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	<title>&quot;Sanità&quot; Archives - ComunicatoStampa.org</title>
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	<description>Il portale dei comunicati stampa</description>
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	<title>&quot;Sanità&quot; Archives - ComunicatoStampa.org</title>
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		<title>Sanità: 13,6 milioni di italiani hanno rinunciato a curarsi nel 2025</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Polo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 08:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia & Finanza]]></category>
		<category><![CDATA["Sanità"]]></category>
		<category><![CDATA[ospedali]]></category>
		<category><![CDATA[prestiti personali]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tempi medi di attesa che sfiorano i 90 giorni e costi di accesso alla sanità privata decisamente importanti, in media &#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Tempi medi di attesa che sfiorano i <strong>90 giorni</strong> e costi di accesso alla sanità privata decisamente importanti, in <strong>media 325 euro</strong> a prestazione; questi alcuni dei dati emersi dall’indagine commissionata da <a href="https://www.facile.it"><strong>Facile.it</strong></a> all’istituto di ricerca <em>mUp Research</em><em>*</em> e che presentano un quadro piuttosto preoccupante del rapporto fra gli italiani e la sanità.</p>
<p>Le conseguenze di tutto questo? Nel 2025 circa <strong>26 milioni</strong> di pazienti si sono rivolti alla <strong>sanità privata</strong> e <strong>13,6 milioni</strong> <strong>hanno rinunciato ad almeno una prestazione medica</strong>. Date queste premesse, sembrerebbe ovvio fare affidamento su una copertura assicurativa, eppure secondo l’indagine, <strong>appena il 23% degli italiani ha potuto sfruttare questo tipo di tutela</strong>.</p>
<p>Ma come hanno pagato le cure gli italiani che si sono rivolti al settore privato non essendo assicurati? Circa <strong>1,7 milioni</strong>, pur di non rinunciare ai trattamenti necessari o, comunque, per farli pesare meno sul budget familiare, hanno <strong>chiesto un prestito</strong>.</p>
<p>Secondo le stime dell’ultimo osservatorio congiunto Facile.it &#8211; Prestiti.it, considerando la sola richiesta di prestiti personali per spese mediche a società finanziarie, nell’ultimo anno sono stati erogati <strong>circa 1,4 miliardi di euro</strong>, ma l’importo complessivo è superiore se si aggiungono anche i prestiti finalizzati chiesti direttamente presso le strutture sanitarie, o quelli ricevuti da amici e parenti.</p>
<p><strong>Tempi di attesa e liste chiuse</strong></p>
<p>Nel 2025 &#8211; si legge nell’indagine realizzata su un campione rappresentativo della popolazione nazionale &#8211; Il <strong>tempo medio</strong> di attesa per una prestazione sanitaria erogata da una <strong>struttura pubblica è stato pari a 87 giorni </strong>(91 nel Meridione) valore che <strong>scende a 18</strong> se ci si reca in una <strong>privata</strong>, questa volta senza grandi differenze territoriali.</p>
<p>Non mancano significative differenze a seconda dell’area medica e, ad esempio, si arriva a 116 giorni di attesa per una prestazione oculistica in struttura pubblica (contro i 15 giorni nel privato), e addirittura a 118 giorni di attesa per una prestazione dermatologia (25 nel privato).</p>
<p>Al problema dei lunghi tempi della sanità pubblica si somma quello delle “<strong>liste d’attesa chiuse</strong>”; <strong>quasi 7 pazienti su 10</strong>, almeno una volta si sono sentiti dire dalla struttura che non c’era alcuna disponibilità per prenotare la prestazione richiesta.</p>
<p><strong>Sanità privata, costi e assicurazioni</strong></p>
<p>Se come detto il ricorso alla sanità privata consente notevoli risparmi in termini di tempi, vanno considerati, di contro, <strong>costi non trascurabili</strong>. Scorrendo i dati si scopre che la <strong>spesa media</strong> per ciascuna prestazione svolta in regime di solvenza, come detto, è stata di <strong>325 euro</strong>.</p>
<p>Ancora una volta i valori variano sensibilmente a seconda dell’area medica: si va, ad esempio, da una media di 102 euro per gli esami del sangue ad oltre 700 euro per l’odontoiatria.</p>
<p>Per far fronte ai costi, circa <strong>6 milioni di italiani</strong> hanno utilizzato una copertura di <strong>assicurazione sanitaria</strong> che, in toto o in parte, ha aiutato a pagare le spese mediche. Se a livello nazionale la percentuale di chi ha potuto contare su questo tipo di copertura è stata pari a circa il <strong>23%</strong>, guardando i dati a livello territoriale emerge che al Nord si arriva al 28,9%, mentre al Centro scende al 25% e al Sud crolla al 15%.</p>
<p><strong>Chi chiede prestiti per curarsi</strong></p>
<p>Secondo l’osservatorio** congiunto Facile.it – Prestiti.it, che ha analizzato il fenomeno nell’arco temporale degli ultimi 10 anni, <strong>nel 2015</strong> i prestiti personali richiesti per le spese sanitarie rappresentavano il 3,8% del totale e l’importo medio che si cercava di ottenere dalle finanziarie era pari a <strong>poco meno di 8.000 euro</strong>. 10 anni dopo, <strong>nel 2025</strong>, le domande sono esplose, <strong>crescendo del 17%</strong> ed arrivando a rappresentare oggi appena meno del 4,5% del totale. L<strong>’importo richiesto</strong> si è, invece, <strong>contratto del 24,5% </strong>arrivando, sempre in valori medi, a<strong> sfiorare i 5.800 euro</strong>.</p>
<p>Interpretando i dati, è facile ipotizzare che se un tempo si ricorreva al prestito spese sanitarie solo in casi molto particolari (e molto costosi!) come, ad esempio, un ricovero in clinica privata per un parto, oggi si percorre la via del finanziamento per dilazionare spese molto più frequenti e molto più comuni. Si tratta principalmente di cure odontoiatriche (per sé stessi o per i propri figli), esami diagnostici e, più in generale, il ricorso alla sanità privata per ovviare, come confermato anche dall’indagine di <em>mUp Research</em> per <strong>Facile.it</strong>.  ai tempi di attesa necessari in quella pubblica.</p>
<p><em>«Il credito al consumo è uno strumento importante che può aiutare le famiglie ad affrontare con maggiore serenità alcune spese rilevanti, e magari impreviste, come possono essere quelle per le cure mediche quando ci si rivolge alla sanità privata», </em>spiegano gli esperti di <strong>Facile.it</strong><em>. «Dilazionare il pagamento su un arco temporale più o meno lungo consente di alleggerire l’impatto sui budget mensili senza dover rimandare, o peggio rinunciare, a visite, esami o cure per patologie che, se trascurate, potrebbero peggiorare».</em></p>
<p><strong>Chi rinuncia alle cure</strong></p>
<p>Uno dei dati più preoccupanti emersi dall’indagine è proprio quello dei pazienti che <strong>hanno rinunciato ad una o più cure mediche</strong>; nel solo 2025, circa <strong>13,6 milioni di italiani</strong>. Si tende con più frequenza a saltare visite specialistiche (80%), ma anche esami (52%) e addirittura interventi chirurgici (16%).</p>
<p>Le ragioni principali per cui si rinuncia sono i <strong>tempi di attesa</strong> (63%) e i <strong>costi della sanità privata</strong> (62%).</p>
<p>Guardando i dati a livello territoriale emerge che la rinuncia alla prestazione è molto più frequente nelle regioni del Centro &#8211; Sud (36%) che in quelle del Nord Italia (29%).</p>
<p><strong>La migrazione sanitaria in Italia</strong></p>
<p>A complicare ulteriormente il quadro c’è il fenomeno della <strong>migrazione sanitaria</strong>, vale a dire lo spostamento da una regione all’altra per ricevere cure mediche. Secondo l’indagine, nell’ultimo anno circa <strong>2,6 milioni di italiani </strong>hanno dovuto lasciare la propria regione per curarsi. Le aree che hanno attratto il maggior numero di pazienti sono state <strong>Lazio</strong>, <strong>Emilia-Romagna</strong> e <strong>Lombardia</strong>.</p>
<p><em>*</em><em> Indagine commissionata da Facile.it a mUp Research &#8211; svolta tra il 19 e il 23 gennaio 2026 attraverso la somministrazione di n.1.014 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana residente sull’intero territorio nazionale nell’intervallo di età considerate.</em></p>
<p>** Analisi realizzata su un campione di oltre 500.000 richieste di prestiti personali raccolte da Facile.it e Prestiti.it nel 2015 e nel 2025.</p>
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		<title>Prestiti: erogato oltre 1 miliardo di euro per pagare le cure mediche</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/865110714/prestiti-erogato-oltre-1-miliardo-di-euro-per-pagare-le-cure-mediche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Polo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Mar 2024 09:29:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia & Finanza]]></category>
		<category><![CDATA["Sanità"]]></category>
		<category><![CDATA[finanziamenti]]></category>
		<category><![CDATA[prestiti]]></category>
		<category><![CDATA[prestiti cure mediche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oltre 1 miliardo di euro; è questo, secondo le stime di Facile.it, il valore dei prestiti personali erogati agli italiani &#8230; </p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.comunicatostampa.org/865110714/prestiti-erogato-oltre-1-miliardo-di-euro-per-pagare-le-cure-mediche/">Prestiti: erogato oltre 1 miliardo di euro per pagare le cure mediche</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.comunicatostampa.org">ComunicatoStampa.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Oltre <strong>1 miliardo di euro</strong>; è questo, secondo le stime di <strong>Facile.it</strong>, <strong>il valore dei prestiti personali</strong> erogati agli italiani nel 2023 per far fronte alle <strong>spese mediche</strong>. La salute ha un costo e chiedere un finanziamento per sostenere le spese sanitarie è pratica sempre più diffusa tanto che, lo scorso anno, il <strong>peso percentuale</strong> di questi prestiti è <strong>aumentato del 6,6%</strong> rispetto al 2022.</p>
<p><em>«Oggi curarsi è diventato sempre più oneroso, anche alla luce del maggior ricorso alla sanità privata»</em><em>, </em><em>spiega <strong>Aligi Scotti, BU Director prestiti di Facile.it </strong></em><em>«</em><em>Servirsi de</em><em>l credito al consumo può essere una strategia per alleggerire l&#8217;impatto di queste spese sul bilancio familiare, evitando così di andare in sofferenza o, peggio, di rinunciare a curarsi.». </em></p>
<p><strong>Identikit del richiedente</strong></p>
<p>Dall’analisi, realizzata su un campione di oltre 400.000 domande di finanziamento raccolte online da Facile.it e Prestiti.it*, emerge una doppia tendenza; se, come detto, il peso percentuale delle domande di <a href="https://www.facile.it/prestiti.html">prestiti</a> destinati alla sanità è aumentato del 6,6%, dall’altro <strong>l’importo medio richiesto</strong> è <strong>calato leggermente (-4%)</strong>, arrivando, in media, a circa <strong>6.152 euro. </strong></p>
<p>Visti i <strong>tempi di attesa sempre più lunghi</strong> della sanità pubblica, che secondo un’indagine commissionata da Facile.it**, a settembre 2023 erano pari a circa 77 giorni, la <strong>diminuzione dell’importo richiesto</strong> può essere letto sia in relazione col fatto che ci si rivolga alla sanità privata anche per <strong>visite o esami mediamente meno costosi</strong>, sia in relazione <strong>all’incremento dei tassi di interesse</strong> che hanno reso i finanziamenti più cari; nel 2022 il <strong>Taeg medio</strong> riservato a chi ha sottoscritto un prestito personale per spese mediche è stato pari al 9,41%, valore salito al <strong>10,86%</strong> nel 2023, in <strong>aumento del 15,4%.</strong></p>
<p><strong>Diminuisce</strong>, di contro, la <strong>durata media del finanziamento</strong>, passata da 56 mesi a <strong>50 mesi</strong>, vale a dire poco più di 4 anni.</p>
<p>Se si guarda al profilo del richiedente si scopre che chi ha presentato domanda di prestito personale per far fronte alle spese mediche aveva, all’atto della firma, mediamente <strong>46 anni e mezzo</strong>, età più alta se confrontata con quella di chi richiede finanziamenti per scopi diversi e che supera di oltre 4 anni l’età media di chi si rivolge, in generale, ad un istituto di credito (42 anni).</p>
<p>Quasi <strong>1 domanda su 4 (24,9%)</strong> arriva da richiedenti della <strong>fascia anagrafica 45-54 anni</strong>; seguono coloro che hanno tra i 35 e i 44 anni (20,9%), mentre al terzo posto si posizionano i soggetti con un’età compresa tra i 55 e i 64 anni (18,6%).</p>
<p>Altro dato interessante emerge analizzando il <strong>sesso dei richiedenti</strong>; nel <strong>42,8%</strong> dei casi a presentare domanda di finanziamento per le spese sanitarie è stata una <strong>donna</strong>, percentuale molto più elevata rispetto alle richieste di prestito totali, dove la quota femminile di richiedenti si ferma al 28,2%.</p>
<p>Guardando, infine, alle differenze geografiche emerge come, se a livello nazionale l’incidenza dei finanziamenti destinati alle cure mediche è pari al 4,70% del totale delle richieste di prestiti, le <strong>regioni</strong> dove il <strong>peso percentuale è maggiore</strong> sono la <strong>Sardegna</strong> (5,33%), le <strong>Marche</strong> (5,14%) e la <strong>Liguria</strong> (5,12%).</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>* Analisi realizzata su un campione di oltre 400.000 richieste di prestiti personali raccolte da Facile.it e Prestit.it nel 2022 e 2023.</em></p>
<p><em>** Indagine commissionata da Facile.it a mUp Research &#8211; svolta tra il 5 e il 7 settembre 2023 attraverso la somministrazione di n.1.011 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana residente sull’intero territorio nazionale nell’intervallo di età considerate.</em></p>
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		<title>Sanità: 14 milioni di italiani hanno rinunciato a curarsi nell’ultimo anno</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/865108915/sanita-14-milioni-di-italiani-hanno-rinunciato-a-curarsi-nellultimo-anno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Polo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Nov 2023 08:27:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA["Sanità"]]></category>
		<category><![CDATA[assicurazione sanitaria]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo l’indagine commissionata da Facile.it agli istituti mUp Research e Norstat*, nell’ultimo anno 1 italiano su 3 (vale a dire &#8230; </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo l’indagine commissionata da <strong>Facile.it</strong> agli istituti <em>mUp Research</em> e <em>Norstat</em><em>*</em>, nell’ultimo anno <strong>1</strong><strong> italiano su 3</strong> (vale a dire quasi 14 milioni di individui) ha <strong>rinunciato ad una o più cure mediche</strong>, percentuale che arriva addirittura a 37,5% al Sud e nelle Isole. Le ragioni? Fra chi ha scelto di non curarsi, il <strong>64%</strong> lo ha fatto a causa dei <strong>tempi di attesa troppo lunghi</strong>, il <strong>60%</strong> per via del <strong>costo elevato</strong>.</p>
<p>Tra coloro che hanno rinunciato a esami, visite e operazioni, le frequenze maggiori si sono riscontrate per l’<strong>oculistica </strong>(36%), la <strong>dermatologia</strong> (35,6%) e l’<strong>odontoiatria</strong> (35,5%), ma non manca chi ha scelto di non curarsi anche in aree mediche come la <strong>ginecologia</strong> (25%) o la <strong>cardiologia</strong> (26%).</p>
<p><strong>I tempi di attesa</strong></p>
<p>Numeri così alti non sorprendono se si considera che, come dimostrato dallo studio, chi nell’ultimo anno si è <strong>curato solo attraverso il SSN ha affrontato</strong>, in media, <strong>liste di attesa di circa 77 giorni</strong>, valore influenzato certamente anche dalla <strong>scarsità di personale medico</strong> nelle strutture pubbliche. Liste d’attesa che tendono ad allungarsi <strong>fino a quasi raddoppiare</strong> a seconda dell’area geografica e della specializzazione richiesta.</p>
<p>Proprio a causa dei tempi così dilatati <strong>14 milioni di italiani</strong> hanno dichiarato di essersi rivolti ad una <strong>struttura privata</strong>; chi ha fatto questa scelta si è dovuto confrontare, in media, con liste di attesa non di 77 giorni bensì di circa 15 giorni.</p>
<p><strong>I costi</strong></p>
<p>Come detto, molti italiani (circa 8,3 milioni) hanno rinunciato nell’ultimo anno a una o più cure mediche <strong>per ragioni economiche</strong>, un dato che non sorprende analizzando i costi della sanità privata messi in luce dall’indagine; chi si è curato in una struttura a pagamento ha detto di aver speso, in media, <strong>335 euro per ciascun approfondimento specialistico</strong> (valore che arriva a sfiorare i 400 euro nelle regioni del Centro Italia) e che va moltiplicato per il numero dei componenti della famiglia che hanno dovuto fare ricorso a una o più spese mediche.</p>
<p>Gli importi medi pagati dai pazienti sono stati sensibilmente diversi anche a seconda dell’area specialistica: si va dai 117 euro per gli esami del sangue ai 144 euro per la ginecologia; dai 210 euro per la dermatologia ai 610 euro per la chirurgia generale e 716 euro per l’odontoiatria.</p>
<p>Per far fronte a questi costi il <strong>77%</strong> degli intervistati ha utilizzato i <strong>propri risparmi</strong> e appena il <strong>20% ha potuto usufruire di un’<a href="https://www.facile.it/assicurazioni-infortuni.html">assicurazione sanitaria</a>; </strong>se si continuano a leggere i risultati dell’analisi, si scopre che il <strong>15%</strong> del campione ha dovuto chiedere un sostegno economico ai familiari e il <strong>5% si è rivolto ad una banca o una società finanziaria.</strong></p>
<p><em>«Anche se in Italia possiamo contare su un sistema sanitario nazionale gratuito, avere un’assicurazione salute può essere uno <strong>strumento</strong> di grande utilità soprattutto perché, come evidenziato anche dall’indagine, per ottenere cure in tempi brevi spesso si è costretti a rivolgersi a strutture private</em>»<strong>, spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director assicurazioni di Facile.it.</strong> <em>«Il consiglio, quando si è alle prese con la scelta di questo tipo di assicurazione, è di verificare i fascicoli informativi e valutare con attenzione le prestazioni sanitarie garantite e quelle escluse, tenendo in considerazione, ad esempio, che le patologie preesistenti al momento della sottoscrizione normalmente non sono coperte dalla polizza</em><em>».</em></p>
<p><strong>Cambiare regione per curarsi</strong></p>
<p>L’indagine ha messo in luce anche un altro fenomeno; nell’ultimo anno oltre <strong>2,4 milioni di persone</strong> <strong>hanno dovuto cambiare regione per sottoporsi a </strong>esami, visite o interventi.</p>
<p>Sebbene il fenomeno sia stato rilevato in tutto il Paese, sono le aree del <strong>Centro Italia</strong> quelle dove la percentuale di chi ha cambiato regione per curarsi è più alta (11,5% rispetto al 7,4% rilevato a livello nazionale). Le regioni verso cui ci si è spostati con più frequenza per ricevere cure sono il Lazio (27%), la Lombardia (19%), l&#8217;Emilia-Romagna (15%) e il Veneto (11%).</p>
<p><em>*</em><em> Indagine commissionata da Facile.it a mUp Research &#8211; svolta tra il 5 e il 7 settembre 2023 attraverso la somministrazione di n.1.011 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana residente sull’intero territorio nazionale nell’intervallo di età considerate.</em></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.comunicatostampa.org/865108915/sanita-14-milioni-di-italiani-hanno-rinunciato-a-curarsi-nellultimo-anno/">Sanità: 14 milioni di italiani hanno rinunciato a curarsi nell’ultimo anno</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.comunicatostampa.org">ComunicatoStampa.org</a>.</p>
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