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	<title>Johannes Bramante Archives - ComunicatoStampa.org</title>
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		<title>La vita del Botticelli narrata da lui medesimo nel romanzo Sandro di Johannes Bramante</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Nov 2022 05:38:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un vecchio su una panca, in un tramonto d&#8217;estate, rievoca ricordi, emozioni, rimpianti, tra riflessioni sul destino e sulla natura &#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un vecchio su una panca, in un tramonto d&#8217;estate, rievoca ricordi, emozioni, rimpianti, tra riflessioni sul destino e sulla natura dell&#8217;arte. Lui è Sandro Botticelli, uno dei massimi artisti del Rinascimento italiano, e quello che leggiamo nelle quasi settecento pagine del romanzo Sandro di Johannes Bramante, è il racconto della sua vita narrato in prima persona.</p>
<p>Sandro, pubblicato dall&#8217;editore fiorentino Maddali e Bruni, segna l&#8217;esordio letterario in grande stile di Johannes Bramante (Roma, 1990). Attore, drammaturgo e regista teatrale, Johannes trasferisce nella scrittura del romanzo le doti geniali e le qualità già evidenziate sul palcoscenico con la trilogia Il complesso di Antigone, Alkestis 2.1 e Vertenze Politiche su una Versione Pornografica del Mito di Pasìfae.<a name="more"></a><br />
Davanti agli occhi del lettore si dispiega il grande affresco di un luogo e di un&#8217;epoca straordinari: la Firenze di Lorenzo de&#8217; Medici. Una città, quella tardo-quattrocentesca, dove umanisti e filosofi indicano nella bellezza la via per elevare l&#8217;anima a Dio. Dove fioriscono le botteghe di grandi maestri, da Filippo Lippi ad Andrea del Verrocchio, da Antonio Pollaiolo a Domenico Ghirlandaio e  altri. E dove magnati, banchieri e mercanti fanno a gara per accaparrarsi le loro opere.</p>
<p>È in questo ambiente stimolante che il giovane Sandro di Mariano Filipepi, detto il Botticello, muove i primi passi. Con un accuratissimo lavoro di ricostruzione storica, Bramante racconta, per voce del grande pittore, gli umili inizi come battiloro nel laboratorio del fratello, l&#8217;apprendistato nella bottega di Filippo Lippi, le prime commissioni e i rapporti con la corte medicea che faranno di lui uno dei pittori più apprezzati e richiesti dall&#8217;aristocrazia fiorentina. E anche le passioni umane, gli amori omosessuali, l&#8217;ambizione, il carattere malinconico e riflessivo, le gelosie e le invidie dei pittori rivali, i dubbi e le incertezze sulla via da seguire, la ricerca di un equilibrio tra l&#8217;esigenza di soddisfare il gusto dei committenti e l&#8217;indipendenza dell&#8217;espressione artistica, il tormento della perfezione, l&#8217;influsso neoplatonico di Marsilio Ficino, la convinzione del valore civilizzatore della bellezza, la genesi dei grandi capolavori.</p>
<p>L&#8217;autore ci porta, insieme a Botticelli, sui ponteggi dell&#8217;abside del duomo di Spoleto, sotto le volte maestose della cappella Sistina, nelle operose botteghe fiorentine, nelle stanze ingombre di cavalletti, tavole, fogli, pennelli, collante e mortai per pestare i pigmenti, per le strade di Firenze, ma anche nelle raffinate ville di campagna e nelle sale maestose dei palazzi nobiliari. Ci fa incontrare papa Sisto IV, il magistrato Tommaso Soderini, Simonetta Vespucci, i maggiori pittori contemporanei, ma anche Leonardo da Vinci e il giovane Michelangelo.</p>
<p>Tuttavia, sotto la superficie di quella che fu la nuova Atene, si agitano le oscure passioni di uomini politici, la bramosia di potere, le alleanze, gli intrighi, le congiure, le vendette, i tradimenti, gli assassinii. Gli artisti, che ne siano consapevoli o no, hanno il potere di dare un corpo e un volto a Dio, alla Madonna e ai santi, hanno il dono di tradurre in immagini concrete gli astratti concetti. Per questo i governanti li tengono avvinti con la forza del ricatto o con le lusinghe della fama e della ricchezza. E si servono del loro potere comunicativo come Instrumentum regni. Per finalità di propaganda nella politica interna o per estendere le alleanze all&#8217;esterno.</p>
<p>Così, la mano che ha dipinto la Venere non può sottrarsi all&#8217;infame compito di ritrarre i cadaveri dei congiurati impiccati alle finestre dei palazzi. Perché lo vuole il Magnifico, a futura memoria dei suoi avversari. A ben vedere, quello di Botticelli è un lungo cammino verso la consapevolezza della eterogenesi dei fini artistici che ispira riflessioni estremamente attuali sul rapporto tra arte e politica, sull&#8217;essenza dell&#8217;arte e sulla refrattarietà della natura umana. Per questa via il romanzo può leggersi come un&#8217;allegoria del presente.</p>
<p>Lo scorcio del secolo XV, caratterizzato da un&#8217;involuzione autoritaria e dalle profezie apocalittiche del Savonarola, vedrà l&#8217;uscita di scena dell&#8217;artista. Amareggiato dal rogo dei suoi dipinti considerati da blasfemi nel nuovo clima di rigore moralistico e dalle persecuzioni dei sodomiti, abbandonato da tutti gli allievi, Sandro si ritira in campagna, sulle colline di Bellosguardo, per trascorrervi gli ultimi anni.</p>
<p>Quando il flusso di memorie giunge al termine, il sole non è ancora tramontato: «Neanche il tempo di un tramonto – commenta il vecchio sulla panca &#8211; è durato il racconto di tutta la mia vita! E forse la mia vita stessa è stata breve come un tramonto». Non così le opere, destinate invece a una gloria imperitura.</p>
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