare l’ultimo proprietario della domus, per l’appunto Ottavio Quartione. Dietro l’atrio si trova un piccolo giardino, decorato con delle colonne. Gli spazi sono decorati con pitture di quarto stile pompeiano. Uno spazio si distingue più degli altri, grazie alla qualità dei dipinti, si incontrano decorazioni di piccoli rami, figure sottili e delle edicole. Questo spazio cosi riccamente decorato venne utilizzato come santuario dedicato alla dea Iside, dato che nei dipinti sono raffigurati i sacerdoti di Iside, anche se questa interpretazione non è data per certa. All’altro lato del piccolo giardino sono state ritrovate diverse statuette egizie. Si pensa che proprio in questo luogo si incontrassero i seguaci della dea. Nel retro della casa si trova un lungo bacino, decorato con colonne  e con un posto dove si poteva mangiare all’aperto.</p>
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		<item>
		<title>Piazza San Domenico Maggiore Napoli</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/86588498/piazza-san-domenico-maggiore-napoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 May 2021 07:25:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Architettura]]></category>
		<category><![CDATA[Centro antico Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Cristo Velato]]></category>
		<category><![CDATA[Guide turistiche napoli]]></category>
		<category><![CDATA[napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Spaccanapoli]]></category>
		<category><![CDATA[Visite guidate Napoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Piazza san Domenico Maggiore è una delle piazze più importanti della città di Napoli. Piazza San Domenico Maggiore è situata &#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Piazza san Domenico Maggiore è una delle piazze più importanti della città di Napoli. Piazza San Domenico Maggiore è situata lungo il decumano inferiore della città, ed è a poca distanza da Piazza del Gesù Nuovo.</p>
<p>La piazza quindi si trova proprio nel<a href="https://www.guideturistichenapoli.it/"><strong> cuore del centro antico partenopeo, crocevia di due importanti strade di Napoli, Via Spaccanapoli strada conosciuta nel mondo, e Via Mezzocannone,</strong></a> deputata ormai a zona universitaria.</p>
<p>La piazza deve il suo nome alla chiesa monumentale dedicata ai frati domenicani. Della chiesa dalla piazza si può già ammirare la zona absidale chiusa in alto da una cornice merlata. La chiesa di San Domenico Maggiore, che risale come costruzione al periodo angioino, è molto famosa sia per la sua architettura di pregio e per le sue sovrapposizioni stilistiche, ma anche, e soprattutto, per essere stata la sede degli studi di figure storiche di rilievo come Giordano Bruno e San Tommaso d’Aquino.</p>
<p>Al centro della piazza si innalza una delle guglie di Napoli, costruita nel seicento da Francesco Antonio Picchiatti e dedicata a san Domenico. La guglia fu voluta dai napoletani, come ringraziamento al santo per essere scampati da un’epidemia di peste.</p>
<p>La piazza è da sempre uno dei luoghi più significativi della città, perché storicamente, rappresenta il limite orientale delle mura greche di Neapolis. La risistemazione urbanistica della piazza fu voluta fortemente da re Alfonso I d’Aragona. Proprio a lui infatti si deve la grande scalinata a fianco della chiesa di San Domenico. Ferdinando IV che amava molto questa piazza addirittura ne vietò gli esercizi commerciali e ludici.</p>
<p>La zona nel corso dei secoli, ha avuto molteplici usi e ruoli. Da quelli politici a quelli commerciali, ma ha anche avuto un certo alone misterico, data la vicinanza alla famose Cappella Sansevero. Tutt’attorno troviamo palazzi nobiliari, che creano una vera e propria cornice che racchiude la zona. Palazzi come Palazzo Corigliano , Palazzo Petrucci e Palazzo di Sangro Casacalenda. Proprio al primo piano di quest’ultimo palazzo ha sede la plurisecolare pasticceria napoletana Scaturchio, famosa oltre che per le sfogliatelle anche per il dolce chiamato Ministeriale.</p>
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		<item>
		<title>Palazzo Sanfelice Napoli</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/86588291/palazzo-sanfelice-napoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Apr 2021 06:47:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi & Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[Guide turistiche napoli]]></category>
		<category><![CDATA[napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Palazzo sanfelice]]></category>
		<category><![CDATA[Rione Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[Totò]]></category>
		<category><![CDATA[Visite guidate Napoli]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.comunicatostampa.org/?p=88291</guid>

					<description><![CDATA[<p>Palazzo Sanfelice è uno dei palazzi storici e monumentali della città di Napoli. Situato nello storico e antichissimo Rione Sanità, &#8230; </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Palazzo Sanfelice è uno dei palazzi storici e monumentali della città di Napoli. Situato nello storico e antichissimo Rione Sanità, Palazzo Sanfelice racchiude il gusto del barocco napoletano.</p>
<p>Tra il 1724 e il 1728 da Ferdinando Sanfelice progetta il palazzo come propria abitazione e per la sua famiglia, in una zona, quella del Rione Sanità situata un tempo fuori le mura cittadine.</p>
<p><a href="https://www.guideturistichenapoli.it/"><strong>Il Rione Sanità era considerato un luogo salubre</strong> </a>e molto meno affollato rispetto al centro della città di Napoli.</p>
<p>L’architetto Sanfelice progetta il palazzo accanto ad un edificio già esistente e che era già stato acquistato dall’architetto. Il vecchio edificio quindi, venne inglobato nel progetto della sua maestosa residenza. Sui portali gemelli costruiti in piperno e marmo, ancora oggi sono visibili le due targhe settecentesche, che ricordano la costruzione del palazzo. Le targhe sono posizionate tra le sirene e il balcone del primo piano.</p>
<p>La facciata del palazzo è un alternanza di finestre decorate con stucchi. Notevoli sono i cortili che secondo il gusto barocco dell’epoca, sono utilizzati come vere e proprie scenografie insieme alle scale. Il primo cortile è a pianta ottagonale e permette di accedere al vestibolo con resti di affreschi e stemmi nobiliari dei proprietari. Nel cortile si ammira la caratteristica scala sanfeliciana che ripercorre le pareti ottagonali del palazzo. Il secondo cortile, dove si intravede ciò che rimane di una pianta rettangolare, ha una semplicissima scala sanfeliciana ad “<em>ali di falco”</em> che fa da proscenio al giardino retrostante, oggi non più visibile.</p>
<p>Nell’interno c’erano affreschi di Francesco Solimena e nella cappella privata sculture di Giuseppe Sanmartino, autore del famosissimo Cristo Velato. Di queste opere oggi non abbiamo traccia, ma sono descritte nelle guide settecentesche della città.</p>
<p>Sulle scale all’ingresso si nota la copertura degli scalini con pietra lavagna inserita da Ferdinando Sanfelice in onore della moglie originaria proprio del paese di Lavagna in Liguria. Il primo cortile con la famosa scala aperta sanfeliciana fu utilizzata per l’ambientazione del film Questi fantasmi, trasposizione cinematografica della commedia Questi fantasmi! Di Eduardo De Filippo.</p>
<p><strong><a href="https://www.guideturistichenapoli.it/">Vuoi visitare Napoli, contatta Naples and Italy e visita il loro sito, avrai le migliori guide turistiche per delle visite guidate a  Napoli e non solo</a> <a href="http://www.guideturistichenapoli.it">www.guideturistichenapoli.it</a></strong><strong> </strong></p>
<p><strong>Contatti</strong></p>
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<p><strong>e-mail visitenapoli@gmail.com</strong></p>
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		<title>Casa dei Cervi Ercolano</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/86587678/casa-dei-cervi-ercolano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Apr 2021 05:58:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi & Turismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Casa dei Cervi di Ercolano, è una domus di epoca romana, sepolta durante l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. &#8230; </p>
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<p>La Casa dei Cervi di Ercolano, è una domus di epoca romana, sepolta durante l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.</p>



<p>L’antica città di Ercolano subì lo stesso destino delle antiche città di Pompei, Stabia e Oplonti.</p>



<p>Gli scavi archeologici dell’antica città di Ercolano iniziarono in maniera quasi casuale nel 1738. <strong><a href="https://www.visiteguidatepompei.com/">La Casa dei Cervidi Ercolano </a></strong>è cosi chiamata per via del ritrovamento nel giardino, di due statue di cervi assaliti da cani.</p>



<p>L’elegantissima e lussuosa domus, con terrazza vista mare fu costruita nel periodo in cui a Roma regnava l’imperatore Claudio. Proprietario era Q.Granius Verus, uno schiavo liberato poco prima della distruzione per mano del Vesuvio, di Ercolano. Con il resto della città, anche l’abitazione fu sepolta sotto una coltre di fango ed esplorata prima tramite cunicoli nel XVIII secolo e poi riportata alla luce da Amedeo Maiuri agli inizi del XX secolo.</p>



<p>L’ingresso della casa è situato lungo il cardo V. Sono presenti decorazioni in IV stile Pompeiano, ricchi di colore e prospettive. Il piano terra della domus era riservato al proprietario alla sua famiglia ed eventuali ospiti. Mentre il piano superiore, ove ancora oggi è visitabile il ballatoio, era riservato alla servitù.</p>



<p>Il triclinio ha ancora conservate pitture con pannelli neri, incorniciati in rosso e con aggiunte di elementi architettonici, mentre la pavimentazione è in marmo policromi, disposti in figure geometriche.</p>



<p>Desta ancora oggi molto interesse il criptoportico, affrescato e arricchito grazie alla presenza di circa sessanta quadretti. Alcuni di questi quadretti, che rappresentano nature morte, amorini e elementi architettonici, sono conservati al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Il criptoportico aveva una pavimentazione a mosaico bianco e nero. L’ambiente è illuminato da una serie di grandi finestre che affacciano direttamente sul giardino. Nel giardino ritroviamo, come detto prima, oltre alle due statue di cervi assaliti da cani, la statua di un satiro con otre ed una statua di ercole, in evidente stato di ubriachezza, e un tavolino rotondo. Le pareti del criptoportico che si trovano dal lato del giardino sono affrescate di bianco e rosso, e sul lato nord si trova un grande portale con frontone decorato con un mosaico in pasta vitrea raffigurante Oceano, attorniato da numerosi amorini su animali marini.</p>



<p>Ma sicuramente il luogo che desta ancor di più meraviglia, è l’ampia terrazza, che affacciava direttamente sul mare e si godeva il panorama sul golfo di Napoli. costruita a ridosso delle mura cittadine che ormai erano inutilizzate, si trova anche una sorta di piccolo gazebo, con pilastri in tufo stuccati n bianco e rosso.</p>



<p><strong><a href="https://www.guideturistichenapoli.it/">Vuoi visitare gli scavi di Ercolano, contatta Naples and Italy e visita il loro sito, avrai le migliori guide turistiche per una visita guidata a Ercolano e non solo www.guideturistichenapoli.it</a></strong></p>



<p><strong>Contatti</strong></p>



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<p><strong>via Port’Alba 30 – 80134 Napoli (centro Antico)</strong></p>



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