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	<title>smart workers Archives - ComunicatoStampa.org</title>
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		<title>Lavoro: 400.000 fuorisede tornati a casa grazie allo smart working</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Polo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Jul 2021 08:15:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia & Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[lavoratori fuori sede]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Smart e remote working sono stati per molti un’occasione per riorganizzare la propria vita, anche da un punto di vista &#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Smart e remote working sono stati per molti un’occasione per riorganizzare la propria vita, anche da un punto di vista abitativo, e tra le categorie che più hanno beneficiato di questa opportunità c’è quella dei lavoratori fuori sede; secondo l’indagine* commissionata da <strong><a href="https://www.facile.it/">Facile.it</a></strong> a <strong>mUp Research</strong> e Norstat, nell’ultimo anno il 20% dei fuorisede, vale a dire <strong>400.000 individui</strong>, hanno approfittato dello smart working per cambiare città.</p>
<p>Il 75% di loro ha scelto di <strong>tornare a vivere nel luogo di origine</strong>, mentre il 25% ha preferito trasferirsi in un’altra città, diversa sia da quella in cui è nato sia da quella dove ha sede l’azienda per cui lavora.</p>
<p><strong>Le regioni</strong></p>
<p>Guardando al fenomeno degli “smart workers di ritorno” emerge chiaramente come questo abbia assunto connotati diversi a seconda dell’area geografica. Alcune regioni, soprattutto nel Meridione, hanno visto rientrare lavoratori in misura maggiore rispetto a quelli che sono usciti: è il caso della <strong>Sardegna</strong> (+40%), ma anche della <strong>Sicilia</strong> (+27%) e della <strong>Calabria</strong> (+21%).</p>
<p>Di contro, le regioni con città più popolose da un punto di vista demografico e lavorativo, hanno avuto un bilancio negativo, vale a dire che il numero di smart workers che hanno lasciato la regione è superiore a quello di coloro che vi hanno fatto ritorno: ad esempio <strong>Lombardia</strong> (-2%), <strong>Piemonte</strong> (-10%) e <strong>Lazio</strong> (-20%).</p>
<p>Una tendenza emersa dall’indagine svolta per Facile.it è quello dello spostamento dai grandi centri urbani ma non verso le regioni del meridione, bensì verso <strong>comuni più piccoli siti all’interno della stessa regione</strong> dove ha sede l’azienda per cui è impiegato lo smart worker; fenomeno questo particolarmente evidente in Lombardia e Lazio.</p>
<p><strong>Tenore di vita più alto </strong></p>
<p>Uno degli elementi che ha spinto i fuorisede a cambiare città è quello economico. Se è vero che la <strong>retribuzione media</strong> degli “smart workers di ritorno” è pari a 1.840 euro, per uno su tre lo stipendio mensile è inferiore ai <strong>1.500 euro</strong>. Cambiare città mantenendo lo stesso lavoro ha permesso quindi a molti di migliorare il proprio tenore di vita; il <strong>28,1%</strong> ha dichiarato che la ragione principale per cui ha deciso di rimanere a lavorare da remoto è perché, pur percependo lo stesso stipendio, può permettersi cose che prima da lavoratore fuori sede non poteva.</p>
<p>Da notare, però, che la prima ragione per cui si è scelto di lavorare da un’altra città (42,1%) è la volontà di trovare un <strong>ritmo di vita più a misura d’uomo</strong>, qualunque cosa questo voglia dire.</p>
<p>Analizzando le intenzioni per il futuro, sei smart workers di ritorno su dieci hanno dichiarato di non avere intenzione di tornare a fare i fuorisede con casa in affitto e di voler continuare a lavorare da remoto, dalla propria città di origine o da quella in cui si sono trasferiti dopo il lockdown.</p>
<p><strong>Crescono i mutui nei piccoli comuni e le attivazioni di linee internet</strong></p>
<p>L’emigrazione dai grandi centri urbani trova conferma anche analizzando l’andamento delle richieste di mutui e delle attivazioni di linee internet casa.</p>
<p>Il recente osservatorio* di <strong>Facile.it</strong> e <strong>Mutui.it</strong> ha messo in evidenza come nel primo semestre 2021 le domande di finanziamento per immobili ubicati in <strong>comuni con meno di 250.000</strong> abitanti siano state il 77% del totale, in <strong>aumento del 7%</strong> rispetto al 2017; anche guardando ai contratti* di attivazione o cambio operatore del servizio <strong>internet casa</strong> emerge come, tra marzo 2020 e gennaio 2021, vi sia stato un boom soprattutto in alcune delle regioni “di rientro”; <strong>Sardegna</strong> (+15,9%), <strong>Calabria</strong> (+9,7%), <strong>Marche</strong> (+<strong>7,1%</strong>), <strong>Puglia</strong> (+4,8%).</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>*Nota metodologica: indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat dal 15 al 19 luglio attraverso n.6.537 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta residente sull’intero territorio nazionale, di cui, grazie a sovra-campionamento n. 408 lavoratori fuorisede in affitto in epoca pre-Covid 19 e n. 242 individui che si siano successivamente trasferiti grazie allo smart working. </em></p>
<p><em>L’osservatorio Facile.it – Mutui è stato realizzato su un campione di oltre 100.000 richieste di mutuo raccolte nel primo semestre 2017 e 2021.</em></p>
<p><em>L’analisi sui contratti di fornitura Internet casa è stata realizzata su un campione di circa 100.000 contratti raccolti da Facile.it tra aprile 2019 e gennaio 2021.</em></p>
<p><em> </em></p>
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