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	<title>ComunicatoStampa.org : autori e press agent</title>
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	<description>Il portale dei comunicati stampa</description>
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	<title>ComunicatoStampa.org : autori e press agent</title>
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	<item>
		<title>Casa del Giardino di Ercole, Pompei</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Jan 2026 17:20:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi & Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[Pompei]]></category>
		<category><![CDATA[Scavi di Pompei]]></category>
		<category><![CDATA[tour pompei]]></category>
		<category><![CDATA[Visite guidate Pompei]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli scavi archeologici di Pompei, è possibile visitare la casa del Giardino di Ercole, conosciuta e chiamata anche, &#8220;Casa del &#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.visiteguidatepompei.com/"><strong>Negli scavi archeologici di Pompei,</strong></a> è possibile visitare la casa del Giardino di Ercole, conosciuta e chiamata anche, &#8220;Casa del Profumiere&#8221;.</p>
<p>Questo nome deriva dal fatto, che molto probabilmente qui si producevano e si commercializzavano profumi ed essenze.</p>
<p>La Casa del &#8220;Giardino di Ercole&#8221;, negli scavi archeologici di Pompei,  risale al III sec. a.C. e deve il suo nome a una statuetta marmorea trovata nel larario del giardino.</p>
<p>Questa antica dimora degli scavi di Pompei è una tipica casa “a schiera” ed è famosa per l&#8217;iscrizione <strong>cras credo</strong> ossia &#8220;domani si fa credito&#8221;, posta all’ingresso.</p>
<p>Grazie a questa iscrizione, ristrovata si è fatto si che si pensasse, che questa domus era anche luogo di commercio.</p>
<p>Durante gli scavi archeologici sono stati ritrovati contenitori in vetro, resti di essenze vegetali e tracce di attività legate alla produzione di profumi. Grazie a queste scoperte, si ha la conferma che l&#8217;abitazione avesse anche l&#8217;uso di laboratorio e punto vendita.</p>
<p>Dopo il terremoto del 62 d.C., la casa venne ampliata, abbattendo le costruzioni adiacenti per creare un grande giardino coltivato con fiori aromatici.</p>
<p>Nel 2025, la domus è stata sottoposta ad un importante intervento di restauro e valorizzazione. Il giardino è stato ricostruito secondo criteri scientifici, con la piantumazione di oltre 800 rose antiche, circa 1.200 viole, 1.000 piante di ruscus, oltre a viti, ciliegi e meli cotogni</p>
<p style="font-style: inherit; font-weight: inherit;">Grazie a questo restauro è stato rimesso l&#8217;antico piano di campagna e riportando in funzione il sistema di irrigazione romano, unico nel suo genere tra quelli rinvenuti a Pompei. La statua di Ercole è stata reintegrata nel larario, secondo l&#8217;originaria collocazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p><strong>www.visiteguidatepompei.com</strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Procida il gioiello del Mediterraneo</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/865113185/procida-www-guideturistichenapoli-it-visite-guidate-napoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Sep 2024 11:19:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi & Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[Guide turistiche napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Procida]]></category>
		<category><![CDATA[Visite guidate Napoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’isola di Procida, il suo nome e le sue origini si mescolano tra realtà e leggenda. Per l&#8217;isola di Procida &#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.guideturistichenapoli.it/visite-guidate-napoli/"><strong>L’isola di Procida</strong></a>, il suo nome e le sue origini si mescolano tra realtà e leggenda.</p>
<p>Per l&#8217;isola di Procida si narrano varie ipotesi,  tra le più suggestive, c’è quella che fa nascere il nome Procida da greco <strong><em>&#8220;</em></strong><strong><em>prochetai&#8221;</em></strong> cioè giace.</p>
<p>Se si guarda attentamente la morfologia di Procida, ci si accorge che l’isola sembra giacere distesa e sdraiata nel mare. Invece altri, fanno derivare il nome di Procida, da una nutrice di Enea di Nome per l’appunto Procida. La nutrice secondo la leggenda, è stata sepolta sull’isola.</p>
<p>A meno di un’ora di aliscafo da Napoli, Procida è famosa in tutto il mondo per le sue bellezze e i panorami suggestivi.</p>
<p>Anche se Procida rispetto alle isole di Capri ed Ischia, è la più piccola del golfo di Napoli, è stata la prima ad essere abitata. Dalle scoperte archeologiche secondo testimonianze attendibili, Procida fu occupata da coloni Calcidesi<strong>.</strong> La presenza è ancor oggi rintracciabile dall’immenso patrimonio artistico donato come, ad esempio, i borghi pittoreschi di Callia e Corricella e le case color pastello.</p>
<p>La zona più antica di Procida è Terra Murata. Come si  deduce dal nome, era una vera fortezza che dominava uno sperone roccioso. Un luogo che ancora oggi è di enorme bellezza. Tra il vecchio borgo e le rovine delle strutture medioevali che sorgevano tutt’attorno. All’epoca l’obbiettivo di ritirarsi su Terra Murata non era come oggi, di godere delle vedute scenografiche. L’obiettivo era invece, di avere una visuale più ampia verso il mare, in modo da difendersi dalle continue scorrerie dei pirati, in particolare dei pirati saraceni.</p>
<p>Non è una favola, realmente Procida è un incanto. L’isola più piccola del Golfo di Napoli, meno frequentata di Ischia o la famosa Capri, è veramente un luogo speciale. Suggestiva e affascinante come poche, l’isola è vera e verace, con un anima tutta sua.</p>
<p>Un anima che si manifesta nella particolare architettura popolare, contraddistinta dagli archi e dai terrazzi chiamati “<em>Vefio”</em>. Senza dimenticare gli edifici dai vivaci colori pastello, che caratterizzano i suoi principali centri abitati.</p>
<p>L’isola di Procida è stata anche una location ambita per la rappresentazione di un gran numero di film. Ne è un esempio il film <em>Il Postino</em> con Philippe Noiret e Massimo Troisi e <em>Il talento di Mr. Ripley</em> con Matt Damon. Inoltre ogni estate tra luglio ed agosto, c’è l’elezione della Graziella, ossia una giovane donna procidana tra il 14 e i 21 anni, che ha il compito di indossare l’antico e caratteristico costume del’isola ricamato in oro, in onore alla storia raccontata nell’omonimo romanzo di Alphonse De Lamartine.</p>
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<p><strong> </strong></p>
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		<item>
		<title>Gli scavi archeologici di Oplontis</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/865113144/oplontis-www-guideturistichenapoli-i-visite-guidate-napoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Sep 2024 09:10:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Guide turistiche napoli]]></category>
		<category><![CDATA[napoli]]></category>
		<category><![CDATA[oplontis]]></category>
		<category><![CDATA[villa di poppea]]></category>
		<category><![CDATA[Visite guidate Napoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli scavi archeologici di Oplontis è tra i siti vesuviani, che vennero sepolti dalla tragica eruzione del Vesuvio del 79 &#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.guideturistichenapoli.it/visite-guidate-napoli/"><strong>Gli scavi archeologici di Oplontis</strong> </a>è tra i siti vesuviani, che vennero sepolti dalla tragica eruzione del Vesuvio del 79 d.C.</p>
<p>Gli scavi archeologici di Oplontis offrono testimonianze monumentali più significative, rispetto alle zone che si trovavano alla periferia di Pompei.</p>
<p>Sita nella città di Torre Annunziata, gli scavi sono composti da due Ville, la Villa A, chiamata la Villa di Poppea ,e la Villa B, al momento però è solo visitabile la Villa di Poppea.</p>
<p>Le prime campagne di scavo nell&#8217;area oplontina furono effettuate nel 700 fa Francesco la Vega, il quale scavando un cunicolo nei pressi del canale Conte di Sarno riportò alla luce parte di una costruzione che, come detto sopra venne denominata Villa A, e poi in seguito Villa di Poppea. Gli scavi vennero abbandonati presto a causa dell&#8217;aria malsana che si respirava nella zona. Nel 1839 vennero effettuati altri scavi che riportarono alla luce il peristilio del quartiere servile della Villa di Poppea. nuovamente interrotti gli scavi vennero ripresi nel 1964, sempre nel sito della Villa di Poppea, dove furono alzate le mura e i tetti, e si restaurarono i pavimenti e i mosaici. Durante lo scavo del 1974, a circa 250 metri dalla villa venne scoperto un nuovo edificio su due livelli con un peristilio centrale. Questa nuova scoperta era una villa rustica a cui fu dato il nome di villa di Lucio Crasso Tertius o Villa B.</p>
<p>La Villa di Poppea, parte del patrimonio UNESCO, è un grandioso e lussuoso complesso residenziale.</p>
<p>La villa ha preso questo nome, grazie ad un&#8217;iscrizione, che durante gli scavi gli archeologi hanno ritrovato dipinta su di un&#8217;anfora. La residenza risale alla prima metà del I secolo a.C, e venne ampliata durante la prima età Imperiale. In passato la villa aveva un&#8217;affaccio sul mare offrendo una vista panoramica. Addirittura agli scavi archeologici hanno riportato alla luce un piccolo complesso termale. Ricca di affreschi, che creano giochi prospettici con finti elementi architettonici, come porte o colonne, le pareti sono arricchite da raffigurazioni di animali, frutta e maschere.</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p><strong> </strong></p>
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		<item>
		<title>Palazzo Reale Napoli</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/865113067/palazzo-reale-napoli-www-guideturistichenapoli-it-visite-guidate-napoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Sep 2024 08:16:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi & Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[palazzo reale napoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Palazzo Reale di Napoli è stato per tre secoli, uno dei simboli del potere a Napoli e in tutta &#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.guideturistichenapoli.it/visite-guidate-napoli/"><strong>Il Palazzo Reale di Napoli è stato per tre secoli, uno dei simboli del potere a Napoli e in tutta l&#8217;Italia meridionale.</strong></a></p>
<p>Il Palazzo Reale di Napoli, con la sua architettura imponente, si affaccia su Piazza del Plebiscito e sul golfo della città. Dentro questo  grandioso edificio si nascondono una serie di porticati, cortili e giardini, che ci conducono a spazi un tempo occupati dalla corte e dalle tante funzioni di servizio che si svolgevano all&#8217;interno del palazzo.</p>
<p>La costruzione del Palazzo Reale venne affidata nel 1600 dal vicerè Fernando Ruiz de Castro, conte di Lemos, all&#8217;architetto Domenico Fontana. Il Palazzo fu residenza dei vicerè fino al 1734, anno in cui Carlo di Borbone divenne re di Napoli e ne fece la sua sede ufficiale.</p>
<p>Proprio con Carlo di Borbone si ebbe la trasformazione della facciata del palazzo, grazie all&#8217;intervento dell&#8217;architetto Luigi Vanvitelli, che per problemi strutturali, in quanto le colonne della facciata stavano subendo uno schiacciamento, nel 1753 le fece murare.</p>
<p>All&#8217;interno della nuova muratura furono aperte delle nicchie, nelle quali, dal 1888,con l&#8217;arrivo dei Savoia,  vennero posizionate le statue dei principali regnanti di Napoli.</p>
<p>Oggi infatti la facciata di Palazzo Reale, con le sue statue, è tra le attrattive monumentali, più conosciute della città di Napoli.</p>
<p>Nel periodo napoleonico la reggia venne abitata da Gioacchino Murat, succeduto nel 1808 a Giuseppe Bonaparte. sua moglie Carolina, sorella minore di Napoleone, arricchì il palazzo con mobili e suppellettili francesi.</p>
<p>Quando Ferdinando di Borbone rientrò a Napoli nel 1816, alla fine del decennio napoleonico, con il nuovo titolo di Re delle due Sicilie, apportò alcuni cambiamenti al Palazzo Reale. Nel 1772 trasferì al Palazzo la fabbrica di porcellane e nel 1778 la manifattura degli arazzi. L&#8217;aspetto attuale del Palazzo si deve ai cambiamento architettonici che avvennero sotto la direzione i Gaetano Genovese, dopo l&#8217;incendio del 1837. In quel periodo l&#8217;edificio raggiunse la grandezza attuale, fu demolito l&#8217;ancora esistente palazzo vicereale, lo scalone d&#8217;onore e l&#8217;appartamento di etichetta vennero rinnovati secondo lo stile neoclassico in voga in quegli anni e gli appartamenti privati furono trasferiti al secondo piano.</p>
<p>Gli ultimi sovrani che vennero ospitati a Palazzo reale, dopo l&#8217;unità d&#8217;Italia furono i Savoia, molto legati alla città di Napoli, tanto di scegliere di alternare al titolo di principe di Napoli a quello di principe di Piemonte per l&#8217;erede al trono.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><a href="https://www.guideturistichenapoli.it/visite-guidate-napoli/"><strong>Vuoi una visita guidata a Napoli e al Palazzo Reale, contatta Naples and Italy e visita il loro sito, con i suoi Tour a Napoli e non solo, avrai le migliori guide turistiche e non solo www.guideturistichenapoli.it</strong></a></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<item>
		<title>La terra dei miti e degli eroi, i Campi Flegrei</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/865112312/campi-flegrei-www-guideturistichenapoli-it-visite-guidate-napoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jul 2024 07:17:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi & Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[campi flegrei]]></category>
		<category><![CDATA[napoli]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.comunicatostampa.org/?p=112312</guid>

					<description><![CDATA[<p>I campi ardenti, questo è il nome che fu dato ai Campi Flegrei, dai cumani provenienti dalla Grecia, “Phlegrea” appunto &#8230; </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I campi ardenti, questo è il nome che fu dato ai<a href="https://www.guideturistichenapoli.it/visite-guidate-napoli/"><strong> Campi Flegrei,</strong></a> dai cumani provenienti dalla Grecia, “Phlegrea” appunto significa ardente, area che si trova nel golfo di Pozzuoli, famosa sin dall’antichità per la sua attività vulcanica.</p>
<p>I greci già prima della colonizzazione, hanno raccontato la realtà di questi luoghi, da ormai 3000 anni abbiamo delle vere e proprie testimonianze mitologiche. Lo stesso Eschilo considerò questa terra ardente luogo di alcune battaglie della Gigantomachie, battaglie tra Giganti e Dei.</p>
<p>Primo insediamento cumano e poi punto fondamentale dell’impero romano, grazie alla costruzione, per volere dell’imperatore Traiano a Puteoli, oggi Pozzuoli, del porto di Roma, utilizzato come punto di snodo dei commerci verso l’Oriente. Ancora oggi è visibile, in ogni angolo della città, la sua antichissima storia.</p>
<p>A sottolineare l’importanza di questa città portuale sorsero edifici monumentali, come il grande mercato pubblico al coperto, Macellum, chiamato Tempio di Serapide, nome dovuto al ritrovamento nel 700, di una statua dedicata a questa divinità egizia. Il Macellum, ancora oggi, è considerato il misuratore del Bradisismo, attività vulcanica fa aumentare o diminuire l’altezza della città rispetto al livello del mare.</p>
<p>Con l’arrivo del cristianesimo, degli edifici furono trasformati riadattati per il nuovo culto religioso, come il Tempio dedicato ad Augusto, trasformato nel duomo di Pozzuoli, dedicato santo patrono, il martire Procolo. A pochi passi, è possibile immergersi totalmente nell’atmosfera dell’antico impero romano, entrando nell’Anfiteatro Flavio. Costruito dagli stessi architetti del Colosseo a Roma, voluto dall’imperatore Vespasiano, era il circo dei puteolani.</p>
<p>Nell’ Anfiteatro si svolgevano spettacoli teatrali, spettacoli musicali e l’immancabile lotta dei gladiatori. Nei suoi sotterranei ancora oggi è possibile vedere degli ingranaggi che venivano utilizzati per sollevare fino all’arena le gabbie con le belve feroci, e probabilmente anche scenografie utilizzate durante gli spettacoli.</p>
<p>Luogo anche della passione dei primi cristiani, proprio qui infatti, per volere dell’imperatore Diocleziano, venivano portati i primi martiri cristiani per essere sbranati dai leoni.</p>
<p>Lo stesso San Gennaro, santo patrono di Napoli, venne portato qui, ma il giorno deciso, per la sua esecuzione riuscì a salvarsi … infatti la leggenda vuole che entrato nell’arena benedì le fiere feroci, che si ammansirono ai suoi piedi.</p>
<p>Ma la vera origine di questa zona è, come detto, Cuma. Il viaggiatore non può fare a meno di visitare i resti di questa antica città. Strabone nel suo Geographia, parla dell’antica Cuma come della città greca più antica della Sicilia.</p>
<p>I suoi fondatori trovarono una terra fertile, e pur continuando la loro tradizione marinara e commerciale, il potere economico e politico di Cuma si basò proprio sullo sfruttamento della terra ed estesero il loro territorio. A questo antichissimo territorio è strettamente legato il culto ed il mito della Sibilla Cumana che qui trova il suo misterico antro. Lo stesso Virgilio nel terzo libro delle Eneide, vaticinò l’immortale destino di Roma, scriverà di Enea che dovrà recarsi proprio qui ad interrogare la Sibilla, per trovare finalmente la terra destinata al suo popolo dagli dei.</p>
<p>Non resta che visitare questo luogo paradisiaco, in un luogo infero. Circondato dal fascino del mare e dalla potenza dei vulcani.</p>
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		<title>La Villa comunale di Napoli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Nov 2023 08:54:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi & Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[napoli]]></category>
		<category><![CDATA[villa comunale di napoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Villa comunale di Napoli è uno dei giardini storici cittadini. La villa comunale di Napoli è un vasto giardino &#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.guideturistichenapoli.it/visite-guidate-napoli/"><strong>La Villa comunale di Napoli è uno dei giardini storici cittadini.</strong></a></p>
<p>La villa comunale di Napoli è un vasto giardino piantato a lecci, pini, palme, eucalipti che si estende per oltre 1 Km tra piazza Vittoria e piazza della Repubblica, giardino che è fiancheggiato dalla Riviera di Chiaia e da Via Caracciolo.</p>
<p>La prima idea e fondazione della Villa Comunale di Napoli, risale al 1697, quando il vicerè duca di Medinacoeli fece piantare lungo la Riviera di Chiaia un doppio filare di alberi, che venne abbellito da tredici fontane.</p>
<p>Questa costruzione vicereale volle dare alla città di Napoli, una prima idea di passeggiata che dalla porta di Chiaia arrivava fino alla Crypta Neapolitana.</p>
<p>Ma la vera trasformazione di questa passeggiata, e della spiaggia lungo la riviera, avvenne per volere di Ferdinando IV di Borbone. Il sovrano tra il 1778 e il 1780 diede l’incarico a Carlo Vanvitelli, figlio del celebre Luigi Vanvitelli, di trasformare in parte la passeggiata, in un vero e proprio giardino urbano, molto in voga in quegli anni.</p>
<p>Carlo Vanvitelli prese esempio sia dai giardini francesi, sia dal Salon del paseo del Prado di Madrid creato dal re Carlo III in Spagna. Il Vanvitelli sviluppò diversi progetti e ricorse all’aiuto e ai consigli del botanico Felice Abbate, giardiniere reale. Lunghi viali paralleli abbelliti da statue e fontane, con un estensione senza una conclusione prospettica. Il disegno architettonico dava molta importanza e risalto alla vista del golfo di Napoli. All’ingresso principale, sul lato dell’attuale Piazza Vittoria, erano stati posizionati due casini simmetrici, che ospitavano caffè e botteghe di classe. Il giardino venne inaugurato l’11 luglio del 1781, sorvegliato da guardie, e con accesso consentito esclusivamente alle persone ben vestite.</p>
<p>Per volere di Giuseppe Bonaparte nei primi anni del XIX secolo la villa fu ingrandita e ridisegnata dagli architetti Stefano Gasse e Paolo Ambrosino. Incaricato per la scelta delle essenze arboree fu il tedesco Friedrich Dehnhardt, direttore dell’orto botanico. Nello stesso periodo si discuteva anche del rinnovamento della strada che affiancava il giardino, e si riaprì il dibattito sulla Villa e la creazione di una nuova strada. Le discussioni portarono alla creazione di Via Caracciolo, iniziata nel 1872 e terminata nel 1883, secondo il progetto di Alvino. Ma il giardino, con il prolungamento della strada, perse uno degli elementi che lo contraddistingueva, ossia il rapporto esclusivo con il mare.</p>
<p>Nel 1872 si iniziò la costruzione della Stazione Zoologica Anton Dohrn, l’acquario di Napoli più famoso ed antico d’Europa. Il naturalista seguace di Darwin, volle creare un centro che ancora oggi è luogo di eccellenza che cura e analizza gli animali che provengono tutti dal golfo di Napoli. Anni dopo iniziarono anche i lavori per la realizzazione della cassa Armonica.</p>
<p>Nel 1900 la parte occidentale della villa venne utilizzata per l’allestimento di padiglioni provvisori per l’esposizione Nazionale dell’Igiene, caratterizzati da uno stile eclettico con molti richiami allo stile liberty.</p>
<p>Nel 1924, fu eseguita in prima assoluta la Turandot per banda di Giacomo Puccini.</p>
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		<title>Il Museo di Capodimonte</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/865108748/www-guideturistichenapoli-it-visite-guidate-napoli-museo-di-capodimonte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Nov 2023 12:57:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi & Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[Guide turistiche napoli]]></category>
		<category><![CDATA[museo di capodimonte napoli]]></category>
		<category><![CDATA[napoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La storia del museo di Capodimonte, incorniciata da splendidi giardini e dal suo immenso parco, deve la sua nascita all’amore &#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.guideturistichenapoli.it/visite-guidate-napoli/"><strong>La storia del museo di Capodimonte, incorniciata da splendidi giardini e dal suo immenso parco, deve la sua nascita all’amore che il sovrano borbonico Carlo III, provava per l’arte.</strong></a></p>
<p>Il Museo di Capodimonte era la residenza storica dei Borbone, ma che ha visto susseguirsi altri sovrani, dai Bonaparte, Murat e i Savoia, ebbe la posa della prima pietra nel 1738.</p>
<p>Il Re con questa impresa architettonica, volle far risplendere Napoli, che dopo due secoli di viceregno spagnolo, era ritornata ad essere capitale di un regno indipendente.</p>
<p>Il nuovo sovrano decise il riassetto urbano della città e tra le varie idee ci fu appunto, quella di costruire un palazzo dove ospitare, una delle collezioni di opere d’arte più oggi famosa nel mondo, la collezione Farnese, ereditata da sua madre Elisabetta Farnese.</p>
<p>Il luogo prescelto fu la collina di Capodimonte, zona boschiva di Napoli, ricca di selvaggina, con l’idea di affiancare la reggia non solo ad uso museale, ma anche come luogo di svago dove risiedere durante, anche durante le battute di caccia.</p>
<p>Sostando nei pressi della fontana del Belvedere si godrà di una vista mozzafiato, con lo sguardo si abbraccia tutta Napoli dal Vesuvio, alla Certosa di San Martino fino a Posillipo.</p>
<p>Ma il sovrano Carlo III non si limitò alla costruzione della reggia, assieme a sua moglie Maria Amalia di Sassonia decisero di fondare la Real Fabbrica di porcellana di Capodimonte, dando vita ad una tradizione che non è mai terminata.</p>
<p>Il Museo di Capodimonte ufficialmente inaugurato nel 1957, ospita nelle sue sale i massimi esponenti della pittura Italia, e napoletana, un vero e proprio viaggio all’interno della storia dell’arte del nostro paese.</p>
<p>Fiore all’occhiello è come detto prima, la collezione Farnese, ma tra i capolavori non possiamo dimenticare opere di Raffaello, Tiziano, Sebastiano del Piombo, Michelangelo, El Greco, Bruegel il Vecchio. Oltre a pitture e disegni, arricchiscono la collezione oggetti rari e preziosi, che costituiscono la settecentesca ‘Galleria delle cose rare’.</p>
<p>Ma non possiamo dimenticare la galleria espositiva dedicata alla storia dell’arte napoletana e del centro Italia, che racconta in un arco temporale che va dal 200 al 700, l’avvicendarsi sul trono di Napoli  di numerose famiglie nobiliari.</p>
<p>Ci sono stati eventi storici che hanno influenzato il mondo della cultura, arricchendola grazie ad ispirazioni che provenivano dall’estero. Molte delle opere che si ammirano appartenevano a chiese e conventi, alcune sono state prese letteralmente da queste strutture, mentre altre donate, così per tutelarle meglio.</p>
<p>Qui si incontrano artisti come Pinturicchio, Vasari, Artemisia Gentileschi, Luca Giordano, considerato il più grande pittore barocco in Europa dopo Rubens e tra i più grandi pittori del seicento napoletano a cui è stata dedicata una grande mostra” dalla natura alla pittura”.</p>
<p>Tra le opere che si trovano all’interno del museo non possiamo dimenticare uno degli artisti più geniali e controversi del seicento, Caravaggio, con una delle sue opere più famose, la “Flagellazione di Cristo” tela di formato più grande e più monumentale delle cinque o sei opere che il pittore eseguì alla fine del suo soggiorno a Napoli.</p>
<p>Cosa altro aggiungere, bisogna solo venire a visitare questo scrigno di arte, che offre non solo un immersione nell’arte ma anche nella natura.</p>
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		<title>Casa della Venere in conchiglia Pompei</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/865108544/www-visiteguidatepompei-com-casa-della-venere-in-conchiglia-pompei/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Nov 2023 08:37:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[casa della venere in conchiglia pompei]]></category>
		<category><![CDATA[Guide turistiche napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Pompei]]></category>
		<category><![CDATA[Scavi di Pompei]]></category>
		<category><![CDATA[Visite guidate Pompei]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La casa della Venere in conchiglia, che si trova negli scavi archeologici di Pompei. La casa della venere in conchiglia &#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.visiteguidatepompei.com/"><strong>La casa della Venere in conchiglia, che si trova negli scavi archeologici di Pompei.</strong></a></p>
<p>La casa della venere in conchiglia è famosa  per il dipinto della Venere dai capelli ricci distesa su una conchiglia. La casa della Venere in conchiglia, venne scoperta tra il 1933 ed il 1935. La casa ha un grande peristilio, che è in pratica il centro della <em>domus</em>.</p>
<p>Sul peristilio affacciavano vari ambienti della casa con pareti decorate in IV stile. Solo una piccola eccezione la notiamo per il grande <em>oecus</em> , ossia una stanza utilizzata come ambiente di ricevimento della casa romana. L’<em>oecus</em>, costruito ad ovest dell’atrio,è particolare perchè le pareti non hanno decorazioni. Questa assenza è dovuta al fatto che al momento dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. era stato messo in opera solo il pavimento.</p>
<p>La casa degli scavi archeologici di Pompei, prende il nome, come detto sopra, dal famoso affresco della Venere in conchiglia. L’affresco si trova sulla zona di fondo della <em>domus</em>. La Venere adagiata in una conchiglia è nuda ricoperta di gioielli. E’ accompagnata nella sua nascita, da un amorino e un bimbo, che rappresenta, presumibilmente Marte fanciullo. La straordinarietà dell’affresco è dato dal lussureggiante giardino, che si pone come prosecuzione di quello reale del <em>viridarium</em>.</p>
<p>A sinistra si incontra un affresco che raffigura Marte, mentre sulla destra una fontana dipinta. Il giardino che incornicia tutto questo era diviso in aiuole, dove sono stati impiantati esemplari di mirto, tassi e rose galliche. Al centro si trova un vialetto centrale che ci conduce, come un tappeto rosso, all’affresco famoso nel mondo.</p>
<p><strong>Vuoi visitare gli scavi di Pompei, contatta Naples and Italy e visita il loro sito, avrai le migliori guide turistiche per visitare Pompei. <a href="https://www.visiteguidatepompei.com/">www.visiteguidatepompei.com</a></strong></p>
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		<title>Teatro Grande degli scavi di Pompei</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/865108512/www-visiteguidatepompei-com-teatro-grande-degli-scavi-di-pompei/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Oct 2023 09:19:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi & Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[Scavi di Pompei]]></category>
		<category><![CDATA[teatro grande pompei]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Teatro Grande di Pompei, è una costruzione teatrale di epoca romana. Il Teatro venne sepolto, anch’esso dall’eruzione del Vesuvio &#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Teatro Grande di Pompei, è una costruzione teatrale di epoca romana.</p>
<p>Il Teatro venne sepolto, anch’esso dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Venne ritrovato a seguito degli scavi archeologici dell’antica città di Pompei, promossi da Carlo III di Borbone. Al suo interno venivano rappresentate commedie, mimi, pantomimi e atellane.</p>
<p>Il Teatro Grande negli scavi archeologici di Pompei,  viene ancora oggi utilizzato, per spettacoli di ogni tipo, così a testimoniare la continuità tra la città antica e quella moderna. Nelle città greche e romane, il teatro era un divertimento collegato alla religione. Partecipare ad uno spettacolo era segno di appartenenza civica , però solo i cittadini liberi andavano a teatro e di festività religiosa , gli spettacoli avvenivano per lo più, durante le festività. Infine si partecipava agli spettacoli anche per puro divertimento.</p>
<p>A sottolineare l’aspetto religioso è il fatto che il Teatro Grande sorge nelle vicinanze del Tempio Dorico.</p>
<p>Edificato sulle pendici di una collina, dove viene sfruttato il costone per la gradinata, ha una forma a ferro di cavallo, distinguendosi dal modello tradizionale romano ad emiciclo, e fu costruito interamente in opera incerta. Partecipare ad uno spettacolo al Teatro Grande era un occasione per tutti. Lo testimonia il fatto che, come tutti gli spettacoli nelle arene dell’antica Roma, lo spettacolo era gratuito.</p>
<p>A pagare gli allestimenti erano i cittadini più ricchi, che così si ingraziavano gli elettori e si candidavano a ricevere incarichi politici. La parte riservata al pubblico era la cavea e questa è divisa in tre parti.</p>
<p><em>Ima cavea</em>, rivestita in marmo, era riservata ai decurioni. La <em>media cavea</em>, la più ampia e la meglio disposta per la visione dello spettacolo, era destinata alle corporazioni. La <em>summa cavea</em>, con posti limitati. Della summa cavea, rimane solo un piccolo tratto, in quanto crollata a seguito del terremoto del 62 d.C.</p>
<p><strong>Vuoi una visita guidata agli scavi di Pompei, anche con i tuoi bimbi, contatta Naples and Italy e visita il loro sito, avrai i migliori Luxury Tour e le migliori guide turistiche per visitare Napoli e non solo. www.visiteguidatepompei.com</strong></p>
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		<item>
		<title>Scavi di Pompei: la casa del Fauno</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/865108400/www-visiteguidatepompei-com-scavi-di-pompei-la-casa-del-fauno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Oct 2023 23:58:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[casa del fauno pompei]]></category>
		<category><![CDATA[Scavi di Pompei]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Casa del Fauno, è tra le più belle e sfarzose domus dell’antica città di Pompei. La casa del Fauno &#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Casa del Fauno, è tra le più belle e sfarzose domus dell’antica città di Pompei.</p>
<p><a href="https://www.visiteguidatepompei.com/"><strong>La casa del Fauno degli scavi di Pompei,</strong> </a>è situata su via della Fortuna, deve il suo nome ad una statua in bronzo, posizionata nell’impluvium, che rappresenta un satiro danzante. Erroneamente la statua venne interpretata come un fauno. La statua originale oggi è conservata all’interno del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.</p>
<p>La datazione della domus può essere divisa in vari tempi. La prima costruzione risale al III secolo a.C. Venne ampliata nel II secolo a.C. La casa venne totalmente ricostruita , il piano di calpestio venne rialzato quasi di un metro. Con l’occasione venne aggiunto un secondo peristilio, che equivaleva a dimostrare ostentazione, ricchezza e potere. Risale invece al I secolo a.C. la zona dei bagni e dei servizi.</p>
<p>Venne esplorata all’inizio del XIX secolo. Numerosi mosaici videro la luce. Mosaici che vennero esportati e portati al Museo archeologico nazionale, proprio per preservarli.</p>
<p>All’interno della Casa del Fauno vennero ritrovati numerosi oggetti in oro e argento. L’ingresso possiede una particolarità. L’ingresso, sostenuto da due pilastri in tufo, ha all’ingresso la scritta “Have”. Oltre al valore artistico, questo mosaico è importante perché testimonianza della conoscenza della lingua latina del proprietario della casa. Infatti a Pompei al tempo era parlata la lingua Osca.</p>
<p>Nel tablinio venne ritrovato lo scheletro di una donna con denari e gioielli. La donna sicuramente stava scappando dall’eruzione del Vesuvio del 79 d. C. Ma non solo nel tablinio, sono stati ritrovati dei corpi vittime dell’eruzione. Anche nella stalla infatti, sono stati ritrovati i resti di alcuni uomini e di alcuni buoi.</p>
<p>Ma la Casa del Fauno è famosa soprattutto per il grande mosaico, ritrovato tra il primo e secondo peristilio. Il mosaico è la copia di un famoso mosaico del II secolo a.C. che raffigurava la battaglia decisiva tra Alessandro Magno e il re persiano Dario, che cambiò il corso della storia. Il mosaico della Battaglia di Isso , così chiamato, oggi si trova al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.</p>
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<p><strong> </strong></p>
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<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>La leggenda di Castel Capuano</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/865108265/www-guideturistichenapoli-it-visite-guidate-napoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Oct 2023 23:48:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi & Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[castel capuano napoli]]></category>
		<category><![CDATA[leggende napoletane]]></category>
		<category><![CDATA[napoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Castel Capuano, dopo Castel dell’Ovo, è il più antico castello di Napoli. Il suo nome si deve alla vicina Porta &#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.guideturistichenapoli.it/visite-guidate-napoli/"><strong>Castel Capuano, dopo Castel dell’Ovo, è il più antico castello di Napoli.</strong></a> Il suo nome si deve alla vicina Porta Capuana, un tempo varco di accesso alla vecchia strada verso Capua.</p>
<p>Costruito nel XII secolo per ordine del figlio di Ruggero il Normanno, Guglielmo il Malo, venne utilizzato subito come residenza reale, anche se il suo aspetto era più simile a quella di una fortezza militare. Nel 1231 difatti, Federico II gli diede un’ aspetto più simile ad una reggia, e degna di ospitare la famiglia reale.</p>
<p>Con la costruzione del Maschio Angioino, destinato a residenza reale, Castel Capuano divenne residenza dei membri della famiglia reale, dei residenti funzionari del regno e personaggi illustri come Francesco Petrarca. Nei secoli subì altre ristrutturazioni sino a diventare, con la venuta di Don Pedro de Toledo a Napoli, sede del palazzo di giustizia, dove riunì tutti i tribunali del regno.</p>
<p>A Napoli però storia e leggenda si intrecciano sempre, e proprio a Castel Capuano è legato la leggenda del “Fantasma degli avvocati”, uno spirito cruento, che ogni 19 aprile si aggira per le stanze del tribunale.</p>
<p>Secondo la tradizione popolare il fantasma in questione è quello della giovane e crudele Giuditta Guastamacchia, la sposa fedifraga che, proprio nell’aprile del 1800, fu processata e giustiziata dalla Gran Corte della Vicaria per aver assassinato il giovanissimo marito, fatto scempio del suo cadavere, con la complicità del suo amante, un prete, e di suo padre. La storia di Giuditta inizia quando giovanissima, con un bimbo piccolo da crescere, si ritrova sola e molto povera dopo la morte del marito. Il marito viene giustiziato per aver frodato il regno di Napoli. Il padre di Giuditta, nell’impossibilità di mantenere la figlia e il nipote, decide di chiuderla nel Convento di Sant’Antonio alla Vicaria, dal quale uscì solo nel 1794. E, proprio in convento, Giuditta intreccia una relazione amorosa con un sacerdote, don Stefano D’Aniello che, per allontanare i sospetti, si spaccerà come lo zio di Giuditta.<br />
E proprio per salvare le apparenze, lo “Zio” prete decide di far venire dalla Puglia un suo giovane nipote di appena 16 anni, convincendolo a sposare la ragazza. Con il giovane marito il matrimonio non fu mai consumato e Giuditta rimase sempre a disposizione del prete. La situazione precipitò quando il giovane marito di Giuditta, scoprendo di essere stato truffato con un matrimonio farsa, decise di rendere pubblica la tresca di sua moglie con un religioso, facendo scoppiare uno scandalo. Giuditta, fiutato il pericolo, elaborò un vero e proprio piano criminale. Fece credere al padre di essere stata malmenata e derubata dal marito poi convolse l’amante prete, convincendolo a partecipare al delitto. Con uno stratagemma, il giovane marito di Giuditta, venne attirato in casa della donna e strangolato. Giuditta decise di sbarazzarsi del cadavere facendolo a pezzi, con l’aiuto di due complici, un barbiere e un chirurgo. Il povero ragazzo venne così maciullato e i suoi resti infilati in un sacco per essere poi dispersi nel bosco, in campagna e nel mare. Il piano però fallì. Il barbiere, fermato per un controllo dalle guardie reali mentre si sbarazzava dei resti del povero giovane, venne interrogato e confessò tutto, facendo il nome dei suoi complici. Giuditta provò a scappare ma la sua fuga terminò a Capodichino. Il Tribunale della Vicaria condannò tutti a morte per impiccagione, tranne lo zio prete che riuscì a cavarsela con l’ergastolo per non aver partecipato materialmente all’omicidio del nipote. Ma Giuditta ebbe una doppia punizione: considerata la mente criminale, dopo l’impiccagione, la testa e le mani le vennero amputate e messe in mostra, come una sorta di monito alla popolazione, a una delle finestre della vicaria. Il suo cranio, successivamente, utilizzato per studi di fisiognomica criminale e venne conservato ed esposto presso il Museo di Anatomia di Napoli. La sua anima nera, da allora, non trovò mai pace. La sposa maledetta, secondo la tradizione popolare, ricompare nel giorno della ricorrenza dell’esecuzione, il 19 aprile, nelle buie stanze di Castel Capuano.</p>
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		<title>L&#8217;Anfiteatro di Pompei</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/865108385/www-visiteguidatepompei-com/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Oct 2023 07:08:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Pompei]]></category>
		<category><![CDATA[Scavi di Pompei]]></category>
		<category><![CDATA[Visite guidate Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Visite guidate Pompei]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’antica città di Pompei, ancora oggi desta meraviglia e stupore. Una visita guidata negli scavi più famosi al mondo, ci &#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’antica città di Pompei, ancora oggi desta meraviglia e stupore. <a href="https://www.visiteguidatepompei.com/">Una visita guidata</a> negli scavi più famosi al mondo, ci riporta in dietro di secoli.</strong></p>
<p>Pompei possiede ancora un atmosfera quasi sospesa, un atmosfera ferma al 79 D.C. giorno in cui l’eruzione del Vesuvio fece addormentare per sempre la città.</p>
<p>È possibile ancora oggi quasi toccare con mano usi, costumi ed abitudini, che sono ancora vivi.</p>
<p>Visitando, le botteghe, le domus e gli edifici pubblici, è possibile quasi immergersi nella vita quotidiana degli antichi pompeiani.</p>
<p>E proprio l’anfiteatro era uno dei luoghi preferiti dai Pompeiani, il più antico luogo giunto a noi, dedicato al tempo libero. Il luogo dei giochi circensi, delle battaglie tra i gladiatori.</p>
<p>A Pompei, come in ogni altra città dotata di un anfiteatro, la popolazione aveva una vera e propria passione per i giochi, per i gladiatori e gli spettacoli più cruenti. Tanta la documentazione che è arrivata fino ai nostri giorni, non mancano graffiti che riguardano il tifo per l’uno o l’altro campione, ma anche di apprezzamenti femminili che riguardava la fisicità dei gladiatori.</p>
<p>Costruito nel 70 A.C. da due magistrati, Gaio Quinzio Valgo e Marco Porcio , sorge nella parte sud-est dell’antica città di Pompei. In realtà la scelta della posizione, che può sembrare quasi nella periferia dell’antica città, fu dettata da due motivi.</p>
<p>Il primo che per l’appunto era una zona della città poco abitata, e quindi la costruzione, e le giornate di spettacolo, non avrebbero intralciato la vita quotidiana della città, dato la grande affluenza di pubblico.</p>
<p>La seconda fu una scelta economica, in quanto la struttura venne addossata alla cinta muraria ormai in disuso, sfruttando un terrapieno già esistente.</p>
<p>Si trattava di un vero e proprio stadio, anche dal punto di vista del pubblico che partecipava con grande foga agli eventi, che sfociavano molte volte in risse.</p>
<p>Una delle risse più famosa accadde nel 59 D.C. quando i pompeiani si scontrarono con gli abitanti di Nuceria Alfaterna, a causa di motivi territoriali. Una rissa che riportò tanti feriti e addirittura morti.</p>
<p>Effetto di tale nefasta occasione fu la chiusura per 10 anni dell’anfiteatro.</p>
<p>La chiusura fu poi revocata a causa di un terremoto nel 62 D.C. che provocò ingenti danni alla struttura, la quale fu oggetto di ristrutturazione.</p>
<p>Ma il terremoto fu nulla rispetto a quanto avvenne anni dopo, con l’eruzione del 79 che lo ricoprì con un mantello di cenere e lapilli.</p>
<p>Un “mantello” che solo nel 1748 fu rimosso durante gli scavi borbonici.</p>
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		<title>La chiesa della Madonna di Piedigrotta Napoli</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/865107845/www-guideturistichenapoli-it-visite-guidate-napoli-la-chiesa-della-madonna-di-piedigrotta-napoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Aug 2023 06:12:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Architettura]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa di piedigrotta napoli]]></category>
		<category><![CDATA[chiese di napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Guide turistiche napoli]]></category>
		<category><![CDATA[napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Visite guidate Napoli]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Napoli e le sue tantissime chiese, oltre ad affascinare per la loro bellezza architettonica, incuriosiscono per le leggende popolari di cui sono avvolte.</p>
<p>Proprio alla <a href="https://www.guideturistichenapoli.it/visite-guidate-napoli/"><strong>Chiesa della Madonna di Piedigrotta</strong></a>, che sorge vicino al lungomare di Napoli, è legata una leggenda.</p>
<p>Un giorno nel bel mezzo di una tempesta, Frate Bernardino ritornò precipitosamente nella chiesa a controllare se tutto stesse al suo posto. Ma il frate non ebbe nemmeno il tempo di riprendersi dalla pioggia che rimase scioccato, vedendo che la statua della Madonna, situata sull’altare maggiore, non era più al suo posto.</p>
<p>Trafelato, chiamò subito l’Abate poiché si pensò ad un furto.<br />
Ma dopo che il frate decise di dare una ricontrollata, vide la Madonna ritornare al suo posto col mantello bagnato spiegando di essere apparsa in soccorso ad alcuni marinai che l’avevano invocata impauriti dall’eccezionale tempesta, che esternamente imperversava.</p>
<p>Alla Vergine mancava una scarpetta: l’aveva tolta perché piena di sabbia e non aveva fatto in tempo a rimetterla. L’Abate in persona constatò che il mantello della Madonna era bagnato e che mancava proprio una scarpetta. Così prese a cercare la scarpetta mancante. Fu proprio lì, dove trovarono la scarpetta e la statua lignea dedicata alla Madonna, che ebbe inizio il culto.</p>
<p>Da questa leggenda deriva la tradizione di regalare alle spose una scarpetta con il simbolo del sole come buon auspicio e protezione. Sembra che a questa leggenda si faccia risalire anche la favola della “Gatta Cenerentola” di Giambattista Basile, dalla quale prese spunto la fiaba di Cenerentola di Charles Perrault, divenuta un classico della Disney.</p>
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		<title>Antiquarium di Pompei</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/865105005/https-www-guideturistichenapoli-it-visite-guidate/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Mar 2023 10:23:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Pompei]]></category>
		<category><![CDATA[Scavi di Pompei]]></category>
		<category><![CDATA[viaggio a napoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Antiquarium di Pompei, è un museo archeologico, situato proprio all&#8217;intero degli scavi dell&#8217;antica città di Pompei. Una raccolta di reperti &#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Antiquarium di Pompei, è un museo archeologico, situato proprio all&#8217;intero degli<a href="https://www.guideturistichenapoli.it/visite-guidate/"><strong> scavi dell&#8217;antica città di Pompei.</strong></a> Una raccolta di reperti provenienti dagli scavi archeologici dell&#8217;omonima città, seppellita dall&#8217;eruzione del Vesuvio del 79 d.C., assieme alle città di Ercolano, Stabiae e Oplontis.</p>
<p>L&#8217;Antiquarium venne realizzato da Giuseppe Fiorelli tra il 1873 e il 1874, negli spazi sottostanti la terrazza del Tempio di Venere, con affaccio su Porta Marina. Nel 1926 venne ampliato da Amedeo Maiuri, che oltre ad aggiungere grandi mappe con gli sviluppi aggiornati degli scavi dal 1748 in poi, inserì nuovi reperti provenienti dalla Villa Pisanella di Boscoreale e dagli scavi di via dell&#8217;Abbondanza.</p>
<p>La struttura venne gravemente danneggiata dalle bombe della II guerra mondiale ma nel 1948 grazie al restauro di Maiuri riaprì ai visitatori in occasione della celebrazione del secondo centenario degli scavi di Pompei. Nuovamente danneggiato, stavolta dal terremoto del 1980, da allora è rimasto chiuso al pubblico.</p>
<p>Il 25 gennaio 2021 l’Antiquarium è stato inaugurato con un nuovo allestimento ed è diventato uno spazio museale dedicato all’esposizione permanente di reperti che illustrano la storia di Pompei.</p>
<p>Oltre a celebri testimonianze dell’immenso patrimonio pompeiano, come gli affreschi della Casa del Bracciale d’oro, gli argenti di Moregine o il triclinio della Casa del Menandro, sono qui esposti anche i rinvenimenti dei più recenti scavi condotti dal Parco Archeologico: dai frammenti di stucco in I stile delle<em> fauces</em> della Casa di Orione al tesoro di amuleti della Casa con Giardino, agli ultimi calchi delle vittime dalla villa di Civita Giuliana.</p>
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		<title>I Quartieri Spagnoli</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/865100847/quartieri-spagnoli-napoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jul 2022 07:31:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi & Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[Guide turistiche napoli]]></category>
		<category><![CDATA[quartieri spagnoli]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.comunicatostampa.org/?p=100847</guid>

					<description><![CDATA[<p>I Quartieri Spagnoli  la loro unicità e la bellezza di vedute e scorci mozzafiato della città. I Quartieri spagnoli, uno &#8230; </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I Quartieri Spagnoli  la loro unicità e la bellezza di vedute e scorci mozzafiato della città.</p>
<p>I Quartieri spagnoli, uno dei luoghi simbolo della città di Napoli, dove l’antico  e il moderno si intrecciano in un turbinio di colori, suoni e profumi; ci porterà ad attraversare secoli di storia.</p>
<p>Attraverseremo le sue strade incontreremo luoghi cari alla cultura teatrale napoletana come , come la casa di Filumena Marturano, sino ad arrivare ad ammirare le opere di street art; come lo storico Maradona, con il “nuovo” volto (recentemente ridisegnato), l’affascinante Pudicizia/Iside dell’argentino Bosoletti e i colorati murales antropomorfi degli eclettici Cyop&amp;Kaf.</p>
<p>Tutto parte da Via Toledo, una una delle arterie principali della città di<a href="https://www.guideturistichenapoli.it/"> Napoli</a>, oggi il luogo delle passeggiate e dello shopping, un tempo era il luogo di caserme per i soldati spagnoli.</p>
<p>Via Toledo,  che Il Vicerè Don Pedro de Toledo volle costruire per ampliare la zona, dalle vecchie cinte murarie cittadine. Ben presto questa arteria, considerata una delle principali del Regno di Napoli, divenne anche fulcro della vita culturale grazie alla fama che crebbe in seguito alla presenza dei viaggiatori del Grand Tour, che affollavano il Bel Paese. La vitalità di via Toledo colpì perfino Stendhal che la definì la più popolosa al mondo e un tripudio di colori e gioia.</p>
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		<item>
		<title>Carlo di Borbone e Maria Amalia di Sassonia, i sovrani di Napoli</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/865100872/carlo-di-borbone-e-maria-amalia-di-sassonia-i-sovrani-di-napoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Jul 2022 07:01:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi & Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[napoli]]></category>
		<category><![CDATA[scavi di ercolano]]></category>
		<category><![CDATA[Scavi di Pompei]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.comunicatostampa.org/?p=100872</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il Regno di Napoli, arrivò al suo massimo splendore grazie al sovrano Carlo di Borbone, che tramite il suo amore &#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.visiteguidatepompei.com/">Il Regno di Napoli, arrivò al suo massimo splendore grazie al sovrano <strong>Carlo di Borbone</strong>, che tramite il suo amore per la conoscenza</a> e lo studio, fece nascere l’archeologia proprio qui nel regno.</p>
<p>Carlo era figlio di Elisabetta Farnese e Filippo V di Spagna, sposò Maria Amalia di Sassonia, donna innamorata dell’arte antica. I due diventati sovrani di Napoli , intrapresero nel regno una vera e proprio rivoluzione culturale. Carlo di Borbone, arrivò alla conquista del Regno a seguito della guerra di successione polacca. Dopo il conflitto si stabilì che la corona di Spagna dovesse essere separata dal Regno di Napoli, in quanto risultava troppo egemone rispetto alle altre potenze europee.</p>
<p>Carlo arrivò a Napoli nel 1734, portando da Parma, come dote della cara madre la cosiddetta “Collezione Farnese” che costituisce il nucleo principale sia del Museo Archeologico di Napoli, il MANN che la Pinacoteca di Capodimonte. Collezione ricchissima e famosa nel mondo, pezzi inestimabili e unici come il famoso Ercole Farnese.</p>
<p>Oltre questa importante collezione, dopo pochi anni dall’arrivo del sovrano, iniziarono anche i primi ritrovamenti archeologici. Si narra che la regina Maria Amalia di Sassonia, tramite il Principe d&#8217;Elbeuf, viene a conoscenza di una città sepolta. il Principe d&#8217;Elbeuf, nel far scavare un pozzo nella sua tenuta di Portici, in località Resina, s’imbatté nel Teatro di Ercolano, cominciando a tirar fuori una serie di suppellettili, che lo stesso inviò in dono al papà di Maria Amalia.</p>
<p>Passano solo pochi anni dal suo insediamento, che già nel <a href="https://www.visiteguidatepompei.com/"><strong>1738 viene scoperta Ercolano, mentre nel 1748 viene alla luce anche Pompei.</strong></a> Sicuramente i due scavi archeologici e non solo fanno parte di un immenso patrimonio che si dischiude nella città di Partenope rendendola, oltre che per le bellezze naturali, una vera e propria Capitale della Cultura internazionale.</p>
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		<title>Tempio di Iside Pompei</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/86590706/tempio-di-iside-pompei/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Jun 2021 06:38:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi & Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[Guide turistiche napoli]]></category>
		<category><![CDATA[napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Pompei]]></category>
		<category><![CDATA[Scavi di Pompei]]></category>
		<category><![CDATA[Spaccanapoli]]></category>
		<category><![CDATA[Visite guidate Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Visite guidate Pompei]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Tempio di Iside a Pompei, è una costruzione di epoca romana, sepolta dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. L’eruzione, &#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Tempio di Iside a Pompei, è una costruzione di epoca romana, sepolta dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.</p>
<p><a href="https://www.guideturistichenapoli.it/visite-guidate-napoli/"><strong>L’eruzione, violenta, seppellì oltre l’antica città di Pompei, anche le antiche città di Ercolano, Oplontis e Stabia.</strong></a></p>
<p>Il Tempio di Iside venne ritrovato a seguito degli scavi archeologici promossi dai Borbone nel settecento. L’esplorazione della costruzione sacra ha fornito una grande quantità di reperti e pitture con soggetti religiosi, oggi custoditi, per la maggior parte al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.</p>
<p>La costruzione del tempio risale al II secolo a.C., ma a causa del terremoto di Pompei del 62 d.C. l’intera struttura venne ricostruita per volere di Numerio Popidio Ampliato. Numerio attribuì il merito della costruzione al figlio di appena sei anni Celsino, per avviarlo ad una fortunata carriera politica.</p>
<p>Pochissimi anni dopo, come accennato precedentemente, la costruzione fu seppellita sotto una coltre di cenere e lapilli a seguito dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.</p>
<p>Venne esplorato nel XVIII secolo, più precisamente tra il 1764 ed il 1766, risultando con molto stupore, di essere uno degli edifici meglio conservato dell’antica città. Il ritrovamento di numerosi oggetti sacri e decorazioni pittoriche, a stampo egiziano, porto un notevole interesse in tutta Europa. Interesse che lo rese uno degli edifici più visitati. Tra gli ospiti celebri ci fu Mozart, da cui trasse ispirazione per la sua opera , il flauto magico.</p>
<p>Il culto antichissimo della dea egizia Iside, si diffuse in tutto il Mediterraneo a partire dal III secolo a.C. un culto misterico, cioè riservato agli iniziati. Il mito narra le vicende di Iside che recuperò le parti dello sposo Osiride, ucciso e smembrato da Seth. Iside ricompose il corpo di Osiride e gli ridiede vita con le sue arti magiche divenendo così la divinità dispensatrice della vita. Questo culto era particolarmente diffuso tra i ceti bassi di Pompei, proprio per il messaggio di speranza di una vita oltre la morte. Il tempio si trova nella zona dei teatri degli scavi di Pompei, nei pressi della Palestra Sannitica, che venne ristretta proprio per consentire i lavori per ingrandire la costruzione sacra.</p>
<p>Al centro di un cortile porticato, il tempio si trova su un alto podio. Nello spazio antistante si trova l’altare, la fossa per lo scarico delle offerte ed un piccolo edificio chiamato il <em>purgatorium</em>, al cui interno una scala porta al bacino a cui attingere l’acqua per le offerte, che si diceva fosse alimentato direttamente dal Nilo.</p>
<p>Alle spalle del tempio si trova un ampia sala che era dedicata alle riunioni degli iniziati <em>ekklesiasterion</em>, mentre in una più piccola il <em>sacrarium</em>, erano visibili pitture che narravano episodi del mito della dea.</p>
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		<title>Chiesa di Santa Maria del Parto Napoli</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/86590276/chiesa-di-santa-maria-del-parto-napoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Jun 2021 08:34:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Architettura]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi & Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[Centro antico Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Guide turistiche napoli]]></category>
		<category><![CDATA[napoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La chiesa di Santa Maria del Parto, è una delle chiese monumentali della città di Napoli, sita più precisamente nel &#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La chiesa di Santa Maria del Parto, è una delle chiese monumentali della<a href="https://www.guideturistichenapoli.it/visite-guidate-napoli/"><strong> città di Napoli</strong></a>, sita più precisamente nel quartiere di Chiaia, nella zona di Mergellina.</p>
<p>All’interno della chiesa ancora oggi si può ammirare la tomba del poeta Jacopo Sannazaro e il presepe di Giovanni da Nola.</p>
<p>Federico I di Napoli, salito al trono del Regno nel 1497, concesse al Sannazaro una pensione di seicento ducati, oltre ad un terreno nella zona di Mergellina. Il terreno precedentemente era appartenuto ai monaci benedettini del convento dei Santi Severino e Sossio.</p>
<p>Molto probabilmente nel podere già esisteva una villa, e lo stesso Sannazaro fece aggiungere una torre. Il Sannazaro inoltre, fece progettare anche due chiese sovrapposte. I lavori per la realizzazione delle chiese iniziarono nel 1504, quando il poeta si trasferì a Mergellina. La chiesa sottostante venne terminata nel 1525, interamente scavata nel tufo, simile alla vicina tomba del poeta Virgilio, con un ingresso autonomo e dedicata a Santa Maria del Parto, nome che deriva da una delle opere del Sannazaro <em>De Partu Virginis</em>.</p>
<p>La chiesa divenne luogo di preghiera per tutte le donne incinte o per quelle che desideravano avere un figlio. Infatti c’era l’usanza di riunirsi ogni 25 di ogni mese per recitare preghiere in favore di queste donne. Con la morte di Sannazaro, la chiesa cadde in abbandono, venendo utilizzata come luogo di sepoltura per gli appartenenti alla confraternita del Santissimo Rosario. Sebbene gli affreschi siano scomparsi definitivamente dalla chiesa sotterranea, lo splendore del luogo ha superato il passare del tempo. La chiesa sarà narrata dai viaggiatori e dagli amanti dell’arte. Il destino della chiesa superiore invece, fu più controverso. Concepita come una cappella privata dedicata a San Nazario, la chiesa rimase parzialmente incompiuta a causa dell’epidemia di peste del seicento, e anche a causa dell’instabilità politica che attanagliarono Napoli durante questo periodo storico. Nel 1529, infatti, il Sannazaro donò la chiesa ai Servi di Maria, che si assicurarono di portare i lavori a conclusione, regalando magnificenza al santuario.</p>
<p>Il poeta espresse ai padri servi di Maria, la volontà che i suoi resti riposassero nella chiesa. Il monumento funebre che accoglie le spoglie del poeta, fu disegnato secondo teorie accreditate, dallo stesso Sannazaro. Il monumento funebre è di chiara ispirazione rinascimentale. Con fortissimi riferimenti allo stile di Michelangelo Buonarroti. Sulla parte superiore si trova un bassorilievo di Marsia e Nettuno, mentre ai lati si trovano le statue di apollo e Minerva. L’opera è completata dal busto del poeta, ritratto dalla sua maschera funeraria e che alla base presenta il nome di <em>Actius Sincerus</em>; pseudonimo assunto dall’umanista dopo aver aderito all’Accademia Pontaniana. Nella chiesa inoltre è conservato uno splendido presepe ligneo opera di Giovanni da Nola che il Sannazaro aveva commissionato nel 1520, con le statue di Maria, Giuseppe e tre pastori, mentre nell’abside sono posizionate le statue di San Nazario e San Jacopo, eseguite da Bartolomeo Ammannati.</p>
<p>Ma la chiesa conserva una tela misteriosa … il dipinto di Leonardo da Pistoia, chiamato il Diavolo di Mergellina o il San Michele che calpesta il demonio. La particolarità dell’opera sta nel fatto che il demonio è raffigurato con il volto bellissimo di una donna identificata come Vittoria Colonna d’Avalos, che tentò di sedurre il giovane cardinale Diomede Carafa.</p>
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		<title>Chiesa del Gesù Nuovo Napoli</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/86589825/chiesa-del-gesu-nuovo-napoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 May 2021 13:42:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi & Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[centro antico di napoli]]></category>
		<category><![CDATA[chiese di napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Guide turistiche napoli]]></category>
		<category><![CDATA[napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Spaccanapoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La chiesa del Gesù nuovo è una delle chiese più imponenti di Napoli. Situata nel cuore del centro antico della &#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La chiesa del Gesù nuovo è una delle chiese più imponenti di Napoli.</p>
<p><a href="https://www.guideturistichenapoli.it/visite-guidate-napoli/"><strong>Situata nel cuore del centro antico della città di Napoli,</strong></a> in Piazza del Gesù, di fronte la guglia dell’Immacolata, è una delle chiese più cara ai napoletani, dato che all’interno è custodito il corpo di San Giuseppe Moscati, il medico napoletano canonizzato santo da papa Giovanni Paolo II nel 1987.</p>
<p>La chiesa del Gesù Nuovo è una delle chiese con la massima concentrazione di pittura e scultura barocca, alla quale hanno lavorato alcuni dei più influenti artisti di scuola napoletana. La chiesa ha di per se una storia particolare. Essa infatti nasce come palazzo nobiliare della famiglia Sanseverino, una delle più importanti casate del regno di Napoli. La famiglia volle per la facciata del palazzo una decorazione a bugnato a forma di diamante, che per la loro particolare forma avrebbe dovuto far confluire le energie positive dall’esterno verso l’interno. in realtà alla luce delle peripezie della famiglia e del palazzo il risultato fu proprio l’opposto. Infatti la famiglia perse il palazzo che venne confiscato e venduto ai gesuiti. Una volta divenuto chiesa anche, qui la sorte non fu tanto benevola. La chiesa subì un incendio, la cupola crollo più volte, e durante la guerra una bomba cadde nella navata, fortunatamente senza esplodere.</p>
<p>Ancora oggi la misteriosa facciata del Gesù Nuovo, desta meraviglia e mistero, a causa dei misteriosi segni, incisi su ogni singola pietra</p>
<p>I gesuiti la fecero diventare una degli scrigni barocchi della città di Napoli. Entrati in possesso del palazzo, incaricarono della ristrutturazione di tutto il complesso i loro confratelli Giuseppe Valeriano e Pietro Provedi. Essi sventrarono completamente il sontuoso palazzo, l’unica cosa che salvarono, è per l’appunto, la sontuosa facciata a bugne.</p>
<p>Ricca di decorazioni marmoree realizzate da Cosimo Fanzago, la chiesa è a croce greca. Sulla controfacciata, in corrispondenza della navata centrale, sopra il portale centrale, è presente il grandioso affresco di Francesco Solimena, con la Cacciata di Eliodoro dal Tempio.</p>
<p>Una chiesa che si trova nel cuore della città, che avvolta dall’arte e il mistero, merita davvero di essere conosciuta.</p>
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		<title>Casa degli Amorini dorati Pompei</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/86589556/casa-degli-amorini-dorati-pompei/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 May 2021 06:49:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi & Turismo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.comunicatostampa.org/?p=89556</guid>

					<description><![CDATA[<p>La Casa degli Amorini dorati è una delle domus più affascinati degli scavi archeologici di Pompei. È considerata tra le &#8230; </p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.comunicatostampa.org/86589556/casa-degli-amorini-dorati-pompei/">Casa degli Amorini dorati Pompei</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.comunicatostampa.org">ComunicatoStampa.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Casa degli Amorini dorati è una delle domus più affascinati degli scavi archeologici di Pompei. È considerata tra le abitazioni più eleganti, un vero gioiello che sorge nella Regio VI <a href="https://www.visiteguidatepompei.com/"><strong>dell’antica città di Pompei.</strong> </a>La Casa degli amorini dorati è famosa grazie ai suoi affreschi e mosaici che documentano le varie fasi costruttive della domus.</p>
<p>La domus che conosciamo noi è stata ottenuta dall’unione di due piccole dimore del III e II secolo a.C.</p>
<p>Costruzioni unificate nel I secolo a.C., in un nuovo progetto edilizio molto più articolato, con la creazione di un grande e singolare peristilio.</p>
<p>La casa deve il suo nome ad alcuni dischi di vetro con foglia d’oro sui quali è incisa la figura di un amorino, che decoravano la stanza da letto matrimoniale del proprietario. Gli affreschi principali risalgono al terzo stile pompeiano ed illustrano episodi tratti dalla mitologia greca che vennero però danneggiati dal terremoto del 62 d.C.</p>
<p>Alcuni affreschi difatti, furono restaurati dopo, in I stile pompeiano.</p>
<p>Costruita come dicevamo, attorno allo scenografico peristilio con giardino,un lato è munito di colonne di maggiore altezza sormontate da un frontone, che dava un senso di sacralità agli ambienti che vi si affacciavano.</p>
<p>L’aura religiosa del peristilio è sottolineata anche dalla presenza di ben due luoghi di culto. Il primo ambiente è un edicola del larario destinata al culto domestico tradizionale, mentre il secondo è un sacello molto particolare, destinato al culto delle divinità egizie ritratte nei dipinti, ossia Anubi dio dei morti con testa di sciacallo e Apocrate dio bambino figlio di Iside. Rappresentati nel sacello troviamo la stessa Iside e Serapide, dio guaritore.</p>
<p>Molto probabilmente il proprietario della domus era un sacerdote di Iside, dato che sono stati ritrovati anche alcuni oggetti dedicati al culto isiaco.</p>
<p>Tra i vari ambienti non si può non menzionare il grande salone di rappresentanza, caratterizzato da squisite e delicate pitture a soggetto mitologico. Il pavimento del salone inoltre è mosaicato con un rosone centrale secondo la moda dell’epoca di Augusto.</p>
<p>Il giardino è un vero e proprio scrigno d’arte e storia. Pieno di statuette, decori, maschere teatrali, riproduzioni di animali e di medaglioni sistemati tra le colonne per proteggere gli abitanti della domus dal malocchio.</p>
<p>Tutti gli oggetti ritrovati oltre a dare un’aura magica e di mistero all’abitazione, testimoniavano la ricchezza del proprietario. Notizie del proprietario ci provengono grazie al ritrovamento di graffiti e di un anello sigillo, che indicano per l’appunto il proprietario in Cnaeus Poppaeus Habitus, imparentato con Poppea Sabina, seconda moglie di Nerone.</p>
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