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	<title>ricerca anra Archives - ComunicatoStampa.org</title>
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	<title>ricerca anra Archives - ComunicatoStampa.org</title>
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		<title>Ricerca Anra– Aon: “Remote” o “Smart” Working?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[NewsEPR]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Nov 2020 09:35:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[anra]]></category>
		<category><![CDATA[il futuro dello smartworking]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I vantaggi e gli svantaggi delle nuove modalità lavorative secondo gli italiani Milano, 20 novembre 2020 – La seconda ondata &#8230; </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>I vantaggi e gli svantaggi delle nuove
modalità lavorative secondo gli italiani</strong><em></em></p>



<p><em>Milano, 20 novembre 2020</em> – La seconda ondata
della pandemia ha prolungato la durata dello smart working allontanando, in
particolare in alcune aree d’Italia, la prospettiva di un rientro fisico a
pieno regime per tutti i dipendenti.Sono comunque molte le aziende che, negli
ultimi mesi, hanno disposto un ritorno in presenza parziale e facoltativo,
adeguandosi alle norme di sicurezza. Alla luce di queste nuove considerazioni,
si è svolta la seconda fase della ricerca <strong>“Le
modalità lavorative dopo il lock down: quale Smart Working?”</strong>di<strong>ANRA,
Associazione Nazionale dei Risk Manager</strong>, e <strong>Aon</strong>, volta a indagare, dopo la prima survey di marzo, come sia
cambiato il rapporto con lo smart working rispetto al periodo di lockdown e
fotografando il nuovo approccio del tessuto imprenditoriale italiano alle
modalità di lavoro alternativo.</p>



<p>Tra maggio e settembre, con la possibilità per la maggior parte dei lavoratori di alternare le due modalità lavorative, la percezione dei vantaggi della propria condizione è rimasta pressoché invariata: al primo posto lapossibilità di costruire un <strong>migliore equilibrio tra vita privata e professionale (43%)</strong>, beneficio principale evidenziato soprattutto dalle fasce più giovani e <strong>in particolare dagli under 35 (57%)</strong>. Seguono l’<strong>ottimizzazione del tempo (40%)</strong> e la possibilità di <strong>gestire con più autonomia gli orari e i carichi di lavoro (34%), un aspetto sottolineato più dagli over 56e dal campione maschile</strong>, e probabilmente frutto di una visione più pragmatica dell’attività lavorativa.</p>



<p>Per gli under 35, inoltre, è stato poi molto rilevante il risparmio economico, al secondo posto con il 44%. Un aspetto la cui importanza è stata sottolineata anche dal <strong>genere femminile</strong>.</p>



<p>È
interessante notare come, in generale, <strong>gli
uomini</strong>abbiano dato risposte orientate primariamente agli <strong>aspetti professionali epragmatici</strong>,
della quotidianità, mentre <strong>le donne</strong>
abbiano assegnato più rilevanza all’ambito <strong>organizzativo/gestionale</strong>
e al <strong>bilanciamento tra vita familiare e
lavorativa</strong>: per una rispondente su tre una delle conseguenze positive del
remote working è stato il <strong>minore stress</strong>
(tra gli uomini l’ha citato solo il 23%). Le donne hanno inoltre riscontrato <strong>maggiore facilità di concentrazione sul
lavoro</strong>, in misura doppia rispetto ai colleghi (18% vs 10%).</p>



<p>Come nella
prima indagine, <strong>al primo posto dei
risvolti negativi</strong> si trova la <strong>difficoltà
nel limitare le ore trascorse al lavoro</strong>, tuttaviala percentuale di chi lo
ha indicato come la problematica principale è <strong>diminuita</strong> sensibilmente, <strong>passando
dal 58% al 39%</strong>. Verosimilmente, si trattava di un aspetto molto meno
gestibile durante il lockdown, dove la possibilità di dedicare tempo ad altre
attività era stata sostanzialmente annullata e dunque i tempi dedicati al
lavoro prolungati ad oltranza.Al secondo e terzo posto si trovano le<strong> difficoltà di interazione e confronto con
il team di lavoro e/o con i colleghi (33%) e il senso di solitudine (31%)</strong>,
entrambi risaliti di una posizione rispetto alla prima indagine.</p>



<p>Guardando
alle fasce d’età e al genere, lo scenario si fa più variegato: <strong>la limitazione delle ore di lavoro è al
primo posto delle difficoltà per i lavoratori tra i 36 e i 55 anni e per il
campione femminile</strong>, mentre, <strong>per gli
under 35</strong>a pesare maggiormente<strong>sono la
solitudine e il poco contatto con i colleghi (43%)</strong>. <strong>Gli over 56 </strong>mettono invece al vertice<strong> le difficoltà di interazione con i colleghi (37%</strong>), un risultato
molto simile a quello registratonel campione maschile (35%).</p>



<p><strong>CHI È ANRA</strong></p>



<p><em>ANRA
è l&#8217;associazione che dal 1972 raggruppa i risk manager e i responsabili delle
assicurazioni aziendali. L&#8217;associazione opera attraverso la sede di Milano e
vari corrispondenti regionali. ANRA è il punto di riferimento in Italia per
diffondere la cultura d&#8217;impresa attraverso la gestione del rischio e delle
assicurazioni in azienda. Si relaziona con le altre associazioni nazionali di
risk manager in Ferma, a livello europeo, e in Ifrima a livello internazionale.
ANRA è costituita da Risk Officer, Risk Manager ed Insurance Manager che
operano quotidianamente nella professione e che trovano vantaggio nello scambio
continuo delle proprie esperienze e nella condivisione di progetti a beneficio
dello sviluppo del settore. Complessivamente, le aziende pubbliche e private di
cui fanno parte i soci rappresentano un fatturato complessivo di oltre 430
miliardi (pari a circa il 25% del PIL).</em></p>



<p><em>Nella
piena convinzione che l&#8217;esperienza sia il miglior argomento per diffondere la
cultura del risk management, ANRA organizza incontri aperti a professionisti ed
aziende su tematiche inerenti al rischio aziendale, corsi di formazione per
nuove figure e scambi di esperienze con colleghi stranieri. Nella sua attività
di supporto a manager ed imprese, ANRA si appoggia a molti partner, come enti
universitari, società di consulenza, compagnie assicurative, broker, società di
servizio nell&#8217;ambito del rischio d&#8217;impresa: con le loro competenze specifiche,
tutti questi attori portano valore aggiunto ai membri dell&#8217;associazione e alle
loro imprese. Dal giugno 2016 ANRA promuove &#8220;alp&#8221; &#8211; ANRA Learning
Path &#8211; la nuova Accademia ANRA per la formazione dei professionisti della
gestione del rischio, riconosciuta e certificata RIMAP a livello europeo. </em><a href="http://www.anra.it">www.anra.it</a><em></em></p>
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