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	<title>Guide turistiche napoli Archives - ComunicatoStampa.org</title>
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	<description>Il portale dei comunicati stampa</description>
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	<title>Guide turistiche napoli Archives - ComunicatoStampa.org</title>
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	<item>
		<title>Procida il gioiello del Mediterraneo</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/865113185/procida-www-guideturistichenapoli-it-visite-guidate-napoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Sep 2024 11:19:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi & Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[Guide turistiche napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Procida]]></category>
		<category><![CDATA[Visite guidate Napoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’isola di Procida, il suo nome e le sue origini si mescolano tra realtà e leggenda. Per l&#8217;isola di Procida &#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.guideturistichenapoli.it/visite-guidate-napoli/"><strong>L’isola di Procida</strong></a>, il suo nome e le sue origini si mescolano tra realtà e leggenda.</p>
<p>Per l&#8217;isola di Procida si narrano varie ipotesi,  tra le più suggestive, c’è quella che fa nascere il nome Procida da greco <strong><em>&#8220;</em></strong><strong><em>prochetai&#8221;</em></strong> cioè giace.</p>
<p>Se si guarda attentamente la morfologia di Procida, ci si accorge che l’isola sembra giacere distesa e sdraiata nel mare. Invece altri, fanno derivare il nome di Procida, da una nutrice di Enea di Nome per l’appunto Procida. La nutrice secondo la leggenda, è stata sepolta sull’isola.</p>
<p>A meno di un’ora di aliscafo da Napoli, Procida è famosa in tutto il mondo per le sue bellezze e i panorami suggestivi.</p>
<p>Anche se Procida rispetto alle isole di Capri ed Ischia, è la più piccola del golfo di Napoli, è stata la prima ad essere abitata. Dalle scoperte archeologiche secondo testimonianze attendibili, Procida fu occupata da coloni Calcidesi<strong>.</strong> La presenza è ancor oggi rintracciabile dall’immenso patrimonio artistico donato come, ad esempio, i borghi pittoreschi di Callia e Corricella e le case color pastello.</p>
<p>La zona più antica di Procida è Terra Murata. Come si  deduce dal nome, era una vera fortezza che dominava uno sperone roccioso. Un luogo che ancora oggi è di enorme bellezza. Tra il vecchio borgo e le rovine delle strutture medioevali che sorgevano tutt’attorno. All’epoca l’obbiettivo di ritirarsi su Terra Murata non era come oggi, di godere delle vedute scenografiche. L’obiettivo era invece, di avere una visuale più ampia verso il mare, in modo da difendersi dalle continue scorrerie dei pirati, in particolare dei pirati saraceni.</p>
<p>Non è una favola, realmente Procida è un incanto. L’isola più piccola del Golfo di Napoli, meno frequentata di Ischia o la famosa Capri, è veramente un luogo speciale. Suggestiva e affascinante come poche, l’isola è vera e verace, con un anima tutta sua.</p>
<p>Un anima che si manifesta nella particolare architettura popolare, contraddistinta dagli archi e dai terrazzi chiamati “<em>Vefio”</em>. Senza dimenticare gli edifici dai vivaci colori pastello, che caratterizzano i suoi principali centri abitati.</p>
<p>L’isola di Procida è stata anche una location ambita per la rappresentazione di un gran numero di film. Ne è un esempio il film <em>Il Postino</em> con Philippe Noiret e Massimo Troisi e <em>Il talento di Mr. Ripley</em> con Matt Damon. Inoltre ogni estate tra luglio ed agosto, c’è l’elezione della Graziella, ossia una giovane donna procidana tra il 14 e i 21 anni, che ha il compito di indossare l’antico e caratteristico costume del’isola ricamato in oro, in onore alla storia raccontata nell’omonimo romanzo di Alphonse De Lamartine.</p>
<p><a href="https://www.guideturistichenapoli.it/visite-guidate-napoli/"><strong>Vuoi una visita guidata a Napoli e a Procida , contatta Naples and Italy e visita il loro sito, con i suoi Tour a Napoli e non solo, avrai le migliori guide turistiche e non solo www.guideturistichenapoli.it</strong></a></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Gli scavi archeologici di Oplontis</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/865113144/oplontis-www-guideturistichenapoli-i-visite-guidate-napoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Sep 2024 09:10:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Guide turistiche napoli]]></category>
		<category><![CDATA[napoli]]></category>
		<category><![CDATA[oplontis]]></category>
		<category><![CDATA[villa di poppea]]></category>
		<category><![CDATA[Visite guidate Napoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli scavi archeologici di Oplontis è tra i siti vesuviani, che vennero sepolti dalla tragica eruzione del Vesuvio del 79 &#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.guideturistichenapoli.it/visite-guidate-napoli/"><strong>Gli scavi archeologici di Oplontis</strong> </a>è tra i siti vesuviani, che vennero sepolti dalla tragica eruzione del Vesuvio del 79 d.C.</p>
<p>Gli scavi archeologici di Oplontis offrono testimonianze monumentali più significative, rispetto alle zone che si trovavano alla periferia di Pompei.</p>
<p>Sita nella città di Torre Annunziata, gli scavi sono composti da due Ville, la Villa A, chiamata la Villa di Poppea ,e la Villa B, al momento però è solo visitabile la Villa di Poppea.</p>
<p>Le prime campagne di scavo nell&#8217;area oplontina furono effettuate nel 700 fa Francesco la Vega, il quale scavando un cunicolo nei pressi del canale Conte di Sarno riportò alla luce parte di una costruzione che, come detto sopra venne denominata Villa A, e poi in seguito Villa di Poppea. Gli scavi vennero abbandonati presto a causa dell&#8217;aria malsana che si respirava nella zona. Nel 1839 vennero effettuati altri scavi che riportarono alla luce il peristilio del quartiere servile della Villa di Poppea. nuovamente interrotti gli scavi vennero ripresi nel 1964, sempre nel sito della Villa di Poppea, dove furono alzate le mura e i tetti, e si restaurarono i pavimenti e i mosaici. Durante lo scavo del 1974, a circa 250 metri dalla villa venne scoperto un nuovo edificio su due livelli con un peristilio centrale. Questa nuova scoperta era una villa rustica a cui fu dato il nome di villa di Lucio Crasso Tertius o Villa B.</p>
<p>La Villa di Poppea, parte del patrimonio UNESCO, è un grandioso e lussuoso complesso residenziale.</p>
<p>La villa ha preso questo nome, grazie ad un&#8217;iscrizione, che durante gli scavi gli archeologi hanno ritrovato dipinta su di un&#8217;anfora. La residenza risale alla prima metà del I secolo a.C, e venne ampliata durante la prima età Imperiale. In passato la villa aveva un&#8217;affaccio sul mare offrendo una vista panoramica. Addirittura agli scavi archeologici hanno riportato alla luce un piccolo complesso termale. Ricca di affreschi, che creano giochi prospettici con finti elementi architettonici, come porte o colonne, le pareti sono arricchite da raffigurazioni di animali, frutta e maschere.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il Museo di Capodimonte</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/865108748/www-guideturistichenapoli-it-visite-guidate-napoli-museo-di-capodimonte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Nov 2023 12:57:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi & Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[Guide turistiche napoli]]></category>
		<category><![CDATA[museo di capodimonte napoli]]></category>
		<category><![CDATA[napoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La storia del museo di Capodimonte, incorniciata da splendidi giardini e dal suo immenso parco, deve la sua nascita all’amore &#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.guideturistichenapoli.it/visite-guidate-napoli/"><strong>La storia del museo di Capodimonte, incorniciata da splendidi giardini e dal suo immenso parco, deve la sua nascita all’amore che il sovrano borbonico Carlo III, provava per l’arte.</strong></a></p>
<p>Il Museo di Capodimonte era la residenza storica dei Borbone, ma che ha visto susseguirsi altri sovrani, dai Bonaparte, Murat e i Savoia, ebbe la posa della prima pietra nel 1738.</p>
<p>Il Re con questa impresa architettonica, volle far risplendere Napoli, che dopo due secoli di viceregno spagnolo, era ritornata ad essere capitale di un regno indipendente.</p>
<p>Il nuovo sovrano decise il riassetto urbano della città e tra le varie idee ci fu appunto, quella di costruire un palazzo dove ospitare, una delle collezioni di opere d’arte più oggi famosa nel mondo, la collezione Farnese, ereditata da sua madre Elisabetta Farnese.</p>
<p>Il luogo prescelto fu la collina di Capodimonte, zona boschiva di Napoli, ricca di selvaggina, con l’idea di affiancare la reggia non solo ad uso museale, ma anche come luogo di svago dove risiedere durante, anche durante le battute di caccia.</p>
<p>Sostando nei pressi della fontana del Belvedere si godrà di una vista mozzafiato, con lo sguardo si abbraccia tutta Napoli dal Vesuvio, alla Certosa di San Martino fino a Posillipo.</p>
<p>Ma il sovrano Carlo III non si limitò alla costruzione della reggia, assieme a sua moglie Maria Amalia di Sassonia decisero di fondare la Real Fabbrica di porcellana di Capodimonte, dando vita ad una tradizione che non è mai terminata.</p>
<p>Il Museo di Capodimonte ufficialmente inaugurato nel 1957, ospita nelle sue sale i massimi esponenti della pittura Italia, e napoletana, un vero e proprio viaggio all’interno della storia dell’arte del nostro paese.</p>
<p>Fiore all’occhiello è come detto prima, la collezione Farnese, ma tra i capolavori non possiamo dimenticare opere di Raffaello, Tiziano, Sebastiano del Piombo, Michelangelo, El Greco, Bruegel il Vecchio. Oltre a pitture e disegni, arricchiscono la collezione oggetti rari e preziosi, che costituiscono la settecentesca ‘Galleria delle cose rare’.</p>
<p>Ma non possiamo dimenticare la galleria espositiva dedicata alla storia dell’arte napoletana e del centro Italia, che racconta in un arco temporale che va dal 200 al 700, l’avvicendarsi sul trono di Napoli  di numerose famiglie nobiliari.</p>
<p>Ci sono stati eventi storici che hanno influenzato il mondo della cultura, arricchendola grazie ad ispirazioni che provenivano dall’estero. Molte delle opere che si ammirano appartenevano a chiese e conventi, alcune sono state prese letteralmente da queste strutture, mentre altre donate, così per tutelarle meglio.</p>
<p>Qui si incontrano artisti come Pinturicchio, Vasari, Artemisia Gentileschi, Luca Giordano, considerato il più grande pittore barocco in Europa dopo Rubens e tra i più grandi pittori del seicento napoletano a cui è stata dedicata una grande mostra” dalla natura alla pittura”.</p>
<p>Tra le opere che si trovano all’interno del museo non possiamo dimenticare uno degli artisti più geniali e controversi del seicento, Caravaggio, con una delle sue opere più famose, la “Flagellazione di Cristo” tela di formato più grande e più monumentale delle cinque o sei opere che il pittore eseguì alla fine del suo soggiorno a Napoli.</p>
<p>Cosa altro aggiungere, bisogna solo venire a visitare questo scrigno di arte, che offre non solo un immersione nell’arte ma anche nella natura.</p>
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<p><strong>Contatti</strong></p>
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		<item>
		<title>Casa della Venere in conchiglia Pompei</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/865108544/www-visiteguidatepompei-com-casa-della-venere-in-conchiglia-pompei/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Nov 2023 08:37:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[casa della venere in conchiglia pompei]]></category>
		<category><![CDATA[Guide turistiche napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Pompei]]></category>
		<category><![CDATA[Scavi di Pompei]]></category>
		<category><![CDATA[Visite guidate Pompei]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La casa della Venere in conchiglia, che si trova negli scavi archeologici di Pompei. La casa della venere in conchiglia &#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.visiteguidatepompei.com/"><strong>La casa della Venere in conchiglia, che si trova negli scavi archeologici di Pompei.</strong></a></p>
<p>La casa della venere in conchiglia è famosa  per il dipinto della Venere dai capelli ricci distesa su una conchiglia. La casa della Venere in conchiglia, venne scoperta tra il 1933 ed il 1935. La casa ha un grande peristilio, che è in pratica il centro della <em>domus</em>.</p>
<p>Sul peristilio affacciavano vari ambienti della casa con pareti decorate in IV stile. Solo una piccola eccezione la notiamo per il grande <em>oecus</em> , ossia una stanza utilizzata come ambiente di ricevimento della casa romana. L’<em>oecus</em>, costruito ad ovest dell’atrio,è particolare perchè le pareti non hanno decorazioni. Questa assenza è dovuta al fatto che al momento dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. era stato messo in opera solo il pavimento.</p>
<p>La casa degli scavi archeologici di Pompei, prende il nome, come detto sopra, dal famoso affresco della Venere in conchiglia. L’affresco si trova sulla zona di fondo della <em>domus</em>. La Venere adagiata in una conchiglia è nuda ricoperta di gioielli. E’ accompagnata nella sua nascita, da un amorino e un bimbo, che rappresenta, presumibilmente Marte fanciullo. La straordinarietà dell’affresco è dato dal lussureggiante giardino, che si pone come prosecuzione di quello reale del <em>viridarium</em>.</p>
<p>A sinistra si incontra un affresco che raffigura Marte, mentre sulla destra una fontana dipinta. Il giardino che incornicia tutto questo era diviso in aiuole, dove sono stati impiantati esemplari di mirto, tassi e rose galliche. Al centro si trova un vialetto centrale che ci conduce, come un tappeto rosso, all’affresco famoso nel mondo.</p>
<p><strong>Vuoi visitare gli scavi di Pompei, contatta Naples and Italy e visita il loro sito, avrai le migliori guide turistiche per visitare Pompei. <a href="https://www.visiteguidatepompei.com/">www.visiteguidatepompei.com</a></strong></p>
<p><strong>Contatti</strong></p>
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		<item>
		<title>La chiesa della Madonna di Piedigrotta Napoli</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/865107845/www-guideturistichenapoli-it-visite-guidate-napoli-la-chiesa-della-madonna-di-piedigrotta-napoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Aug 2023 06:12:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Architettura]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa di piedigrotta napoli]]></category>
		<category><![CDATA[chiese di napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Guide turistiche napoli]]></category>
		<category><![CDATA[napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Visite guidate Napoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Napoli e le sue tantissime chiese, oltre ad affascinare per la loro bellezza architettonica, incuriosiscono per le leggende popolari di &#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Napoli e le sue tantissime chiese, oltre ad affascinare per la loro bellezza architettonica, incuriosiscono per le leggende popolari di cui sono avvolte.</p>
<p>Proprio alla <a href="https://www.guideturistichenapoli.it/visite-guidate-napoli/"><strong>Chiesa della Madonna di Piedigrotta</strong></a>, che sorge vicino al lungomare di Napoli, è legata una leggenda.</p>
<p>Un giorno nel bel mezzo di una tempesta, Frate Bernardino ritornò precipitosamente nella chiesa a controllare se tutto stesse al suo posto. Ma il frate non ebbe nemmeno il tempo di riprendersi dalla pioggia che rimase scioccato, vedendo che la statua della Madonna, situata sull’altare maggiore, non era più al suo posto.</p>
<p>Trafelato, chiamò subito l’Abate poiché si pensò ad un furto.<br />
Ma dopo che il frate decise di dare una ricontrollata, vide la Madonna ritornare al suo posto col mantello bagnato spiegando di essere apparsa in soccorso ad alcuni marinai che l’avevano invocata impauriti dall’eccezionale tempesta, che esternamente imperversava.</p>
<p>Alla Vergine mancava una scarpetta: l’aveva tolta perché piena di sabbia e non aveva fatto in tempo a rimetterla. L’Abate in persona constatò che il mantello della Madonna era bagnato e che mancava proprio una scarpetta. Così prese a cercare la scarpetta mancante. Fu proprio lì, dove trovarono la scarpetta e la statua lignea dedicata alla Madonna, che ebbe inizio il culto.</p>
<p>Da questa leggenda deriva la tradizione di regalare alle spose una scarpetta con il simbolo del sole come buon auspicio e protezione. Sembra che a questa leggenda si faccia risalire anche la favola della “Gatta Cenerentola” di Giambattista Basile, dalla quale prese spunto la fiaba di Cenerentola di Charles Perrault, divenuta un classico della Disney.</p>
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		<item>
		<title>I Quartieri Spagnoli</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/865100847/quartieri-spagnoli-napoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jul 2022 07:31:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi & Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[Guide turistiche napoli]]></category>
		<category><![CDATA[quartieri spagnoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I Quartieri Spagnoli  la loro unicità e la bellezza di vedute e scorci mozzafiato della città. I Quartieri spagnoli, uno &#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I Quartieri Spagnoli  la loro unicità e la bellezza di vedute e scorci mozzafiato della città.</p>
<p>I Quartieri spagnoli, uno dei luoghi simbolo della città di Napoli, dove l’antico  e il moderno si intrecciano in un turbinio di colori, suoni e profumi; ci porterà ad attraversare secoli di storia.</p>
<p>Attraverseremo le sue strade incontreremo luoghi cari alla cultura teatrale napoletana come , come la casa di Filumena Marturano, sino ad arrivare ad ammirare le opere di street art; come lo storico Maradona, con il “nuovo” volto (recentemente ridisegnato), l’affascinante Pudicizia/Iside dell’argentino Bosoletti e i colorati murales antropomorfi degli eclettici Cyop&amp;Kaf.</p>
<p>Tutto parte da Via Toledo, una una delle arterie principali della città di<a href="https://www.guideturistichenapoli.it/"> Napoli</a>, oggi il luogo delle passeggiate e dello shopping, un tempo era il luogo di caserme per i soldati spagnoli.</p>
<p>Via Toledo,  che Il Vicerè Don Pedro de Toledo volle costruire per ampliare la zona, dalle vecchie cinte murarie cittadine. Ben presto questa arteria, considerata una delle principali del Regno di Napoli, divenne anche fulcro della vita culturale grazie alla fama che crebbe in seguito alla presenza dei viaggiatori del Grand Tour, che affollavano il Bel Paese. La vitalità di via Toledo colpì perfino Stendhal che la definì la più popolosa al mondo e un tripudio di colori e gioia.</p>
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		<title>Tempio di Iside Pompei</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/86590706/tempio-di-iside-pompei/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Jun 2021 06:38:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi & Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[Guide turistiche napoli]]></category>
		<category><![CDATA[napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Pompei]]></category>
		<category><![CDATA[Scavi di Pompei]]></category>
		<category><![CDATA[Spaccanapoli]]></category>
		<category><![CDATA[Visite guidate Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Visite guidate Pompei]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Tempio di Iside a Pompei, è una costruzione di epoca romana, sepolta dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. L’eruzione, &#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Tempio di Iside a Pompei, è una costruzione di epoca romana, sepolta dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.</p>
<p><a href="https://www.guideturistichenapoli.it/visite-guidate-napoli/"><strong>L’eruzione, violenta, seppellì oltre l’antica città di Pompei, anche le antiche città di Ercolano, Oplontis e Stabia.</strong></a></p>
<p>Il Tempio di Iside venne ritrovato a seguito degli scavi archeologici promossi dai Borbone nel settecento. L’esplorazione della costruzione sacra ha fornito una grande quantità di reperti e pitture con soggetti religiosi, oggi custoditi, per la maggior parte al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.</p>
<p>La costruzione del tempio risale al II secolo a.C., ma a causa del terremoto di Pompei del 62 d.C. l’intera struttura venne ricostruita per volere di Numerio Popidio Ampliato. Numerio attribuì il merito della costruzione al figlio di appena sei anni Celsino, per avviarlo ad una fortunata carriera politica.</p>
<p>Pochissimi anni dopo, come accennato precedentemente, la costruzione fu seppellita sotto una coltre di cenere e lapilli a seguito dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.</p>
<p>Venne esplorato nel XVIII secolo, più precisamente tra il 1764 ed il 1766, risultando con molto stupore, di essere uno degli edifici meglio conservato dell’antica città. Il ritrovamento di numerosi oggetti sacri e decorazioni pittoriche, a stampo egiziano, porto un notevole interesse in tutta Europa. Interesse che lo rese uno degli edifici più visitati. Tra gli ospiti celebri ci fu Mozart, da cui trasse ispirazione per la sua opera , il flauto magico.</p>
<p>Il culto antichissimo della dea egizia Iside, si diffuse in tutto il Mediterraneo a partire dal III secolo a.C. un culto misterico, cioè riservato agli iniziati. Il mito narra le vicende di Iside che recuperò le parti dello sposo Osiride, ucciso e smembrato da Seth. Iside ricompose il corpo di Osiride e gli ridiede vita con le sue arti magiche divenendo così la divinità dispensatrice della vita. Questo culto era particolarmente diffuso tra i ceti bassi di Pompei, proprio per il messaggio di speranza di una vita oltre la morte. Il tempio si trova nella zona dei teatri degli scavi di Pompei, nei pressi della Palestra Sannitica, che venne ristretta proprio per consentire i lavori per ingrandire la costruzione sacra.</p>
<p>Al centro di un cortile porticato, il tempio si trova su un alto podio. Nello spazio antistante si trova l’altare, la fossa per lo scarico delle offerte ed un piccolo edificio chiamato il <em>purgatorium</em>, al cui interno una scala porta al bacino a cui attingere l’acqua per le offerte, che si diceva fosse alimentato direttamente dal Nilo.</p>
<p>Alle spalle del tempio si trova un ampia sala che era dedicata alle riunioni degli iniziati <em>ekklesiasterion</em>, mentre in una più piccola il <em>sacrarium</em>, erano visibili pitture che narravano episodi del mito della dea.</p>
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		<title>Chiesa di Santa Maria del Parto Napoli</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/86590276/chiesa-di-santa-maria-del-parto-napoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Jun 2021 08:34:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Architettura]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi & Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[Centro antico Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Guide turistiche napoli]]></category>
		<category><![CDATA[napoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La chiesa di Santa Maria del Parto, è una delle chiese monumentali della città di Napoli, sita più precisamente nel &#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La chiesa di Santa Maria del Parto, è una delle chiese monumentali della<a href="https://www.guideturistichenapoli.it/visite-guidate-napoli/"><strong> città di Napoli</strong></a>, sita più precisamente nel quartiere di Chiaia, nella zona di Mergellina.</p>
<p>All’interno della chiesa ancora oggi si può ammirare la tomba del poeta Jacopo Sannazaro e il presepe di Giovanni da Nola.</p>
<p>Federico I di Napoli, salito al trono del Regno nel 1497, concesse al Sannazaro una pensione di seicento ducati, oltre ad un terreno nella zona di Mergellina. Il terreno precedentemente era appartenuto ai monaci benedettini del convento dei Santi Severino e Sossio.</p>
<p>Molto probabilmente nel podere già esisteva una villa, e lo stesso Sannazaro fece aggiungere una torre. Il Sannazaro inoltre, fece progettare anche due chiese sovrapposte. I lavori per la realizzazione delle chiese iniziarono nel 1504, quando il poeta si trasferì a Mergellina. La chiesa sottostante venne terminata nel 1525, interamente scavata nel tufo, simile alla vicina tomba del poeta Virgilio, con un ingresso autonomo e dedicata a Santa Maria del Parto, nome che deriva da una delle opere del Sannazaro <em>De Partu Virginis</em>.</p>
<p>La chiesa divenne luogo di preghiera per tutte le donne incinte o per quelle che desideravano avere un figlio. Infatti c’era l’usanza di riunirsi ogni 25 di ogni mese per recitare preghiere in favore di queste donne. Con la morte di Sannazaro, la chiesa cadde in abbandono, venendo utilizzata come luogo di sepoltura per gli appartenenti alla confraternita del Santissimo Rosario. Sebbene gli affreschi siano scomparsi definitivamente dalla chiesa sotterranea, lo splendore del luogo ha superato il passare del tempo. La chiesa sarà narrata dai viaggiatori e dagli amanti dell’arte. Il destino della chiesa superiore invece, fu più controverso. Concepita come una cappella privata dedicata a San Nazario, la chiesa rimase parzialmente incompiuta a causa dell’epidemia di peste del seicento, e anche a causa dell’instabilità politica che attanagliarono Napoli durante questo periodo storico. Nel 1529, infatti, il Sannazaro donò la chiesa ai Servi di Maria, che si assicurarono di portare i lavori a conclusione, regalando magnificenza al santuario.</p>
<p>Il poeta espresse ai padri servi di Maria, la volontà che i suoi resti riposassero nella chiesa. Il monumento funebre che accoglie le spoglie del poeta, fu disegnato secondo teorie accreditate, dallo stesso Sannazaro. Il monumento funebre è di chiara ispirazione rinascimentale. Con fortissimi riferimenti allo stile di Michelangelo Buonarroti. Sulla parte superiore si trova un bassorilievo di Marsia e Nettuno, mentre ai lati si trovano le statue di apollo e Minerva. L’opera è completata dal busto del poeta, ritratto dalla sua maschera funeraria e che alla base presenta il nome di <em>Actius Sincerus</em>; pseudonimo assunto dall’umanista dopo aver aderito all’Accademia Pontaniana. Nella chiesa inoltre è conservato uno splendido presepe ligneo opera di Giovanni da Nola che il Sannazaro aveva commissionato nel 1520, con le statue di Maria, Giuseppe e tre pastori, mentre nell’abside sono posizionate le statue di San Nazario e San Jacopo, eseguite da Bartolomeo Ammannati.</p>
<p>Ma la chiesa conserva una tela misteriosa … il dipinto di Leonardo da Pistoia, chiamato il Diavolo di Mergellina o il San Michele che calpesta il demonio. La particolarità dell’opera sta nel fatto che il demonio è raffigurato con il volto bellissimo di una donna identificata come Vittoria Colonna d’Avalos, che tentò di sedurre il giovane cardinale Diomede Carafa.</p>
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		<title>Chiesa del Gesù Nuovo Napoli</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/86589825/chiesa-del-gesu-nuovo-napoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 May 2021 13:42:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi & Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[centro antico di napoli]]></category>
		<category><![CDATA[chiese di napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Guide turistiche napoli]]></category>
		<category><![CDATA[napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Spaccanapoli]]></category>
		<category><![CDATA[Visite guidate Napoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La chiesa del Gesù nuovo è una delle chiese più imponenti di Napoli. Situata nel cuore del centro antico della &#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La chiesa del Gesù nuovo è una delle chiese più imponenti di Napoli.</p>
<p><a href="https://www.guideturistichenapoli.it/visite-guidate-napoli/"><strong>Situata nel cuore del centro antico della città di Napoli,</strong></a> in Piazza del Gesù, di fronte la guglia dell’Immacolata, è una delle chiese più cara ai napoletani, dato che all’interno è custodito il corpo di San Giuseppe Moscati, il medico napoletano canonizzato santo da papa Giovanni Paolo II nel 1987.</p>
<p>La chiesa del Gesù Nuovo è una delle chiese con la massima concentrazione di pittura e scultura barocca, alla quale hanno lavorato alcuni dei più influenti artisti di scuola napoletana. La chiesa ha di per se una storia particolare. Essa infatti nasce come palazzo nobiliare della famiglia Sanseverino, una delle più importanti casate del regno di Napoli. La famiglia volle per la facciata del palazzo una decorazione a bugnato a forma di diamante, che per la loro particolare forma avrebbe dovuto far confluire le energie positive dall’esterno verso l’interno. in realtà alla luce delle peripezie della famiglia e del palazzo il risultato fu proprio l’opposto. Infatti la famiglia perse il palazzo che venne confiscato e venduto ai gesuiti. Una volta divenuto chiesa anche, qui la sorte non fu tanto benevola. La chiesa subì un incendio, la cupola crollo più volte, e durante la guerra una bomba cadde nella navata, fortunatamente senza esplodere.</p>
<p>Ancora oggi la misteriosa facciata del Gesù Nuovo, desta meraviglia e mistero, a causa dei misteriosi segni, incisi su ogni singola pietra</p>
<p>I gesuiti la fecero diventare una degli scrigni barocchi della città di Napoli. Entrati in possesso del palazzo, incaricarono della ristrutturazione di tutto il complesso i loro confratelli Giuseppe Valeriano e Pietro Provedi. Essi sventrarono completamente il sontuoso palazzo, l’unica cosa che salvarono, è per l’appunto, la sontuosa facciata a bugne.</p>
<p>Ricca di decorazioni marmoree realizzate da Cosimo Fanzago, la chiesa è a croce greca. Sulla controfacciata, in corrispondenza della navata centrale, sopra il portale centrale, è presente il grandioso affresco di Francesco Solimena, con la Cacciata di Eliodoro dal Tempio.</p>
<p>Una chiesa che si trova nel cuore della città, che avvolta dall’arte e il mistero, merita davvero di essere conosciuta.</p>
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		<title>Macellum di Pompei</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/86589023/macellum-di-pompei/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 May 2021 05:53:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi & Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[Guide turistiche napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Pompei]]></category>
		<category><![CDATA[Scavi di Pompei]]></category>
		<category><![CDATA[Spaccanapoli]]></category>
		<category><![CDATA[Visite guidate Napoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Macellum di Pompei è un edificio pubblico di epoca romana, sepolto dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. La città &#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Macellum di Pompei è un edificio pubblico di epoca romana, sepolto dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.</p>
<p><a href="https://www.visiteguidatepompei.com/"><strong>La città di Pompei venne ricoperta dal’eruzione del Vesuvio come le città di Ercolano, Oplontis e Stabia. Il Macellum</strong></a> è stato ritrovato grazie agli scavi archeologici dell’antica città di Pompei, avvenuti nel 1748. L’edificio era utilizzato come mercato dell’antica città di Pompei, specializzato soprattutto per la vendita di carne e pesce.</p>
<p>Il Macellum fu edificato intorno alla fine del III secolo a.C., in seguito alla risistemazione del Foro, cuore della città. Ricostruito tra il 130 ed il 120 a.C., la nuova costruzione non era particolarmente diversa dalla vecchia struttura, se non per la costruzione di un piccolo tempio al centro dell’edificio, e per l’arretramento della facciata principale. Il terremoto di Pompei del 62 d.C., portò notevoli danni al Macellum, che venne infatti nuovamente restaurato. il colonnato in tufo venne completamente eliminato, vennero ricostruite alcune tabernae, vennero rifatte alcune decorazioni pittoriche, in quarto stile che raffigurano scene mitologiche, e costruito un nuovo muro perimetrale nella parte sud, che si rese necessario per la costruzione del Santuario dei Lari Pubblici. L’edifico è posto tra il Foro, la via degli Augustali e come detto prima, il Santuario dei Lari Pubblici. La scelta è stata quella di una posizione centrale, ma che allo stesso tempo nascosta. Decisione presa proprio per non intralciare alle attività della piazza.</p>
<p>Il Macellum, come tutta la città antica di Pompei, venne sepolto sotto una colte di cenere e lapilli il 79 d.C. quando si verificò questo tragico evento vesuviano. Con molta probabilità i lavori di restauro non erano ancora terminati. Riportato alla luce a seguito delle indagini archeologiche eseguite per volere della dinastia borbonica dal 1748. Precisamente tra il 1818 e il 1822, vennero ritrovate delle lastre di marmo.</p>
<p>In origine il ritrovamento di queste lastre di marmo, fece ipotizzare che la costruzione fosse di un pantheon, dedicato a più divinità. Ma l’ approfondendo delle indagini, rivelarono la presenza di resti di cereali, frutta, pesce , facendo giungere gli archeologi alla conclusione che si trattava di un mercato.</p>
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		<title>Casa di Ottavio Quartione Pompei</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/86589076/casa-di-ottavio-quartione-pompei/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 May 2021 06:50:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Guide turistiche napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Pompei]]></category>
		<category><![CDATA[Scavi di Pompei]]></category>
		<category><![CDATA[Spaccanapoli]]></category>
		<category><![CDATA[Visite guidate Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Visite guidate Pompei]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La casa di Ottavio Quartione è considerata una versione in miniatura delle grandi ville aristocratiche che si trovavano nelle campagne &#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La casa di Ottavio Quartione è considerata una versione in miniatura delle grandi ville aristocratiche che si trovavano nelle campagne dei dintorni <a href="https://www.visiteguidatepompei.com/"><strong>dell’antica città di Pompei.</strong></a></p>
<p>Una tipologia di abitazione che era utilizzata esclusivamente da una piccola èlite pompeiana, prima dell’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.</p>
<p>La casa venne portata alla luce tra il 1916 e il 1921, dagli scavi guidati da Vittorio Spinazzola. Si trova su via dell’Abbondanza, una delle strade più ricche di Pompei. Sul nome dell’edificio c’è sempre stato un considerevole dibattito. Il nome originale dell’edificio è Loreius Tiburtinus, derivato da due annunci elettorali che si trovavano sulla facciata esterna della casa. Una scritta diceva “ <strong>Vota Loreius</strong>” e l’altra “<strong>Vota Tiburtinus</strong>”. Ora però dopo studi approfonditi, sappiamo che il proprietario era in realtà Ottavio Quartione.</p>
<p>La domus prima del terremoto del 62 d.C., ricopriva l’intera insula ed aveva due atrii e due ingressi. Dopo il terremoto però, una parte della domus , fu resa indipendente e venduta ad un altro proprietario.</p>
<p>Sulla facciata  dell’edificio si trovavano due <em>cauponae</em>, delle vere e proprie aree di servizio per viaggiatori, spesso però considerate malfamate ed equivoche. Le cauponae avevano anche un accesso al piano superiore, le cui camere erano probabilmente affittate. La domus si trova vicino all’Anfiteatro di Pompei, tra i principali luoghi di svago dei pompeiani. Inoltre la casa si trova anche vicino ad una delle porte d’ingresso dell’antica città di Pompei.</p>
<p>Nell’atrio erano stati piantati fiori ed altre piante. In una delle camere da letto, raggiungibile dall’atrio, venne ritrovato un sigillo di bronzo con il nome <em>Decimus Octavius Quartio</em>. Proprio questo sigillo di bronzo ci ha permesso di identificare l’ultimo proprietario della domus, per l’appunto Ottavio Quartione. Dietro l’atrio si trova un piccolo giardino, decorato con delle colonne. Gli spazi sono decorati con pitture di quarto stile pompeiano. Uno spazio si distingue più degli altri, grazie alla qualità dei dipinti, si incontrano decorazioni di piccoli rami, figure sottili e delle edicole. Questo spazio cosi riccamente decorato venne utilizzato come santuario dedicato alla dea Iside, dato che nei dipinti sono raffigurati i sacerdoti di Iside, anche se questa interpretazione non è data per certa. All’altro lato del piccolo giardino sono state ritrovate diverse statuette egizie. Si pensa che proprio in questo luogo si incontrassero i seguaci della dea. Nel retro della casa si trova un lungo bacino, decorato con colonne  e con un posto dove si poteva mangiare all’aperto.</p>
<p><a href="https://www.visiteguidatepompei.com/"><strong>Vuoi visitare Pompei, contatta Naples and Italy e visita il loro sito, avrai le migliori guide turistiche per le tue visite guidate a Pompei e non solo www.visiteguidatepompei.com</strong></a></p>
<p><strong>Contatti</strong></p>
<p><strong>Naples and Italy visite guidate ed eventi</strong></p>
<p><strong>via Port’Alba 30 – 80134 Napoli (centro Antico)</strong></p>
<p><strong>telefono +39 081 549 9953 – 3404230980</strong></p>
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		<title>Piazza San Domenico Maggiore Napoli</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/86588498/piazza-san-domenico-maggiore-napoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 May 2021 07:25:34 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Centro antico Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Cristo Velato]]></category>
		<category><![CDATA[Guide turistiche napoli]]></category>
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		<category><![CDATA[Visite guidate Napoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Piazza san Domenico Maggiore è una delle piazze più importanti della città di Napoli. Piazza San Domenico Maggiore è situata &#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Piazza san Domenico Maggiore è una delle piazze più importanti della città di Napoli. Piazza San Domenico Maggiore è situata lungo il decumano inferiore della città, ed è a poca distanza da Piazza del Gesù Nuovo.</p>
<p>La piazza quindi si trova proprio nel<a href="https://www.guideturistichenapoli.it/"><strong> cuore del centro antico partenopeo, crocevia di due importanti strade di Napoli, Via Spaccanapoli strada conosciuta nel mondo, e Via Mezzocannone,</strong></a> deputata ormai a zona universitaria.</p>
<p>La piazza deve il suo nome alla chiesa monumentale dedicata ai frati domenicani. Della chiesa dalla piazza si può già ammirare la zona absidale chiusa in alto da una cornice merlata. La chiesa di San Domenico Maggiore, che risale come costruzione al periodo angioino, è molto famosa sia per la sua architettura di pregio e per le sue sovrapposizioni stilistiche, ma anche, e soprattutto, per essere stata la sede degli studi di figure storiche di rilievo come Giordano Bruno e San Tommaso d’Aquino.</p>
<p>Al centro della piazza si innalza una delle guglie di Napoli, costruita nel seicento da Francesco Antonio Picchiatti e dedicata a san Domenico. La guglia fu voluta dai napoletani, come ringraziamento al santo per essere scampati da un’epidemia di peste.</p>
<p>La piazza è da sempre uno dei luoghi più significativi della città, perché storicamente, rappresenta il limite orientale delle mura greche di Neapolis. La risistemazione urbanistica della piazza fu voluta fortemente da re Alfonso I d’Aragona. Proprio a lui infatti si deve la grande scalinata a fianco della chiesa di San Domenico. Ferdinando IV che amava molto questa piazza addirittura ne vietò gli esercizi commerciali e ludici.</p>
<p>La zona nel corso dei secoli, ha avuto molteplici usi e ruoli. Da quelli politici a quelli commerciali, ma ha anche avuto un certo alone misterico, data la vicinanza alla famose Cappella Sansevero. Tutt’attorno troviamo palazzi nobiliari, che creano una vera e propria cornice che racchiude la zona. Palazzi come Palazzo Corigliano , Palazzo Petrucci e Palazzo di Sangro Casacalenda. Proprio al primo piano di quest’ultimo palazzo ha sede la plurisecolare pasticceria napoletana Scaturchio, famosa oltre che per le sfogliatelle anche per il dolce chiamato Ministeriale.</p>
<p><a href="https://www.guideturistichenapoli.it/"><strong>Vuoi visitare Napoli, contatta Naples and Italy e visita il loro sito, avrai le migliori guide turistiche per delle visite guidate a Napoli e non solo www.guideturistichenapoli.it</strong></a></p>
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		<title>Palazzo Sanfelice Napoli</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/86588291/palazzo-sanfelice-napoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Apr 2021 06:47:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi & Turismo]]></category>
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		<category><![CDATA[Totò]]></category>
		<category><![CDATA[Visite guidate Napoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Palazzo Sanfelice è uno dei palazzi storici e monumentali della città di Napoli. Situato nello storico e antichissimo Rione Sanità, &#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Palazzo Sanfelice è uno dei palazzi storici e monumentali della città di Napoli. Situato nello storico e antichissimo Rione Sanità, Palazzo Sanfelice racchiude il gusto del barocco napoletano.</p>
<p>Tra il 1724 e il 1728 da Ferdinando Sanfelice progetta il palazzo come propria abitazione e per la sua famiglia, in una zona, quella del Rione Sanità situata un tempo fuori le mura cittadine.</p>
<p><a href="https://www.guideturistichenapoli.it/"><strong>Il Rione Sanità era considerato un luogo salubre</strong> </a>e molto meno affollato rispetto al centro della città di Napoli.</p>
<p>L’architetto Sanfelice progetta il palazzo accanto ad un edificio già esistente e che era già stato acquistato dall’architetto. Il vecchio edificio quindi, venne inglobato nel progetto della sua maestosa residenza. Sui portali gemelli costruiti in piperno e marmo, ancora oggi sono visibili le due targhe settecentesche, che ricordano la costruzione del palazzo. Le targhe sono posizionate tra le sirene e il balcone del primo piano.</p>
<p>La facciata del palazzo è un alternanza di finestre decorate con stucchi. Notevoli sono i cortili che secondo il gusto barocco dell’epoca, sono utilizzati come vere e proprie scenografie insieme alle scale. Il primo cortile è a pianta ottagonale e permette di accedere al vestibolo con resti di affreschi e stemmi nobiliari dei proprietari. Nel cortile si ammira la caratteristica scala sanfeliciana che ripercorre le pareti ottagonali del palazzo. Il secondo cortile, dove si intravede ciò che rimane di una pianta rettangolare, ha una semplicissima scala sanfeliciana ad “<em>ali di falco”</em> che fa da proscenio al giardino retrostante, oggi non più visibile.</p>
<p>Nell’interno c’erano affreschi di Francesco Solimena e nella cappella privata sculture di Giuseppe Sanmartino, autore del famosissimo Cristo Velato. Di queste opere oggi non abbiamo traccia, ma sono descritte nelle guide settecentesche della città.</p>
<p>Sulle scale all’ingresso si nota la copertura degli scalini con pietra lavagna inserita da Ferdinando Sanfelice in onore della moglie originaria proprio del paese di Lavagna in Liguria. Il primo cortile con la famosa scala aperta sanfeliciana fu utilizzata per l’ambientazione del film Questi fantasmi, trasposizione cinematografica della commedia Questi fantasmi! Di Eduardo De Filippo.</p>
<p><strong><a href="https://www.guideturistichenapoli.it/">Vuoi visitare Napoli, contatta Naples and Italy e visita il loro sito, avrai le migliori guide turistiche per delle visite guidate a  Napoli e non solo</a> <a href="http://www.guideturistichenapoli.it">www.guideturistichenapoli.it</a></strong><strong> </strong></p>
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		<title>Casa dei Cervi Ercolano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Apr 2021 05:58:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi & Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[Ercolano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Casa dei Cervi di Ercolano, è una domus di epoca romana, sepolta durante l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. &#8230; </p>
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<p>La Casa dei Cervi di Ercolano, è una domus di epoca romana, sepolta durante l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.</p>



<p>L’antica città di Ercolano subì lo stesso destino delle antiche città di Pompei, Stabia e Oplonti.</p>



<p>Gli scavi archeologici dell’antica città di Ercolano iniziarono in maniera quasi casuale nel 1738. <strong><a href="https://www.visiteguidatepompei.com/">La Casa dei Cervidi Ercolano </a></strong>è cosi chiamata per via del ritrovamento nel giardino, di due statue di cervi assaliti da cani.</p>



<p>L’elegantissima e lussuosa domus, con terrazza vista mare fu costruita nel periodo in cui a Roma regnava l’imperatore Claudio. Proprietario era Q.Granius Verus, uno schiavo liberato poco prima della distruzione per mano del Vesuvio, di Ercolano. Con il resto della città, anche l’abitazione fu sepolta sotto una coltre di fango ed esplorata prima tramite cunicoli nel XVIII secolo e poi riportata alla luce da Amedeo Maiuri agli inizi del XX secolo.</p>



<p>L’ingresso della casa è situato lungo il cardo V. Sono presenti decorazioni in IV stile Pompeiano, ricchi di colore e prospettive. Il piano terra della domus era riservato al proprietario alla sua famiglia ed eventuali ospiti. Mentre il piano superiore, ove ancora oggi è visitabile il ballatoio, era riservato alla servitù.</p>



<p>Il triclinio ha ancora conservate pitture con pannelli neri, incorniciati in rosso e con aggiunte di elementi architettonici, mentre la pavimentazione è in marmo policromi, disposti in figure geometriche.</p>



<p>Desta ancora oggi molto interesse il criptoportico, affrescato e arricchito grazie alla presenza di circa sessanta quadretti. Alcuni di questi quadretti, che rappresentano nature morte, amorini e elementi architettonici, sono conservati al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Il criptoportico aveva una pavimentazione a mosaico bianco e nero. L’ambiente è illuminato da una serie di grandi finestre che affacciano direttamente sul giardino. Nel giardino ritroviamo, come detto prima, oltre alle due statue di cervi assaliti da cani, la statua di un satiro con otre ed una statua di ercole, in evidente stato di ubriachezza, e un tavolino rotondo. Le pareti del criptoportico che si trovano dal lato del giardino sono affrescate di bianco e rosso, e sul lato nord si trova un grande portale con frontone decorato con un mosaico in pasta vitrea raffigurante Oceano, attorniato da numerosi amorini su animali marini.</p>



<p>Ma sicuramente il luogo che desta ancor di più meraviglia, è l’ampia terrazza, che affacciava direttamente sul mare e si godeva il panorama sul golfo di Napoli. costruita a ridosso delle mura cittadine che ormai erano inutilizzate, si trova anche una sorta di piccolo gazebo, con pilastri in tufo stuccati n bianco e rosso.</p>



<p><strong><a href="https://www.guideturistichenapoli.it/">Vuoi visitare gli scavi di Ercolano, contatta Naples and Italy e visita il loro sito, avrai le migliori guide turistiche per una visita guidata a Ercolano e non solo www.guideturistichenapoli.it</a></strong></p>



<p><strong>Contatti</strong></p>



<p><strong>Naples and Italy visite guidate ed eventi</strong></p>



<p><strong>via Port’Alba 30 – 80134 Napoli (centro Antico)</strong></p>



<p><strong>telefono +39 081 549 9953 – 3404230980</strong></p>



<p><strong>WhatsApp +39 3357851710</strong></p>



<p><strong>e-mail visitenapoli@gmail.com</strong></p>
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