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	<title>adozioni Archives - ComunicatoStampa.org</title>
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		<title>“Il destino decide per te”, nel memoir della Anzini il dramma della genitorialità negata</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jun 2022 05:37:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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		<category><![CDATA[Anna MAria Anzini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>ROMA &#8211; Educare significa plasmare, modellare l&#8217;indole di un individuo secondo un disegno prestabilito, quasi &#8220;cera molle&#8221; tra le mani &#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 1rem;">ROMA &#8211; Educare significa plasmare, modellare l&#8217;indole di un individuo secondo un disegno prestabilito, quasi &#8220;cera molle&#8221; tra le mani di un artigiano, oppure lasciarlo libero di svilupparsi secondo la propria natura, come una pianta frondosa? Può un incontro influenzare una persona a tal punto da renderla estranea alla famiglia in cui è cresciuta?</span></p>
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<div dir="ltr">E ancora: esiste il libero arbitrio oppure è il destino a decidere per noi? Questi e altri interrogativi solleva il libro di Anna Maria Anzini, &#8220;Il destino decide per te&#8221;, un <i>memoir</i> (disponibile anche in ebook) che ripercorre in undici capitoli un&#8217;amara vicenda realmente accaduta.</div>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr">Il libro, che reca la prefazione del giornalista Carmelo Abbate, offre all&#8217;autrice l&#8217;occasione di raccontare un pezzo importante della sua vita e di riflettere sulle relazioni genitori-figli, sulla maternità, sull&#8217;esperienza dell&#8217;adozione, sulle difficoltà e sulle gioie che ne derivano, affinché altri genitori possano metterle a frutto.</div>
</div>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr"><span style="font-size: 1rem;">Anna Maria e il marito Maurizio Persiani sono due affermati immobiliaristi della Capitale.</span></div>
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<div dir="ltr">
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel 2007, dopo una gravidanza extrauterina e diversi tentativi non riusciti di concepimento mediante la fecondazione assistita, la coppia decide di ricorrere all&#8217;adozione per coronare il sogno di diventare genitori. Ma il percorso burocratico si rivela lungo e irto di ostacoli. Assomiglia a «un labirinto fatto di analisi del sangue, per accertare che fossimo sani, di presentazione di documenti reddituali e un alloggio adatto, per dimostrare di essere solidi».</p>
<p>Ancor più arduo il percorso psicologico. «Per due anni – scrive &#8211; ci siamo sottoposti a test, terapie, abbiamo affrontato percorsi individuali e di gruppo. Abbiamo seguito corsi con altre coppie, alcune sono arrivate con noi fino alla fine, altre hanno gettato la spugna, sfiancate dalla difficoltà e dalle domande. […] Saremmo stati pronti a crescere un bambino malato? Ad accogliere un bambino già cresciuto in condizioni difficoltose? E poi la domanda più importante, quella più reale, più vera: ve la sentite di curare la ferita più profonda di un bambino, quella lasciata dall&#8217;abbandono?»</p>
<p>Alla fine, la coppia decide di cambiare percorso e sceglie la via dell&#8217;adozione internazionale. Tramite i canali della Comunità di Sant&#8217;Egidio, Anna Maria e Maurizio riescono ad adottare una bimba cambogiana di 8 anni, che chiamano Sara. L&#8217;autrice tratteggia efficacemente la gioia dell&#8217;attesa, le emozioni dei neo-genitori, il clima di amore, affetti e attenzioni che circondano la bambina nella nuova famiglia, il miracolo della crescita, il passaggio dall&#8217;infanzia all&#8217;adolescenza.</p>
<p>La vita insieme è divertente e complicata al tempo stesso. Anna Maria e Maurizio imparano giorno dopo giorno quanto sia difficile il &#8220;mestiere&#8221; di genitori. La bimba dallo sguardo malinconico diventa un&#8217;adolescente ribelle prima e una ragazza apatica poi. Per i genitori, vederla consumare le ore e i giorni in una vita piatta e senza uno scopo, senza studiare o applicarsi nello sport, incurante di costruirsi un futuro e divenire autonoma, annullata da una relazione d&#8217;amore con un ragazzo impulsivo e possessivo, è qualcosa di disperante e drammatico.</p>
<p>Ma è proprio quella relazione a lungo contrastata che spinge la giovane a innalzare un muro di incomunicabilità verso i genitori adottivi. Un muro costruito, giorno dopo giorno, con mattoni fatti di silenzi e cementato con la malta dell&#8217;indifferenza. Il destino, insomma, sembra voler negare per vie impreviste quella genitorialità che Anna Maria e Maurizio hanno ricercato con forza e determinazione. Una frase di Maurizio condensa il dramma della vicenda: «I sacrifici che facciamo per i figli sono a fondo perduto, in qualche modo glieli dobbiamo. Non hanno chiesto loro di venire al mondo. Né di essere adottati.»</p>
<p>Il finale lascia l&#8217;amaro in bocca. Sara, che dopo il compimento del diciottesimo anno di età è andata a vivere con il fidanzato e ha chiuso i rapporti con la famiglia, denuncia i genitori per atti gravissimi, non meglio precisati, chiedendo loro un risarcimento economico. La vicenda giudiziaria, tuttora in corso, impone la sospensione di qualunque giudizio. L&#8217;ultimo capitolo è una lettera aperta alla figlia: una promessa d&#8217;amore rinnovata, una mano tesa in segno di pace e di aiuto.</p>
<p><a href="https://www.amazon.it/dp/B09WRXGWG1/ref=dp-kindle-redirect?_encoding=UTF8&amp;btkr=1#detailBullets_feature_div">Link di approfondimento</a> (estratto)</p>
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