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	<title>ComunicatoStampa.org : autori e press agent</title>
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	<description>Il portale dei comunicati stampa</description>
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	<title>ComunicatoStampa.org : autori e press agent</title>
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	<item>
		<title>Bollette: gli italiani perdono 660 milioni di euro per l’indecisione</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/865123487/bollette-gli-italiani-perdono-660-milioni-di-euro-per-lindecisione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Polo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2026 07:28:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Casa & Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Finanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 1° dicembre 2026 basteranno appena 24 ore per cambiare operatore di luce e gas, ma la novità rischia di &#8230; </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dal 1° dicembre 2026 basteranno appena 24 ore per cambiare operatore di luce e gas, ma la novità rischia di scontrarsi con la <strong>proverbiale indecisione degli italiani</strong>. I dati della ricerca commissionata da <strong><a href="https://www.facile.it/">Facile.it</a></strong> a <em>mUp Research</em> parlano chiaro: dal momento in cui maturiamo l’idea di cambiare fornitore a quello in cui effettivamente firmiamo il nuovo contratto passano, in media, <strong>dai 52 ai 60 giorni</strong> cui vanno aggiunti i tempi tecnici necessari affinché la nuova fornitura sia attiva, che possono arrivare fino ad <strong>altri 60 giorni</strong>.</p>
<p>Un’indecisione che si traduce in <strong>un costo ben preciso</strong>: a furia di rimandare la scelta, nell’ultimo anno gli italiani hanno sprecato più di <strong>660 milioni di euro per le sole bollette luce e gas</strong>, ma se si allarga l’analisi anche ad altre spese domestiche come l’RC auto o moto, negli scorsi 12 mesi la strategia del <em>“poi ci penso” </em>è costata ai consumatori più di <strong>1,3 miliardi di euro.</strong></p>
<p>Tempi così lunghi sorprendono soprattutto alla luce del fatto che, come emerso dall’indagine, le bollette di luce e gas sono percepite come le spese che incidono maggiormente sul budget familiare (rispettivamente dal 62% e 53% dei rispondenti) e, di conseguenza, come le prime voci che i consumatori vorrebbero ridurre.</p>
<p><em>«Spesso sottovalutiamo quanti soldi perdiamo continuando a rimandare scelte di risparmio che possiamo prendere in sicurezza e in poco tempo. Oggi la tecnologia offre l’opportunità di confrontare velocemente le offerte, di ricevere consulenza specializzata qualora necessario e di firmare il contratto col nuovo fornitore in pochi minuti e in completa sicurezza</em>», spiegano gli esperti di Facile.it<em>.</em></p>
<p>Come mai impieghiamo così tanto tempo per attivarci e cambiare fornitore nonostante l’esigenza di risparmiare? Dall’indagine sono emersi dati che fanno riflettere: la ragione più diffusa è la <strong>difficoltà nel trovare il fornitore giusto</strong>, seguita dalla <strong>mancanza di tempo da dedicare alla ricerca</strong>, dalla <strong>paura di fare la scelta sbagliata</strong> e della <strong>poca conoscenza della materia</strong>.</p>
<p><strong>Per quali ragioni cambiamo o <em>non</em> cambiamo fornitore</strong></p>
<p>Nell’ultimo anno un italiano su quattro ha cambiato fornitore di energia elettrica (25%), uno su cinque quello del gas (20%).</p>
<p>Guardando alle motivazioni per cui si <strong>è cambiato venditore</strong> di energia emerge che quella più diffusa, senza sorpresa, è il <strong>prezzo ritenuto troppo elevato</strong>, ma si passa ad un nuovo fornitore anche per altre ragioni, ad esempio, <strong>l’assenza di trasparenza</strong> nelle comunicazioni. C’è anche chi cambia perché finisce <strong>vittima di una truffa</strong> e, spesso a sua insaputa, attiva un nuovo contratto.</p>
<p>Dati interessanti emergono analizzando anche le ragioni per cui, invece, <strong>si rimane fedeli al proprio venditore</strong> di energia: <strong>il prezzo</strong>, in questo caso ritenuto congruo, si conferma la <strong>prima motivazione di soddisfazione</strong> (43% per entrambe le forniture), mentre in tanti sono rimasti dove erano solo perché non hanno trovato offerte più adatte (39% in entrambi i casi); da non sottovalutare il peso di chi resta con il proprio fornitore non perché soddisfatto, ma per <strong>semplice inerzia</strong> (con percentuali prossime al 12%).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>*</em><em> Indagine commissionata da Facile.it a mUp Research svolta tra il 28 febbraio ed il 4 marzo 2026 attraverso la somministrazione di n.1.009 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 25 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana residente sull’intero territorio nazionale nell’intervallo di età considerate.</em></p>
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		<title>L’indecisione costa agli italiani 1,3 miliardi di euro</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/865123452/lindecisione-costa-agli-italiani-13-miliardi-di-euro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Polo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 07:07:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Casa & Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[bollette energia]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[gas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Italia c’è una frase che molti pronunciano spesso: “Poi ci penso”. Applicata all’economia domestica, questa abitudine ha un controvalore &#8230; </p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.comunicatostampa.org/865123452/lindecisione-costa-agli-italiani-13-miliardi-di-euro/">L’indecisione costa agli italiani 1,3 miliardi di euro</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.comunicatostampa.org">ComunicatoStampa.org</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia c’è una frase che molti pronunciano spesso: <em>“Poi ci penso”. </em>Applicata all’economia domestica, questa abitudine ha un controvalore economico molto concreto:<strong> 1,3 miliardi di euro</strong>. <strong>Tanto ci è costata l’indecisione</strong>, solo nell’ultimo anno, quando si è trattato di cambiare fornitore; il dato arriva dall’indagine commissionata da <strong><a href="https://www.facile.it/">Facile.it</a></strong> all’istituto di ricerca <em>mUp Research</em>* e presentata in occasione dell’evento “<em>Quanto ci costa rimandare. Il danno economico dell’indecisione</em>” organizzato in collaborazione con <strong>Consumerismo No Profit</strong>.</p>
<p><strong>Quanto tempo occorre per cambiare fornitore</strong></p>
<p>Quando si chiede loro quali siano le spese domestiche su cui vogliono risparmiare, i consumatori hanno le idee chiare: <strong>bollette della luce</strong> (64%), <strong>del gas</strong> (54%) ed <strong>RC auto</strong> (53%). Altrettanto chiaro è che il modo più efficace per farlo è <strong>cambiare fornitore</strong> (66%). Eppure, come confermato dall’indagine, <strong>gli italiani tendono a rimandare</strong> la scelta tanto è vero che, da quando si matura l’idea di cambiare fornitore a quando effettivamente si firma il nuovo contratto, in media rimandiamo per un periodo compreso fra i <strong>52 ed i 74 giorni</strong>, ma in alcuni casi il tempo impiegato supera addirittura l’anno.</p>
<p><em>«Spesso sottovalutiamo quanti soldi perdiamo continuando a rimandare scelte di risparmio che possiamo prendere in sicurezza e in poco tempo. Oggi la tecnologia offre ai consumatori l’opportunità di confrontare velocemente le offerte delle principali voci di spesa familiare, di ricevere consulenza specializzata qualora necessario e di firmare il contratto del nuovo fornitore, tutto in pochi minuti e in completa sicurezza</em>», spiega <strong>Maurizio Pescarini, CEO di Facile.it</strong>.<em> «Farlo significa iniziare a risparmiare da subito ed evitare di sprecare soldi a causa della nostra indecisione».</em></p>
<p>Il <strong>risparmio </strong>potenziale è davvero notevole, basti pensare che, secondo le stime di Facile, nel 2025 solo tramite il portale e solo considerando l’assicurazione auto, <strong>grazie alla comparazione gli italiani hanno </strong>risparmiato ben<strong> 108 milioni di euro</strong><strong>*</strong>.</p>
<p>Ma quali sono le spese di casa nelle quali abbiamo cambiato fornitore e, soprattutto, quanto tempo abbiamo impiegato e quanti soldi abbiamo bruciato a causa della nostra pessima abitudine di procrastinare?</p>
<p><strong>RC auto e moto</strong></p>
<p>La prima voce di spesa finita sotto la lente dell’analisi di Facile.it è l’<strong>RC auto</strong>; nell’ultimo anno, secondo l’indagine, quasi 6,4 milioni di italiani hanno cambiato compagnia assicurativa e, in media, dal momento in cui hanno maturato l’idea di cambiare, alla firma del nuovo contratto <strong>sono passati più di due mesi (66 giorni)</strong>.  Un’indecisione che, sempre secondo l’indagine, agli stessi automobilisti <strong>è costata in media 104 euro</strong>.</p>
<p>Guardando più da vicino i dati, si scopre che, se da un lato c’è chi lo ha fatto in un giorno (15,4%), dall’altro c’è chi, a furia di rimandare, ha impiegato tra <strong>i sei mesi e l’anno, se non addirittura di più (14%).</strong></p>
<p>Guardando all’<strong>RC moto</strong>, invece, il tempo medio di indecisione è stato addirittura di 74 giorni che, in termini economici si quantifica in un danno di <strong>148 euro a centauro</strong>.</p>
<p><em>«Capita che le compagnie assicurative facciano promozioni temporanee per attirare specifici profili o per bilanciare periodi meno attivi. Muoversi per tempo, quindi, aumenta la possibilità di intercettare le promozioni e consente di bloccare il premio fino alla firma. Per questa ragione il consiglio è di attivarsi almeno 30/45 giorni prima della scadenza della polizza, evitando di rimandare all’ultimo secondo»</em>,<em> </em><strong>continua Pescarini.</strong></p>
<p><strong>Bollette luce e gas</strong></p>
<p>Le altre voci di spesa familiare analizzate sono le bollette. Se si guarda alla fornitura di <strong>energia elettrica</strong> emerge che, nell’ultimo anno, un rispondente su quattro (25%) ha detto di aver cambiato fornitore. Tra chi ha fatto il passaggio, il tempo medio trascorso dal momento in cui è maturata l’idea di cambiare fino al momento in cui effettivamente è stato firmato il nuovo contratto è pari a <strong>60 giorni</strong>. <strong>Un’indecisione che, sempre in media, è costata 56 euro ad utenza. </strong></p>
<p>Come visto per le assicurazioni, se da un lato c’è chi ha fatto tutto in un giorno (16%) evitando di sprecare denaro, dall’altro c’è chi, a furia di rimandare ha impiegato <strong>tra i 6 mesi e l’anno</strong>, se non addirittura di più (10%).</p>
<p>Rispetto alla fornitura di gas, invece, la quota di rispondenti che ha cambiato fornitore negli scorsi 12 mesi è pari al 20%. Sarà forse perché le bollette del metano sono spesso più salate rispetto a quelle della luce, fatto sta che in questo caso gli italiani hanno impiegato meno tempo per scegliere un altro fornitore: da quando è stata presa la decisione sino alla firma del nuovo contratto sono passati, in media, <strong>“appena” 52 giorni</strong>. Nonostante tempi più brevi, il danno economico è comunque elevato: <strong>62 euro a consumatore</strong>.</p>
<p>Per ciò che riguarda le bollette del gas, la percentuale dei rispondenti che hanno detto di aver fatto tutto in un giorno solo è pari al 21,5%, mentre chi ha rimandato oltre i sei mesi è pari all’8%.</p>
<p><em>«Per la fornitura luce e gas, le tariffe cambiano con grande frequenza, soprattutto in periodi di grande incertezza come quello attuale. Con lo scoppio della guerra in Iran, ad esempio, in pochi giorni molte società di vendita hanno ritoccato al rialzo le loro tariffe e in tanti hanno eliminato quelle a prezzo bloccato», </em><strong>spiega Pescarini</strong>.<em> «Chi si è mosso tempestivamente ha potuto mettersi al riparo dagli aumenti, per gli altri, invece, l’indecisione potrebbe essere costata molto cara».</em></p>
<p><strong>Perché rimandiamo? </strong></p>
<p>Come mai, nonostante l’esigenza di risparmiare, impieghiamo così tanto tempo per attivarci e cambiare fornitore? Dall’indagine sono emersi dati che fanno riflettere: il 42% ha detto di aver avuto <em>difficoltà nel trovare il fornitore giusto</em>, il 21% a causa di <em>mancanza di tempo da dedicare alla ricerca</em>, il 15% per <em>paura di fare la scelta sbagliata </em>e il 9% per <em>poca conoscenza della materi</em>a.</p>
<p><em>«Procrastinare è segno di una strategia (a volte disfunzionale) per gestire emozioni difficili e bias cognitivi profondamente radicati.» </em><strong>spiega la Dott.ssa Angelica Arbia</strong><em>. «La procrastinazione emotiva avviene quando il compito è percepito come stressante e non urgente ed entra in gioco il bias dello status quo: la tendenza emotiva e irrazionale a mantenere la situazione attuale come punto di riferimento.</em> <em>Il soggetto è guidato dalla paura di sbagliare e, quindi, si trova a non cambiare fornitore non perché “non conviene” ma perché sovrastima i costi immediati, sottostimando i benefici futuri e cercando di evitare decisioni percepite come complesse». </em></p>
<p>Tornando al dettaglio di quanto emerso dall’indagine, nell’ 11% dei casi si è temporeggiato a causa di vincoli contrattuali, mentre fa riflettere che il 6% dei rispondenti abbia tardato ad attivarsi perché <em>temeva che il processo richiedesse tempi lunghi</em>. Non manca chi, molto onestamente, ha detto di aver rimandato per semplice pigrizia e cioè il 5%.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>*</em><em> Indagine commissionata da Facile.it a mUp Research svolta tra il 28 febbraio ed il 4 marzo 2026 attraverso la somministrazione di n.1.009 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 25 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana residente sull’intero territorio nazionale nell’intervallo di età considerate.</em></p>
<p><em>* Risparmio calcolato su da Facile.it come differenza fra il premio medio di mercato ed il premio medio pagato su www.facile.it nel periodo compreso fra l’1/1/2025 e il 31/12/2025 e relativo ad un campione di oltre 2.000.000 di polizze Rc auto.</em></p>
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		<item>
		<title>Auto: età media sale a 12 anni e mezzo</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/865123254/auto-eta-media-sale-a-12-anni-e-mezzo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Polo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2026 07:50:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia & Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Motori]]></category>
		<category><![CDATA[anzianità auto]]></category>
		<category><![CDATA[assicurazione auto]]></category>
		<category><![CDATA[età auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Continua a crescere l’età media delle auto in circolazione in Italia, ormai arrivata a 12 anni e mezzo; il dato &#8230; </p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.comunicatostampa.org/865123254/auto-eta-media-sale-a-12-anni-e-mezzo/">Auto: età media sale a 12 anni e mezzo</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.comunicatostampa.org">ComunicatoStampa.org</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Continua a crescere <strong>l’età media delle auto</strong> in circolazione in Italia, ormai arrivata a <strong>12 anni e mezzo</strong>; il dato emerge dallo studio realizzato da <a href="https://www.facile.it"><strong>Facile.it</strong></a> su un campione di oltre 12 milioni di preventivi RC auto raccolti nell’ultimo anno*.</p>
<p>Le <strong>conseguenze negative connesse all’invecchiamento</strong> delle auto in circolazione sono <strong>molteplici</strong>; alcune note, altre meno. Se è evidente che all’aumentare dell’età<strong> i costi di manutenzione ordinaria e straordinaria</strong> e i <strong>consumi di carburante crescono</strong>, pochi sanno che <strong>anche il prezzo dell’assicurazione</strong> auto può essere influenzato dall’anzianità del veicolo.</p>
<p>Ad esempio, se il premio RC auto medio** per <strong>un’automobile di 10 anni</strong> è pari a 461 euro, il valore sale a 559 euro se il veicolo ha <strong>12 anni</strong> e arriva addirittura a 575 euro se ne ha <strong>14</strong>; in<strong> soli 4 anni il premio sale del 25%</strong>.</p>
<p><em>«Dal punto di vista assicurativo, bisogna inoltre mettere in conto che l’offerta di garanzie accessorie per le autovetture più vecchie è limitata</em><em>»</em> spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director Insurance di<strong> Facile.it</strong>. «<em>A</em><em>lcune coperture, ad esempio quella che tutela da furto e incendio, tendono ad essere meno efficaci all’avanzare dell’età del veicolo, mentre altre, come quelle contro gli eventi naturali o gli atti vandalici, difficilmente vengono offerte dalle compagnie assicurative se la vettura ha troppi anni sulle spalle</em><em>».</em></p>
<p>Altro dato che racconta quanto stia invecchiando il parco auto italiano è <strong>l’aumento della richiesta della garanzia “assistenza stradale”</strong>; secondo i dati di Facile.it, ad aprile 2026 tra chi ha scelto una garanzia accessoria in fase di sottoscrizione della polizza RC, ben il <strong>56% ha optato per l’assistenza stradale</strong>; <strong>nel 2024 </strong>l’incidenza di questa copertura facoltativa era pari al <strong>39%</strong>.</p>
<p><strong>Le differenze regionali</strong></p>
<p>Sebbene il problema dell’anzianità dei veicoli riguardi tutto il Paese, non mancano notevoli differenze territoriali. Leggendo i dati dell’analisi si scopre che <strong>le auto più vecchie d’Italia si trovano in Calabria e Sicilia</strong>, regioni dove ad aprile 2026 l’età media delle auto ha raggiunto i <strong>14 anni e 4 mesi</strong>, vale a dire quasi due anni in più rispetto alla media nazionale. Seguono nella graduatoria la <strong>Basilicata</strong> (14 anni e due mesi) e, a pari merito, <strong>Puglia</strong> e <strong>Sardegna</strong> con un’anzianità pari a 14 anni.</p>
<p><strong>La regione dove invece circolano le auto più “giovani” è la Toscana</strong>, area in cui, sempre ad aprile 2026 l’età media era pari ad “appena” <strong>11 anni e 5 mesi</strong>. Continuando a scorrere la graduatoria si trovano, a pari merito, il <strong>Lazio</strong> e la <strong>Lombardia</strong>, aree dove l’età media delle auto è di poco inferiore ai 12 anni (11 anni e 11 mesi per la precisione). Tra le regioni con i veicoli più giovani c’è anche <strong>l’Emilia-Romagna</strong> (12 anni e 4 mesi).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>* Analisi realizzata da Facile.it su un campione di 12.961.665 preventivi calcolati dai suoi utenti nel corso dell’ultimo anno effettuati in Italia. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: </em><a href="https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate"><em>https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate</em></a></p>
<p><em>** Simulazione Rc auto realizzata su un campione di oltre 16.000 preventivi calcolati nell’ultimo anno da automobilisti in prima classe di merito, età compresa over 40, </em><em>alla guida di una Panda 3a serie.</em></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.comunicatostampa.org/865123254/auto-eta-media-sale-a-12-anni-e-mezzo/">Auto: età media sale a 12 anni e mezzo</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.comunicatostampa.org">ComunicatoStampa.org</a>.</p>
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		<item>
		<title>Prestiti per matrimoni: erogati oltre 400 milioni di euro nell’ultimo anno</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/865123184/prestiti-per-matrimoni-erogati-oltre-400-milioni-di-euro-nellultimo-anno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Polo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2026 15:39:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia & Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[cerimonia]]></category>
		<category><![CDATA[costi matrimonio]]></category>
		<category><![CDATA[prestiti matrimonio]]></category>
		<category><![CDATA[prestito]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.comunicatostampa.org/?p=123184</guid>

					<description><![CDATA[<p>Maggio è il mese dei matrimoni e tra gli sposi italiani c’è chi, pur di non rinunciare alle proprie nozze &#8230; </p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.comunicatostampa.org/865123184/prestiti-per-matrimoni-erogati-oltre-400-milioni-di-euro-nellultimo-anno/">Prestiti per matrimoni: erogati oltre 400 milioni di euro nell’ultimo anno</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.comunicatostampa.org">ComunicatoStampa.org</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Maggio è il mese dei <strong>matrimoni</strong> e tra gli sposi italiani c’è chi, pur di non rinunciare alle proprie <strong>nozze</strong> da sogno, decide di richiedere un <strong>prestito</strong>. Un dato, questo, che si comprende meglio se si considera che, secondo una recente indagine commissionata da <a href="https://www.facile.it/prestiti.html"><strong>Facile.it</strong></a> a <em>mUp Research</em>*, <strong>per finanziare la cerimonia</strong> le coppie italiane devono far fronte a una spesa media di <strong>13.721 euro</strong>, ma che in alcuni casi e in base a specifiche richieste <strong>può salire notevolmente</strong>. E viste queste cifre, non è un caso che <strong>il 21%</strong> di chi decide di non sposarsi <strong>rinunci</strong> per ragioni di natura economica.</p>
<p>Tornando a chi fa domanda di <strong>finanziamento per pagare le spese delle nozze</strong>, le stime di Facile.it e Prestiti.it rivelano che, considerando la sola richiesta di prestiti personali finalizzati a matrimoni e cerimonie, nell’ultimo anno sono stati erogati <strong>oltre 400 milioni di euro</strong>.</p>
<p><em>«Il rapporto degli italiani con il credito al consumo si dimostra sempre più maturo</em><em>»,</em> spiegano gli esperti di <strong>Facile.it</strong>. <em>«Consapevoli delle opportunità offerte da questo tipo di prestito personale, gli sposi italiani possono concedersi il matrimonio che hanno sempre sognato senza che la spesa diventi insostenibile</em><em>».</em></p>
<p><strong>Identikit del richiedente</strong></p>
<p>Dall’analisi – realizzata su un campione di oltre 500mila richieste di finanziamento raccolte nell’ultimo anno da Facile.it e Prestiti.it** – emerge che chi ha presentato la domanda ha cercato di ottenere, in media, poco più di <strong>8.800 euro</strong> da restituire in 5 anni con <strong>60 rate da 175 euro</strong>. Per quanto riguarda, invece, l’età media dei richiedenti, è curioso notare come questa sia passata in poco tempo da 39 a <strong>43 anni</strong>, incremento giustificato forse anche dalla tendenza a sposarsi sempre più tardi, sia per ragioni economiche che per scelte di vita.</p>
<p><strong>Differenze territoriali e costi</strong></p>
<p>Guardando all’<strong>andamento</strong> <strong>territoriale</strong> delle domande di finanziamento per matrimoni e cerimonie, emergono importanti differenze, con il Sud Italia che primeggia. In particolare, le regioni dove il peso percentuale di questo tipo di prestito sul totale delle richieste è maggiore sono <strong>Campania</strong>, <strong>Abruzzo</strong>, <strong>Sicilia</strong> e <strong>Puglia</strong>.</p>
<p>Come detto, il costo di una cerimonia nuziale può pesare molto sulle tasche degli sposi. Ma in quale misura incidono sul budget le varie spese? Tra i prodotti che richiedono le cifre maggiori troviamo gli <strong>abiti</strong> (dai 500 agli 8.000 euro per la sposa e dai 700 fino ai 3.000 euro per lo sposo), ovviamente corredati di <strong>scarpe</strong> (dai 100 ai 300 euro per lui e fino ai 3.000 euro per lei). Per il <strong>trucco</strong>, invece, la spesa può variare dai 175 ai 600 euro e per l’<strong>auto nuziale</strong> fra i 300 ed i 600 euro. Ad immortalare tutto ci sarà il <strong>fotografo</strong>, il cui servizio richiede agli sposi fra i 1.500 e i 2.500 euro.</p>
<p><strong>I fiori</strong> per decorare la location della cerimonia e del ricevimento possono costare dai 1.500 fino ai 9.000 euro, mentre il <strong>catering</strong>, altra voce molto pesante nel costo complessivo di un matrimonio ed estremamente variabile in base non solo al cibo scelto, ma anche al tipo di servizio e al numero degli invitati, ha un prezzo che oscilla tra i 150 e i 250 euro a persona. Ovviamente <strong>torta</strong> a parte che, da sola, può costare dai 200 fino ai 1.500 euro (ancora una volta in base a tipologia e dimensioni).</p>
<p>Dopo la cerimonia e il ricevimento si deve pensare anche alla festa e allora, che sia quella di un DJ o che sia suonata da una band live, <strong>la musica</strong> ha un costo che può andare dagli 800 fino ai 3.000 euro. Le <strong>bomboniere</strong>, infine, richiedono un esborso compreso fra i 5 e i 20 euro a persona.</p>
<p><em>«Sposarsi oggi ha dei costi oggettivamente importanti e in virtù di questo è comprensibile che molte coppie preferiscano dilazionare il pagamento evitando così di fare troppe rinunce»</em>, afferma <strong>Andrea Bettinzoli</strong>, <strong>wedding planner della Chapeau Consulting</strong>. <em>«Risparmiare, però, è possibile, soprattutto razionalizzando alcuni costi che possono essere &#8220;condivisi&#8221; con altre coppie che si sposano nello stesso giorno e nello stesso luogo (ad esempio i fiori per l&#8217;allestimento della chiesa) e scegliendo con un professionista del settore i fornitori che garantiscono il miglior rapporto qualità/prezzo»</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>* Indagine commissionata da Facile.it a mUp Research &#8211; svolta tra il 13 e il 15 febbraio 2024 attraverso la somministrazione di n.1.000 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana residente sull’intero territorio nazionale nell’intervallo di età considerate.</em></p>
<p><em>** Analisi realizzata su un campione di oltre 500mila richieste di prestiti personali raccolte da Facile.it e Prestiti.it da maggio 2025 ad aprile 2026.</em></p>
<p><em>I costi del matrimonio, minimo e massimo, sono forniti da Chapeau Consulting.</em></p>
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		<title>Auto: gli italiani spendono fino a 4.486 euro l’anno per mantenerla</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/865123140/auto-gli-italiani-spendono-fino-a-4-486-euro-lanno-per-mantenerla/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Polo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 07:00:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia & Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[assicurazione auto]]></category>
		<category><![CDATA[auto]]></category>
		<category><![CDATA[benzina]]></category>
		<category><![CDATA[bollo]]></category>
		<category><![CDATA[carburante]]></category>
		<category><![CDATA[Diesel]]></category>
		<category><![CDATA[RC auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tenendo conto delle sole voci di spesa principali che gravano sul veicolo, dal bollo all’assicurazione, dal carburante fino a manutenzione &#8230; </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Tenendo conto delle sole voci di spesa principali che gravano sul veicolo, dal bollo all’assicurazione, dal carburante fino a manutenzione e usura, <strong>per mantenere la propria automobile </strong>le famiglie italiane spendono fino a<strong> 4.486 euro</strong>; il dato arriva dall’analisi realizzata da <a href="https://www.facile.it"><strong>Facile.it</strong></a>, in collaborazione con <strong>Pratiche Auto Online,</strong> che ha preso in considerazione tre profili differenti di automobilisti e tre città campione (Milano, Roma, Napoli).</p>
<p>La spesa varia notevolmente a seconda della città analizzata. <strong>Napoli</strong> è risultata essere quella dove mantenere l’auto costa di più; nel capoluogo campano si spendono mediamente tra i 3.098 euro e i 4.486 euro, a seconda del profilo di automobilista. A <strong>Roma</strong>, a parità di condizioni, la spesa varia tra i 2.532 euro e i 3.694 euro, mentre <strong>Milano</strong> è risultata essere la città più economica con un valore annuo compreso tra i 2.329 euro e i 3.404 euro.</p>
<p>Lo studio è stato realizzato su 3 profili caratterizzati da classi di merito, età, chilometri percorsi e modelli d’auto diversi. Le voci di costo analizzate sono RC auto, bollo, carburante, costi di usura e manutenzione secondo tabelle ACI e il prezzo della revisione obbligatoria del mezzo*.</p>
<p><strong>Famiglia con figli (profilo 1)</strong></p>
<p>Per il primo profilo è stata presa in considerazione un’<strong>auto familiare </strong>alimentata a diesel e utilizzata sia dai genitori sia da figli con età inferiore a 25 anni. Per mantenere l’auto, in media, la famiglia spenderà <strong>3.556 euro l’anno</strong>.</p>
<p>Le voci più importanti sono risultate essere il diesel, circa 1.262 euro per 15.000 km annui, e i costi di manutenzione ordinaria/straordinaria che, insieme all’usura degli pneumatici, incidono per 1.347 euro l’anno.</p>
<p>Sebbene l’auto sia intestata ad uno dei due genitori (classe di merito 1), la presenza di guidatori con età inferiore ai 25 anni non permette di usufruire della formula “guida esperta”, che normalmente consente di abbattere il <strong>prezzo della copertura RC</strong> in modo significativo; ragione per cui il premio medio è pari a 546 euro. Questa è la voce che più varia a livello territoriale; a parità di profilo, ad esempio, la famiglia residente a <strong>Milano</strong> spende in RC auto 432 euro; a <strong>Roma</strong> l’importo sale a 693 euro mentre a <strong>Napoli</strong> arriva a 1.408 euro, più del doppio rispetto alla media nazionale.</p>
<p>Il <strong>bollo</strong> pesa, in media, 277 euro, ma anche in questo caso non mancano le differenze territoriali; si va dai 240 euro di Milano ai 345 euro di Napoli.</p>
<p>A completare la spesa c’è il costo di revisione, circa 88 euro ogni due anni e il cambio stagionale degli pneumatici, per una spesa prossima agli 80 euro l’anno.</p>
<p>Considerando le differenze territoriali, la <strong>spesa totale varia dai 3.404 euro della famiglia milanese</strong>, ai <strong>3.694</strong> euro di quella <strong>romana</strong> e arriva a <strong>4.486 euro</strong> per quella residente a <strong>Napoli</strong>.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Coppia senza figli (profilo 2)</strong></p>
<p>Questo profilo è composto da una <strong>coppia over 40 senza figli</strong>, alla guida di un’<strong>auto di medie dimensioni </strong>alimentata a benzina. Per mantenere l’auto, in media, la <strong>coppia spende </strong><strong>2.441 euro l’anno</strong>.</p>
<p>La voce più pesante è rappresentata dalla<strong> benzina</strong>, che considerando 10.000 km di percorrenza, arriva a 1.005 euro. Per i costi di <strong>manutenzion</strong>e ordinaria e straordinaria e l’usura delle gomme, invece, la spesa annua è pari a 662 euro.</p>
<p>Decisamente più leggero, rispetto agli altri profili, il peso della <strong>RC auto</strong>: l’assenza di figli patentati nel nucleo familiare permette alla coppia (proprietario in classe di merito 1) di poter optare per la formula “guida esperta” che fa scendere il <strong>premio medio a </strong><strong>373 euro</strong>, vale a dire il 32% in meno rispetto alla famiglia con figli. Ancora una volta sono notevoli le differenze territoriali: a Milano il premio medio è pari a 298 euro, a Roma sale a 472 euro, mentre a Napoli arriva addirittura a 962 euro.</p>
<p>Il <strong>bollo</strong>, il costo della <strong>revisione</strong> e del cambio stagionale degli pneumatici non variano rispetto alla famiglia con figli; queste voci, in media, pesano insieme poco più di 400 euro l’anno.</p>
<p>Considerando le differenze territoriali, una coppia per mantenere l’auto spende in media <strong>2.329 euro a Milano</strong>, <strong>2.532 euro a Roma</strong> e <strong>3.098 euro a Napoli</strong>.</p>
<p><strong>Neopatentato (profilo 3)</strong></p>
<p>Per questo profilo è stato considerato un giovane under 21 neopatentato (classe di merito 14) alla guida di un’utilitaria alimentata a benzina (mild hybrid)<strong>; il costo complessivo annuale per mantenere l’auto è pari a 3.226 euro.</strong></p>
<p>In questo caso la voce che più incide è quella dell’<strong>RC Auto</strong>; secondo l’analisi di Facile.it, considerando la classe di merito 14 e la giovane età dell’automobilista, il premio medio è pari a <strong>2.060 euro</strong>. Importanti le differenze territoriali: a Milano il valore medio scende a 1.545 euro, a Roma è pari a 2.155 euro mentre a Napoli arriva addirittura a 2.959 euro. Per risparmiare sul premio RC auto, se presenti le condizioni, il giovane assicurato potrebbe usufruire dell’<strong>RC familiare ereditando la migliore classe di merito all’interno del nucleo; ipotizzando una prima classe di merito,</strong> il premio medio passerebbe da 2.060 a 1.348 euro, ed anche nelle città campione il valore scenderebbe, a seconda dell’area, fino al 34%.</p>
<p>Più leggero il peso del <strong>carburante</strong>; considerando 7.000 km percorsi in un anno, la spesa per la benzina è pari a 483 euro. Per i costi di manutenzione ordinaria e straordinaria e l’usura delle gomme, invece, bisogna mettere a budget 413 euro l’anno.</p>
<p>Il <strong>bollo</strong> incide, in media, per 146 euro, con lievi differenze territoriali: si va dai 136 euro di Milano ai 160 euro di Napoli. A Roma costa, in media, 145 euro. Completano il quadro i costi per la revisione e il cambio stagionale degli pneumatici (in totale 124 euro l’anno).</p>
<p>Considerando le differenze territoriali, un neopatentato (classe di merito 14) per mantenere l’auto spende in media <strong>2.700 euro a Milano, </strong><strong>3.319 euro a Roma e </strong><strong>4.139 euro a Napoli</strong>.</p>
<p><em>«L’assicurazione è una delle spese che incide maggiormente sul mantenimento dell’auto e, in alcuni casi, può arrivare a rappresentare il 70% del costo totale. Fortunatamente, però, è una delle voci su cui è più semplice risparmiare», </em>spiegano gli esperti di Facile.it<em>. «Il consiglio, quando si è alle prese con la sottoscrizione dell’RC auto, è di confrontare l’offerta di più compagnie per identificare la copertura assicurativa più adatta alle proprie esigenze.».</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>* Nota metodologica</p>
<p><em>I premi RC auto sono stati calcolati su un campione di oltre 18.000 preventivi realizzati da Facile.it nelle tre città campione (Milano, Roma, Napoli) nell’ultimo anno per i seguenti profili: Profilo 1): Golf 7ª serie, età proprietario 48-62 anni, classe di merito 1, età conducente più giovane del nucleo familiare &gt; 25 anni. Profilo 2) Golf 7ª serie, età patentato più giovane in famiglia 26 anni. Profilo 3) Panda 3°serie, età proprietario 18-21 anni, neopatentato, CU 14. Il valore del bollo è stato calcolato su un campione di oltre 1.000 pratiche di bollo gestite da Pratiche Auto online per i modelli d’auto Golf 7ª serie e Panda 3 ª serie nelle tre città analizzate. Per il carburante sono stati considerati questi valori medi in modalità self aggiornati ad aprile 2026: Benzina: 1,76 euro/litro, Diesel: 2,10 euro litro.</em></p>
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		<title>Mutui e BCE: rate in aumento a maggio</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/865123040/mutui-e-bce-rate-in-aumento-a-maggio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Polo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 07:22:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia & Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[mutui]]></category>
		<category><![CDATA[tassi]]></category>
		<category><![CDATA[tasso fisso]]></category>
		<category><![CDATA[tasso variabile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella riunione di oggi la BCE non è intervenuta sui tassi, eppure le rate dei mutui variabili hanno già iniziato &#8230; </p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.comunicatostampa.org/865123040/mutui-e-bce-rate-in-aumento-a-maggio/">Mutui e BCE: rate in aumento a maggio</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.comunicatostampa.org">ComunicatoStampa.org</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nella riunione di oggi <strong>la BCE non è intervenuta sui tassi</strong>, eppure le rate dei mutui variabili hanno già iniziato a salire a causa delle tensioni internazionali. Secondo le <strong>stime di </strong><a href="https://www.facile.it/"><strong>Facile.it</strong></a>, ad <strong>aprile</strong> la rata di un mutuo variabile standard (126.000 euro in 25 anni)* è <strong>cresciuta di circa 5 euro</strong> e anche a <strong>maggio</strong> potrebbe salire in misura più o meno simile.</p>
<p>Le <strong>rate aumentano a causa dell’Euribor</strong>, indice a cui sono normalmente agganciati i mutui variabili italiani, che a seguito dello scoppio del conflitto è tornato a crescere dopo mesi di stabilità; a febbraio l’indice viaggiava in prossimità del 2%, oggi è arrivato a livelli prossimi al <strong>2,15%</strong>, in aumento di circa 15 punti base, ma durante le ultime settimane ha sfiorato picchi di +25 punti base.</p>
<p><em>«L’incremento dell’Euribor, come detto, si è trasmesso su alcuni mutui già nelle rate di aprile e potrebbe avere effetti anche su quelle di maggio»</em> spiegano gli esperti di Facile.it.<em> «La sua crescita è importante soprattutto perché, come noto, l’indice tende ad anticipare le decisioni di politica monetaria della Banca Centrale. Il rialzo potrebbe quindi essere il segnale che nei prossimi mesi la BCE interverrà sugli indici.».</em></p>
<p>Guardando al futuro, gli esperti si attendono con più probabilità un intervento della Banca Centrale a giugno, quando l’Eurotower potrebbe ritoccare gli indici; i Futures sugli Euribor, che rappresentano le aspettative di mercato, prevedono un paio di interventi della BCE nel 2026, con inevitabili effetti sulle rate dei mutui variabili. Secondo le simulazioni di Facile.it, per un finanziamento standard*, entro l’inizio del secondo semestre la rata del mutuo passerebbe dagli attuali 621 euro ai 642 euro per arrivare a sfiorare i 670 euro prima di fine anno. Se queste previsioni si avverassero, quindi, entro dicembre 2026 la rata mensile <strong>salirebbe, rispetto ad oggi, di circa 47 euro</strong>.</p>
<p>Per quanto riguarda i tassi fissi, anche grazie alla politica delle banche, che stanno applicando <strong>spread </strong>estremamente contenuti e, in alcuni casi, vicini se non al di sotto dello zero, l’offerta resta favorevole.</p>
<p>«<em>Ci aspettiamo che per il 2026 la competizione delle banche si concentrerà sul tasso fisso e questo ci fa pensare che le condizioni offerte alla clientela resteranno stabili», </em>spiegano gli esperti di Facile.it.<em> «Ad ogni modo, sarà determinante l’andamento dell’inflazione; se dovesse continuare a salire, l’impatto potrebbe riflettersi sul mercato obbligazionario e, a cascata, sull’ IRS e quindi anche sui tassi fissi.».</em></p>
<p><strong>Cresce l’importo medio e la quota di chi sceglie il variabile</strong></p>
<p>Nonostante il clima di incertezza, la richiesta di mutui resta positiva e, secondo l’Osservatorio** Facile.it – Mutui.it, nei primi tre mesi dell’anno, l’importo medio richiesto è <strong>aumentato del</strong> <strong>2,5%</strong> rispetto a dodici mesi fa, arrivando a <strong>139.564 euro</strong>. In calo <strong>l’età media dei richiedenti</strong>, che passa dai 41 anni del primo trimestre del 2025 ai 40 anni del 2026; se si limita il campione alle sole richieste di mutuo prima casa, l’età media è scesa da 38 a 37 anni. Diminuisce significativamente il peso delle <strong>surroghe</strong>, passate in un solo anno <strong>dal 31% al 20%.</strong></p>
<p>Analizzando la tipologia di tasso richiesto emerge che il <strong>fisso resta quello preferito dagli italiani,</strong> ma sale la quota di chi ha puntato ad un tasso variabile o misto, che oggi rappresenta l’<strong>8% delle richieste.</strong></p>
<p><strong>Tasso fisso o variabile?</strong></p>
<p>Guardando alle migliori offerte sul mercato, secondo le simulazioni* di Facile.it realizzate prendendo a campione un finanziamento da 126.000 euro con piano di ammortamento in 25 anni e copertura del 70% del valore dell’immobile, il miglior <strong>tasso variabile</strong> (TAN) disponibile online è pari a <strong>2,35%</strong> con una rata iniziale di<strong> 556 euro</strong>. I migliori tassi <strong>fissi</strong>, invece, partono da un tasso (TAN) del <strong>2,99%</strong> ed una <strong>rata di 597 euro</strong>, vale a dire circa 40 euro più alta rispetto a quella variabile.</p>
<p>«<em>Non esiste in assoluto una scelta migliore tra tasso fisso e variabile ed attualmente entrambe le offerte sono competitive; sono numerose le variabili che entrano in gioco nella decisione ed è importante scegliere con attenzione sulla base delle caratteristiche di ciascun mutuatario. Il consiglio è quello di farsi aiutare da un consulente esperto per scegliere la soluzione più adatta»</em>, concludono da Facile.it.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>* Le simulazioni realizzate da Facile.it sono fatte su un mutuo da 126.000 euro in 25 anni, LTV 70%, Tan iniziale 0,67% (Euribor3m+1,25%) sottoscritto a gennaio 2022; la stima sull’impatto dell’aumento delle rate non tiene in considerazione l’ammortamento della quota capitale, elemento che potrebbe variare in base alle caratteristiche del mutuo. ** L’Osservatorio Facile.it è stato realizzato su un campione di oltre 390.000 richieste di mutuo raccolte da Facile.it e Mutui.it tra gennaio e marzo 2025 e 2026. Le simulazioni sui tassi sono state effettuate su Facile.it in data 28/04/2026.</em></p>
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		<title>Conflitto: in due mesi bruciati oltre 1,7 miliardi di euro dagli italiani</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/865122967/conflitto-in-due-mesi-bruciati-oltre-17-miliardi-di-euro-dagli-italiani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Polo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 10:27:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia & Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[#Iran]]></category>
		<category><![CDATA[benzina]]></category>
		<category><![CDATA[bollette]]></category>
		<category><![CDATA[bollette energia]]></category>
		<category><![CDATA[carburanti]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Diesel]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.comunicatostampa.org/?p=122967</guid>

					<description><![CDATA[<p>Due mesi fa scoppiava il conflitto in Iran e in questi sessanta giorni gli italiani hanno speso, considerando solo bollette, &#8230; </p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.comunicatostampa.org/865122967/conflitto-in-due-mesi-bruciati-oltre-17-miliardi-di-euro-dagli-italiani/">Conflitto: in due mesi bruciati oltre 1,7 miliardi di euro dagli italiani</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.comunicatostampa.org">ComunicatoStampa.org</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Due mesi fa scoppiava il conflitto in Iran e in questi sessanta giorni gli italiani hanno speso, considerando solo bollette, carburante e mutui, oltre <strong>1,7 miliardi di euro in più</strong>. Il dato arriva dall’analisi di <a href="https://www.facile.it"><strong>Facile.it</strong></a>, che ha calcolato quanto sia effettivamente pesata sulle tasche dei consumatori la guerra ad oggi.</p>
<p><strong>Bollette luce e gas</strong></p>
<p>Ormai tutti sappiamo che le <strong>bollette luce e gas</strong> sono salite a causa del conflitto in Iran, ma di quanto? Secondo le stime di Facile.it, per gli italiani con un contratto di fornitura a prezzo indicizzato nel mercato libero l’aumento si tradurrà in un <strong>aggravio di oltre 40 euro tra marzo e aprile</strong>.</p>
<p>Più nello specifico, a salire maggiormente saranno le bollette del gas; guardando ai consumi di una famiglia tipo (consumo pari a 1.100 smc), per le utenze di marzo e aprile la spesa media sarà di circa <strong>263 euro</strong>, vale a dire <strong>più o meno 36 euro in più (+16%) rispetto a quanto avrebbero speso se le tariffe non fossero aumentate.</strong></p>
<p>Minore l’impatto sulle bollette della luce; per una famiglia tipo (consumo pari a 2.000 kWh), le bollette di marzo e aprile arriveranno a <strong>110 euro, in aumento del 5%</strong> rispetto a quanto avrebbero speso se le tariffe fossero rimaste stabili.</p>
<p>È possibile stimare che gli aumenti di luce e gas di questi soli due mesi peseranno sulle tasche degli italiani con un contratto variabile, complessivamente, fino a <strong>500 milioni di euro</strong>.</p>
<p>Secondo gli analisti di Facile.it, stando alle attuali previsioni sul prezzo dell&#8217;energia, nei prossimi 12 mesi gli italiani con contratto di fornitura indicizzato spenderanno <strong>2.165 euro</strong> tra luce e gas, vale a dire <strong>l’11% in più (217 euro) rispetto ai 1.948</strong> <strong>euro</strong> previsti prima che scoppiasse il conflitto.</p>
<p><strong>Mutui variabili</strong></p>
<p>Nonostante la <strong>BCE</strong> non sia ancora intervenuta sui tassi &#8211; gli esperti si aspettano il primo aumento a giugno &#8211; le rate dei mutui variabili hanno ripreso a crescere. La ragione è l’<strong>Euribor</strong>, indice di riferimento per questo tipo di finanziamenti, che da prima dello scoppio del conflitto ad oggi è salito di circa <strong>15 punti base, con picchi di +25 punti base</strong> (Euribor a 3 mesi). Questi movimenti si traducono <strong>in un aumento di circa 5 euro nella rata di aprile e di ulteriori 5 euro in quella di maggio</strong>, calcolato su un finanziamento variabile standard sottoscritto negli ultimi anni (126.000 euro da restituire in 25 anni a copertura del 70% del valore dell’immobile).</p>
<p>E rischia di non essere l’ultimo aumento; guardando ai Futures aggiornati al 23 aprile 2026 si scopre che l’indice potrebbe salire ulteriormente, facendo passare la rata del mutuo standard dagli attuali 620 euro ai 642 euro entro l’inizio del secondo semestre per chiudere a circa 660 euro entro fine anno. Se queste previsioni si avverassero, nel 2026 la rata mensile del mutuo variabile standard <strong>salirebbe quindi di quasi 40 euro</strong>.</p>
<p>Soffermandoci su tassi offerti ai nuovi mutuatari, per un finanziamento da 126.000 euro in 25 anni al 70%, oggi i migliori Tan disponibili partono dal <strong>2,99% per il fisso</strong> e dal <strong>2,35% per il variabile</strong>. Possibile immaginare che se la situazione di crisi continuerà, i valori cambieranno nei prossimi mesi.</p>
<p><strong>Benzina e diesel</strong></p>
<p>La spesa che è cresciuta maggiormente, si legge ancora nell’analisi di Facile.it, è quella per il <strong>carburante</strong>; secondo le stime elaborate a due mesi dallo scoppio del conflitto, per fare rifornimento di benzina e diesel nei mesi di marzo e aprile gli italiani hanno speso <strong>1,2 miliardi di euro in più rispetto</strong> a quanto avrebbero fatto se le tariffe fossero rimaste uguali a quelle pre-conflitto.</p>
<p>L’analisi è stata realizzata prendendo in considerazione i consumi di carburante rilevati sulla rete a marzo 2026 (pari a 744.000 tonnellate di benzina e 1,25 milioni di tonnellate di gasolio) e le variazioni settimanali del prezzo di diesel e benzina. A marzo 2026 per rifornirsi alla pompa gli italiani hanno pagato, in media, 4,7 miliardi di euro, vale a dire il 13% in più rispetto a quanto avrebbero speso se le tariffe non fossero cresciute a causa del conflitto. Ad aprile invece, a parità di consumi, il totale dovrebbe arrivare a sfiorare, se non addirittura superare, i 4,9 miliardi, circa il 17% in più rispetto a febbraio.</p>
<p>Nello specifico, il prezzo medio mensile della <strong>benzina </strong>alla pompa è passato da 1,65 euro/litro di febbraio intorno a 1,77 euro/litro di marzo e dovrebbe chiudere aprile a circa 1,76 euro/litro, rincaro che, nei due mesi, si tradurrebbe in un aggravio di circa 215 milioni di euro. Per il diesel, invece, il prezzo medio è salito da 1,70 euro/litro di febbraio a 1,99 di marzo e potrebbe chiudere aprile a circa 2,1 euro/litro, valori che peserebbero sulle tasche degli italiani per oltre 1 miliardo di euro in costi extra.</p>
<p>Per un pieno di <strong>benzina</strong> (50 litri), la spesa media è passata da 83 euro di febbraio a <strong>88 euro di marzo e aprile</strong>; per un pieno di diesel, invece, il costo è passato da 85 euro di febbraio a <strong>99 euro</strong> di marzo raggiungendo, ad aprile, i 105 euro.</p>
<p>Secondo le stime di Facile.it, considerando il prezzo del carburante aggiornato al 26/4/2026 e una percorrenza di 10.000 km, un automobilista spende in <strong>benzina</strong>, in un anno, circa <strong>1.147 euro</strong>, vale a dire il 5% in più (+50 euro) rispetto alle previsioni pre-conflitto (23 febbraio 2026). Se si considera il prezzo del <strong>diesel</strong>, invece, la spesa annua è di <strong>1.132 euro</strong>, in aumento del <strong>20%</strong> (+192 euro).</p>
<p>L’effetto, in valori assoluti, è ancora più visibile se si guarda al settore degli <strong>autotrasporti</strong>: per percorrere una tratta di 3.000 km prima del conflitto un camion spendeva 1.283 euro di diesel, oggi, invece, ne spende <strong>262 euro in più, vale a dire 1.544 euro.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>* Nota metodologica:</em></p>
<p><em>&#8211; Carburante: Per i consumi sono stati utilizzati i valori comunicati dal Ministero dell&#8217;Ambiente e della Sicurezza Energetica &#8211; DGFTA DIV II relativi a marzo con riferimento alla sola rete. Per il prezzo del carburante è stato utilizzato: per febbraio e marzo 2026 il valore medio rilevato da Ministero dell&#8217;ambiente e della sicurezza energetica &#8211; Direzione generale fonti energetiche e titoli abilitativi; per aprile 2026 è stata calcolata una media ponderata delle rilevazioni settimanali effettuate nel periodo 1-19 aprile 2026 dal Ministero dell&#8217;ambiente e della sicurezza energetica e, per il periodo 20-26 aprile, le rilevazioni di Staffetta Quotidiana. Per le stime di spesa futura, il prezzo della benzina è 1,7380 €/l, per il diesel 2,059 €/litro. Consumi: auto a benzina 6,6 l/100 km; auto diesel 5,5l/100 km, camion 25l/100 km</em></p>
<p><em>&#8211; Bollette: per le bollette luce e gas sono stati considerati consumi annui pari a 2.000 kWh e 1.100 smc riparametrati sulla base dei consumi percentuali di marzo e aprile come rilevati dall’Autorità. Per le tariffe, sono stati utilizzati i valori di PUN e PSV maggiorati da uno spread medio e tutte le altre voci che gravano in bolletta. L’impatto totale è stato stimato applicando l’aumento medio al numero di clienti che, secondo gli ultimi dati ufficiali, hanno un’offerta nel mercato libero a prezzo variabile. Le stime future sono state elaborate utilizzando le previsioni sull&#8217;andamento del PUN e del PSV (valore di riferimento per il prezzo del gas) elaborate da EEX (European Energy Exchange) per i prossimi 12 mesi e rilevate il 24 aprile, oneri e imposte attualmente in vigore.</em></p>
<p>&#8211; Mutui:<em> simulazioni Facile.it fatte su un mutuo da 126.000 euro in 25 anni, LTV 70%, Tan iniziale 0,67% (Euribor3m+1,25%) sottoscritto a gennaio 2022; la stima sull’impatto dell’aumento delle rate non tiene in considerazione l’ammortamento della quota capitale, elemento che potrebbe variare in base alle caratteristiche del mutuo. Simulazioni sui tassi realizzati da Facile.it il 27 aprile 2026.</em></p>
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		<title>SMS: li usano ancora 23 milioni di italiani</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/865122898/sms-li-usano-ancora-23-milioni-di-italiani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Polo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2026 06:04:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia & Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Telecomunicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[app di messaggistica]]></category>
		<category><![CDATA[messaggi]]></category>
		<category><![CDATA[messaggistica]]></category>
		<category><![CDATA[sms]]></category>
		<category><![CDATA[telefonia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le app di messaggistica istantanea sono ormai parte della nostra quotidianità, ma come le usiamo? Per quali scopi e, anche, &#8230; </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le <strong>app di messaggistica istantanea</strong> sono ormai parte della nostra quotidianità, ma come le usiamo? Per quali scopi e, anche, rispettiamo una sorta di “galateo” del messaggino? A chiederselo è stato <a href="https://www.facile.it/telefonia-mobile.html"><strong>Facile.it</strong></a> che ha incaricato l’istituto di ricerca <em>mUp Research</em> di svolgere un’indagine ad hoc. Ecco cosa è emerso.</p>
<p><strong>Per cosa le usiamo e perché le preferiamo ad una telefonata</strong></p>
<p>Se, prevedibilmente, la motivazione principale è quella di <strong>comunicare con gli amici o i conoscenti</strong> e poi, a seguire, coi <strong>familiari</strong>, dall’indagine emerge chiaramente come la messaggistica istantanea sia ormai a tutti gli effetti uno <strong>strumento di lavoro</strong>. Lo utilizzano per questa finalità il 44% dei rispondenti (equivalenti a 17,3 milioni di persone) con picchi ancora maggiori nelle fasce anagrafiche fra i 35 ed i 44 anni (53%) e tra 25 e 34 anni (54%).</p>
<p>Andando ad analizzare le ragioni per cui si preferisce mandare un messaggio istantaneo, si comincia a delineare il quadro di quello che potrebbe essere a buon diritto definito come un “galateo”; scegliamo di scrivere piuttosto che telefonare soprattutto perché riteniamo questo comportamento <strong>meno impegnativo</strong> rispetto ad una chiamata (55,5% in media, addirittura 72,7% fra chi ha meno di 24 anni), ma anche per dare <strong>modo al destinatario di rispondere coi propri tempi </strong>(45%) e, ancora, perché come dicevano gli antichi <em>verba volant, scripta manent</em> (22,3%). Non trascurabili nemmeno il <strong>fattore economico</strong> (costano meno degli SMS – 17,1%) e quello emotivo. Dichiarano esplicitamente di “odiare il parlare al telefono” il 17% degli intervistati, percentuale che arriva al 28% nella fascia 25 – 34 anni.</p>
<p><strong>I comportamenti che non tolleriamo</strong></p>
<p>Ogni medaglia ha il suo rovescio e se fino a qui abbiamo elencato le ragioni per cui amiamo la messaggistica istantanea, è corretto analizzare anche le <strong>cattive abitudini</strong>. Al primo posto fra i comportamenti che proprio non sopportiamo, il fatto che il destinatario <strong>visualizzi il messaggio, ma non risponda</strong> (47,6% in media, ma addirittura 53,5% se si isola il solo campione femminile e 63,6% se limitiamo l’analisi a chi ha meno di 24 anni). Medaglia d’argento per la ricezione di messaggi legati a <strong>schemi piramidali</strong> o catene (44,6%) e bronzo per i <strong>messaggi politici o commerciali non richiesti</strong> (32,2%).</p>
<p>Rientrano in classifica anche la scelta del destinatario di <strong>disattivare la spunta blu</strong> di ricezione e l’essere <strong>aggiunti a gruppi</strong> senza che ci sia stato chiesto (entrambi con percentuali prossime al 29%), la <strong>ripetizione</strong> del medesimo messaggio da parte di tutti i partecipanti al gruppo o il fatto che si <strong>spezzetti la frase</strong> in troppi micro-messaggi (rispettivamente 26,8% e 26,2%) e, non ultimi, gli <strong>audio troppo lunghi</strong>; riceverli fa saltare i nervi al 20,5% degli intervistati.</p>
<p>Altre cose che poco sopportiamo sono, ad esempio, i <strong>messaggini scritti tutti in maiuscolo</strong> (23,5%), il “pollice in alto” come risposta ad un messaggio (18,6%), l’uso di sigle o abbreviazioni incomprensibili (15,3%) e l’abuso di “emoji”, immagini o sticker (10%).</p>
<p><strong>Gli SMS non tramontano</strong></p>
<p>Se pensate che i vecchi <strong>SMS</strong> abbiano fatto il loro tempo e siano ormai solo un ricordo del passato, beh, vi sbagliate. E non poco. In base all’indagine dichiarano di servirsene ancora il 59,9% degli intervistati, pari a 23 milioni di italiani. E se il 49,3% degli intervistati ammette di farne un uso sporadico, ci sono <strong>3,6 milioni di individui che lo fanno abitualmente</strong>.</p>
<p>Continuando a scorrere i dati, si scopre che la motivazione principale è quella di essere, in qualche modo “costretti” dal fatto che il destinatario <strong>non abbia un altro modo</strong> di essere raggiunto con messaggio testuale (47,2% dei rispondenti), ma al secondo posto si trova la comodità di rispondere tramite un testo preimpostato (ad esempio “<strong>ti richiamo</strong>”, 31,2%) e al terzo il fatto che venga scelto per comunicare con <strong>persone più anziane</strong> (21,8%).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>*</em><em> Indagine demoscopica condotta da mUp Research su un campione di n.1001 individui, rappresentativo della popolazione italiana adulta, in età compresa fra 18 e 74 anni. Le interviste sono state condotte dal 16 al 19 marzo 2026.</em></p>
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		<title>Spese irrinunciabili: la guerra in Iran potrebbe costare fino a 950 euro a famiglia</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/865122746/spese-irrinunciabili-la-guerra-in-iran-potrebbe-costare-fino-a-950-euro-a-famiglia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Polo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2026 07:13:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia & Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[benzina]]></category>
		<category><![CDATA[bollette energia]]></category>
		<category><![CDATA[carburante]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto Iran]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La tregua tra Iran e USA vacilla e in attesa di vedere quali saranno gli sviluppi, continua l’altalena dei prezzi &#8230; </p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.comunicatostampa.org/865122746/spese-irrinunciabili-la-guerra-in-iran-potrebbe-costare-fino-a-950-euro-a-famiglia/">Spese irrinunciabili: la guerra in Iran potrebbe costare fino a 950 euro a famiglia</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.comunicatostampa.org">ComunicatoStampa.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="_1qrxr0dng _1qrxr0d44 _1qrxr0d1a _1qrxr0df0 _1qrxr0df6">La tregua tra Iran e USA vacilla e in attesa di vedere quali saranno gli sviluppi, continua l’altalena dei prezzi delle materie prime. <a class="_12g1fnq9 _1qrxr0ds8 _1qrxr0dr _1qrxr0da _1k41be02 _19e1ott4" href="https://www.facile.it/"><strong>Facile.it</strong></a> ha fatto il punto sugli aumenti già avvenuti e previsti di bollette luce e gas, assicurazioni, mutui e carburante. Ecco cosa è emerso.</p>
<p id="bollette-luce-e-gas" class="_12g1fnq3 _1qrxr0dp8 _1qrxr0dpj _1qrxr0d3w _1qrxr0d1a _1qrxr0dz _1qrxr0d90 qouwqt2"><strong>Bollette luce e gas</strong></p>
<p class="_1qrxr0dng _1qrxr0d44 _1qrxr0d1a _1qrxr0df0 _1qrxr0df6">Secondo gli analisti di Facile.it, stando alle attuali previsioni sul prezzo dell&#8217;energia*, nei prossimi 12 mesi gli italiani con contratto di fornitura indicizzato spenderanno <strong>2.711</strong> euro tra luce e gas, vale a dire il <strong>12% in più</strong> (284 euro) rispetto ai <strong>2.427 euro previsti prima che scoppiasse il conflitto</strong>.</p>
<p class="_1qrxr0dng _1qrxr0d44 _1qrxr0d1a _1qrxr0df0 _1qrxr0df6">Nello specifico, a crescere maggiormente sarà la bolletta del gas, che potrebbe arrivare a 1.834 euro (rispetto ai 1.617 euro pre-conflitto), mentre quella della luce salirebbe a 877 € (erano 810 nelle previsioni antecedenti allo scoppio della guerra).</p>
<p class="_1qrxr0dng _1qrxr0d44 _1qrxr0d1a _1qrxr0df0 _1qrxr0df6">Il caldo anomalo della scorsa settimana ha acceso un riflettore su quella che potrebbe essere la prossima “emergenza”; il <strong>condizionatore</strong>. Stando alle previsioni sull’andamento del prezzo dell’energia, per raffrescare casa questa estate gli italiani potrebbero spendere il 19% in più rispetto all’estate 2025*, vale a dire 144 euro invece dei 121 spesi lo scorso anno.</p>
<p id="benzina-e-diesel" class="_12g1fnq3 _1qrxr0dp8 _1qrxr0dpj _1qrxr0d3w _1qrxr0d1a _1qrxr0dz _1qrxr0d90 qouwqt2"><strong>Benzina e diesel</strong></p>
<p class="_1qrxr0dng _1qrxr0d44 _1qrxr0d1a _1qrxr0df0 _1qrxr0df6">Nonostante il temporaneo taglio delle accise introdotto dal Governo, il prezzo del carburante alla pompa rimane elevato. Considerando una percorrenza di 10.000 km e i prezzi medi in modalità self aggiornati al 12 aprile 2026, secondo le stime* di Facile.it un automobilista spende in <strong>benzina</strong>, in un anno, circa <strong>1.177 euro</strong>, vale a dire il 7% in più (+81 euro) rispetto alle previsioni pre-conflitto (23 febbraio 2026).  Se si considera il prezzo del <strong>diesel</strong>, invece, la spesa annua è di <strong>1.190 euro</strong>, in aumento del <strong>26%</strong> (+249 euro).</p>
<p class="_1qrxr0dng _1qrxr0d44 _1qrxr0d1a _1qrxr0df0 _1qrxr0df6">L’effetto, in valori assoluti, è ancora più visibile se si guarda al settore degli <strong>autotrasporti</strong>: per percorrere una tratta di 3.000 km prima del conflitto un camion spendeva 1.283 euro di diesel, oggi, invece, ne spende <strong>339 in più, vale a dire 1.622 euro.</strong></p>
<p id="mutui" class="_12g1fnq3 _1qrxr0dp8 _1qrxr0dpj _1qrxr0d3w _1qrxr0d1a _1qrxr0dz _1qrxr0d90 qouwqt2"><strong>Mutui</strong></p>
<p class="_1qrxr0dng _1qrxr0d44 _1qrxr0d1a _1qrxr0df0 _1qrxr0df6">Nonostante nella riunione di marzo la <strong>BCE</strong> abbia deciso di non intervenire sui tassi, le rate dei mutui variabili hanno ripreso ad aumentare. La ragione è l’<strong>Euribor</strong>, indice di riferimento per questo tipo di finanziamenti, che a marzo è salito di circa <strong>10 punti base</strong> (Euribor a 3 mesi) comportando un rincaro prossimo ai 6 euro già nella rata di aprile per un finanziamento variabile standard* sottoscritto negli ultimi anni (126.000 euro da restituire in 25 anni a copertura del 70% del valore dell’immobile).</p>
<p class="_1qrxr0dng _1qrxr0d44 _1qrxr0d1a _1qrxr0df0 _1qrxr0df6">E rischia di non essere l’ultimo aumento; guardando ai Futures aggiornati al 10 aprile 2026 si scopre che l’indice potrebbe salire ulteriormente, facendo passare la rata del mutuo standard dai 620 euro di aprile ai 642 euro entro l’inizio del secondo semestre per chiudere a circa 662 euro entro fine anno. Se queste previsioni si avverassero, nel 2026 la rata del mutuo variabile standard <strong>salirebbe quindi di quasi 50 euro</strong>.</p>
<p id="rc-auto" class="_12g1fnq3 _1qrxr0dp8 _1qrxr0dpj _1qrxr0d3w _1qrxr0d1a _1qrxr0dz _1qrxr0d90 qouwqt2"><strong>RC Auto</strong></p>
<p class="_1qrxr0dng _1qrxr0d44 _1qrxr0d1a _1qrxr0df0 _1qrxr0df6">Sebbene sia ancora presto per fare previsioni o vedere possibili effetti del conflitto iraniano sul prezzo dell’RC auto, in contesti come quello attuale il rischio è che l&#8217;aumento del costo delle materie prime e dell’energia generi inflazione che, se protratta, inciderà anche sulle tariffe assicurative. È quanto accaduto, ad esempio, dopo lo scoppio della guerra in Ucraina; quando nei 12 mesi successivi all’inizio del conflitto, come rilevato dall’osservatorio RC auto di Facile.it, i prezzi medi dei premi pagati dagli assicurati <strong>crebbero del 18%</strong>.</p>
<p class="_1qrxr0dng _1qrxr0d44 _1qrxr0d1a _1qrxr0df0 _1qrxr0df6">Se all’epoca le tariffe di partenza erano basse e godevano ancora degli sconti legati alla pandemia, quindi il margine di aumento era più ampio, e prima di vedere un impatto sui premi RC auto passarono diversi mesi con inflazione e costi energetici alle stelle, per ciò che concerne l’attuale conflitto le ricadute sul prezzo delle materie prime saranno determinanti nell’eventuale aumento dei prezzi delle assicurazioni auto. A marzo 2026, secondo l’Osservatorio Facile.it, il premio medio RC auto era pari a <strong>643,97 euro</strong>; stimando un aumento del 15% si arriverebbe ad un rincaro medio di <strong>96 euro</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>* Note metodologiche:</em></p>
<p><em>&#8211; Carburante: consumi medi considerati: auto a benzina 6,6 l/100 km; auto diesel 5,5l/100 km, camion 25l/100 km</em></p>
<p><em>&#8211; Bollette luce e gas: le stime sono state elaborate dagli analisti di Facile.it prendendo in considerazione un contratto di fornitura indicizzato nel mercato libero, i consumi di una famiglia tipo (2.700 kWh per l’energia elettrica e 1.400 smc per il gas), le previsioni sull&#8217;andamento del PUN e del PSV (valore di riferimento per il prezzo del gas) elaborate da EEX (European Energy Exchange) per i prossimi 12 mesi e rilevate l’11 aprile, oneri e imposte attualmente in vigore.</em></p>
<p><em>&#8211; Condizionatore: simulazione Facile.it per 500 ore di utilizzo di condizionatore monosplit Classe A, famiglia tipo consumi 2.700 kWh</em></p>
<p>&#8211; Mutui:<em> simulazioni Facile.it fatte su un mutuo da 126.000 euro in 25 anni, LTV 70%, Tan iniziale 0,67% (Euribor3m+1,25%) sottoscritto a gennaio 2022; la stima sull’impatto dell’aumento delle rate non tiene in considerazione l’ammortamento della quota capitale, elemento che potrebbe variare in base alle caratteristiche del mutuo.</em></p>
<p><em>&#8211; Rc auto: l’Osservatorio Facile.it calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Per calcolare tali dati, Facile.it si avvale di un campione di 13.123.254 preventivi calcolati dai suoi utenti nel corso dell’ultimo anno. Le tariffe indicate nell&#8217;Osservatorio sui costi RC auto di Facile.it prendono in considerazione come campione tutti i preventivi effettuati sul sito e relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate</em></p>
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		<title>Multe stradali: in 3 anni incassi su del 23%</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/865122641/multe-stradali-in-3-anni-incassi-su-del-23/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Polo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 09:17:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia & Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[assicurazioni auto]]></category>
		<category><![CDATA[codice della strada]]></category>
		<category><![CDATA[multe stradali]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.comunicatostampa.org/?p=122641</guid>

					<description><![CDATA[<p>1,77 miliardi di euro, vale a dire dodici milioni in più rispetto al 2024 (+1%), ma ben il 23% in &#8230; </p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.comunicatostampa.org/865122641/multe-stradali-in-3-anni-incassi-su-del-23/">Multe stradali: in 3 anni incassi su del 23%</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.comunicatostampa.org">ComunicatoStampa.org</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>1,77 miliardi di euro</strong>, vale a dire dodici milioni in più rispetto al 2024 (+1%), ma ben il <strong>23% in più</strong> se confrontati con quelli del 2022, quando il valore era pari a 1,4 miliardi di euro. Questa, secondo le elaborazioni di <a href="https://www.facile.it/assicurazioni/parola-all-esperto/analisi-multe-stradali-2022-2025.html"><strong>Facile.it</strong></a> su dati <em>Siope</em>* la cifra incassata nel 2025 dai comuni italiani a seguito di multe e sanzioni per violazione <strong>delle norme del Codice della Strada</strong> elevate agli automobilisti che viaggiavano sulle strade italiane; <strong>Milano</strong>, <strong>Roma</strong>, <strong>Firenze</strong> e <strong>Torino</strong> sono i comuni hanno registrato i maggiori proventi maggiori.</p>
<p><strong>I comuni che hanno incassato di più</strong></p>
<p><strong>Milano</strong> si conferma anche per il 2025 il comune italiano che ha <strong>registrato i maggiori proventi da multe e sanzioni stradali</strong> che, lo scorso anno, sono arrivati a <strong>178,6 milioni di euro</strong>, valore comunque in calo del 13% rispetto al 2024. Al secondo posto si posiziona il comune di <strong>Roma</strong>, con <strong>132,8 milioni di euro</strong> (-9% su base annua), mentre sul gradino più basso del podio c’è <strong>Firenze</strong> con <strong>73,3 milioni di euro</strong>, ma in questo caso l’importo è in netto aumento (+19%) rispetto all’anno precedente.</p>
<p>Quarto posto per il comune di <strong>Torino</strong> (56 milioni di euro, -8%), seguito da <strong>Napoli</strong> (47 milioni di euro, +10%).</p>
<p>Continuando a scorrere la graduatoria dei primi 10 comuni capoluogo di provincia si trovano <strong>Genova</strong> (36,2 milioni di euro), <strong>Palermo</strong> (28,6 milioni) <strong>Bologna</strong> (27,2 milioni), <strong>Padova</strong> (25,9 milioni) e <strong>Verona</strong> (24,3 milioni).</p>
<p>Complessivamente, <strong>questi 10 comuni hanno incassato</strong> proventi da <strong>multe </strong>e sanzioni per violazioni del codice della strada pari a <strong>quasi 630 milioni di euro</strong>, vale a dire <strong>più di un terzo del totale</strong>.</p>
<p><strong>Il rapporto pro capite nelle grandi città</strong></p>
<p>Pur considerando che le violazioni non vengono contestate ai soli residenti, ma a chiunque viaggi sulle strade del comune e che in alcune aree del nostro Paese turisti e pendolari contribuiscono notevolmente al bilancio complessivo, se si guarda alla “<strong>multa pro capite</strong>”, calcolata da Facile.it come rapporto tra proventi registrati nel <em>Siope</em> e numero di abitanti residenti, <strong>la classifica cambia radicalmente</strong>.</p>
<p>Limitando l’analisi ai soli comuni capoluogo di provincia, al primo posto si posiziona il comune di <strong>Firenze</strong>, che con i suoi 73,3 milioni di euro incassati e 363mila abitanti registra un valore pro capite pari a <strong>202 euro</strong> (era 170 euro nel 2024). Scende al secondo posto il comune di <strong>Siena</strong>, dove nel 2025 la “multa pro capite” è stata pari a <strong>180 euro</strong>, mentre in terza posizione si conferma il comune di <strong>Milano</strong> con <strong>130 euro</strong>.</p>
<p>Ai piedi del podio si trova il comune di <strong>Padova</strong>, con quasi 26 milioni di euro di incassi dichiarati nel 2025 e un valore pro capite pari a <strong>125 euro</strong>; quinto posto per il comune di <strong>Rieti</strong> dove il rapporto tra multe e abitanti ha sfiorato i <strong>124 euro</strong>.</p>
<p><strong>Gli incassi dei piccoli comuni</strong></p>
<p>Come è andata nelle piccole città italiane nel 2025? Limitando l’analisi ai comuni con meno di 1.000 residenti, in vetta alla classifica si conferma il comune di <strong>Carrodano</strong>, 465 abitanti in provincia di La Spezia, che lo scorso anno ha registrato incassi da multe stradali per quasi <strong>770mila euro</strong>. Al secondo posto si posiziona il comune di <strong>Pettoranello del Molise</strong>, 446 abitanti in provincia di Isernia, dove i proventi hanno superato i <strong>641mila euro</strong>. Sul gradino più basso del podio si trova il comune di <strong>Colle Santa Lucia</strong> in provincia di Belluno, con 346 abitanti e poco meno di <strong>628mila euro</strong> di proventi da multe stradali.</p>
<p>Chiudono la top 5 i comuni di <strong>Rionero Sannitico</strong> in provincia di Isernia, con più di <strong>560mila euro</strong>, e di <strong>Poggio San Lorenzo</strong>, provincia di Rieti, con oltre <strong>413mila euro</strong>.</p>
<p><strong>Le assicurazioni auto</strong></p>
<p>Parziali buone notizie arrivano dal fronte delle <strong>assicurazioni auto</strong>; secondo l’osservatorio** RC auto di Facile.it i premi medi hanno smesso di crescere tanto è vero che, a marzo 2026 per assicurare un veicolo a quattro ruote occorrevano, in media, <strong>643,97 euro</strong>, valore in linea rispetto a marzo 2025.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>* L’analisi è stata realizzata da Facile.it su dati Siope, il sistema informativo delle operazioni degli enti pubblici, aggiornati al 26 marzo 2026 con riferimento alla voce “proventi da multe e sanzioni per violazioni delle norme del codice della strada a carico delle famiglie” relativi agli anni 2022-2024-2025 e ai soli comuni italiani; ai fini dell’analisi non sono stati considerati enti quali unione di comuni, province, città metropolitane, comunità montane. Il valore pro-capite è stato calcolato rapportando i proventi di ciascun Comune con il numero di residenti presente nel Siope.</em></p>
<p><em>** L’Osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Per calcolare tali dati, Facile.it si avvale di un campione di 13.123.254 preventivi calcolati dai suoi utenti nel corso dell’ultimo anno. Le tariffe indicate nell&#8217;Osservatorio sui costi RC auto di Facile.it prendono in considerazione come campione tutti i preventivi effettuati sul sito e relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate </em></p>
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		<title>Carburante: 880 milioni di euro di aggravio ad aprile senza taglio accise</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/865122497/carburante-880-milioni-di-euro-di-aggravio-ad-aprile-senza-taglio-accise/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Polo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 18:51:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia & Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[#Iran]]></category>
		<category><![CDATA[accise]]></category>
		<category><![CDATA[benzina]]></category>
		<category><![CDATA[carburante]]></category>
		<category><![CDATA[taglio accise]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con il decreto del 3 aprile il Governo ha prorogato il taglio sul prezzo della benzina e gasolio. Una misura &#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Con il decreto del 3 aprile il Governo ha prorogato il taglio sul prezzo della benzina e gasolio. Una misura attesa da milioni di italiani e che, se non rinnovata, secondo le stime di <a href="https://www.facile.it/"><strong>Facile.it</strong></a> avrebbe potuto portare a un <strong>esborso, per il solo mese di aprile, quantificabile in circa 880 milioni in più </strong>rispetto a questo speso alla pompa a febbraio, prima che scoppiasse il conflitto.</p>
<p>Già a marzo<strong>, </strong>nonostante lo sconto da 24,4 centesimi attualmente in vigore, sempre secondo i calcoli di <strong>Facile.it</strong>, a causa degli aumenti del prezzo del carburante gli italiani hanno speso <strong>470 milioni di euro in più</strong> rispetto a febbraio. Nello specifico, il rincaro ha pesato per<strong> circa 97 milioni di euro</strong> sulla benzina e per circa <strong>372 milioni di euro sul diesel.</strong></p>
<p>L’analisi* è stata realizzata prendendo in considerazione i consumi di carburante rilevati sulla rete a febbraio 2026 (pari a 655.000 tonnellate di benzina e 1,11 milioni di tonnellate di gasolio) e l’aumento del prezzo di diesel e benzina. Se a febbraio la spesa per rifornirsi è stata di circa 3,7 miliardi di euro, a marzo, per la stessa quantità di carburante, il conto ha quasi raggiunto i <strong>4,2 miliardi di euro (+12%).  </strong></p>
<p><strong>In assenza del rinnovo del taglio, ad aprile il conto finale sarebbe potuto arrivare a circa 4,6 miliardi di euro.</strong> Ma il salasso effettivo avrebbe potuto essere addirittura più alto se i prezzi avessero continuato a salire e se si considera che, con le <strong>vacanze pasquali</strong>, il consumo di carburante normalmente tende ad aumentare.</p>
<p><strong>Il prezzo del carburante</strong></p>
<p>Dallo scoppio del conflitto il prezzo del carburante, nonostante l’intervento del Governo, è aumentato notevolmente, in particolare quello del gasolio che da ormai tre settimane <strong>ha sfondato la soglia dei 2 euro al litro.</strong></p>
<p>Nello specifico, analizzando il prezzo medio mensile della <strong>benzina </strong>alla pompa si scopre che il valore è passato da 1,65 euro/litro di febbraio a <strong>1,77 euro/litro</strong> di marzo. Per il <strong>diesel</strong>, invece, il prezzo medio mensile è salito a 1,70 euro/litro di febbraio a <strong>1,98 euro/litro di marzo</strong>.</p>
<p>In data 1 aprile, secondo le ultime rilevazioni del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il prezzo medio in modalità “self service” sulla rete stradale è arrivato a 1,754 euro/litro (+5% rispetto al valore pre-conflitto), mentre quello del <strong>diesel ha raggiunto i 2,076 euro</strong> (<strong>+21%</strong>).</p>
<p>Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio in modalità self è arrivato a 1,821 euro/litro per la benzina e a 2,142 euro/litro per il gasolio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>* Per i consumi sono stati utilizzati i valori comunicati dal Ministero dell&#8217;Ambiente e della Sicurezza Energetica &#8211; DGFTA DIV II relativi a febbraio e con riferimento alla sola rete. Per il prezzo del carburante mensile è stato utilizzato: per febbraio 2026 il valore medio rilevato da Ministero dell&#8217;ambiente e della sicurezza energetica &#8211; Direzione generale fonti energetiche e titoli abilitativi; per marzo 2026 è stata calcolata una media ponderata delle rilevazioni settimanali effettuate nel periodo 1-29 marzo 2026 dal Ministero dell&#8217;ambiente e della sicurezza energetica.</em></p>
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		<title>25 aprile e 1 maggio: 13,5 milioni cambiano programmi per il conflitto</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/865122852/25-aprile-e-1-maggio-135-milioni-cambiano-programmi-per-il-conflitto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Polo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 09:38:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia & Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi & Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[#Iran]]></category>
		<category><![CDATA[1 maggio]]></category>
		<category><![CDATA[25 aprile]]></category>
		<category><![CDATA[assicurazioni viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto Iran]]></category>
		<category><![CDATA[vacanze]]></category>
		<category><![CDATA[viaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il conflitto in Iran e le conseguenze ad esso connesse hanno cambiato i piani degli italiani anche per le festività &#8230; </p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.comunicatostampa.org/865122852/25-aprile-e-1-maggio-135-milioni-cambiano-programmi-per-il-conflitto/">25 aprile e 1 maggio: 13,5 milioni cambiano programmi per il conflitto</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.comunicatostampa.org">ComunicatoStampa.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il conflitto in Iran e le conseguenze ad esso connesse hanno cambiato i piani degli italiani anche per le festività del 25 aprile e dell’1 maggio; secondo l’indagine commissionata da <a href="https://www.facile.it"><strong>Facile.it</strong></a> a <em>mUp Research</em>, <strong>8,1 milioni</strong> hanno <strong>rinunciato a partire in vacanza</strong> e, tra chi viaggerà, 5,4 milioni hanno comunque cambiato destinazione.</p>
<p><strong>Chi non parte</strong></p>
<p>Guardando più da vicino i dati relativi a chi ha cambiato idea e non partirà, si scopre che se 600mila hanno ammesso di aver rinunciato per semplice <strong>paura di muoversi</strong> in un contesto di crisi come quello attuale e <strong>1,3 milioni</strong> per il timore<strong> che cancellassero il volo</strong>, ben <strong>5,5 milioni</strong> hanno abbandonato l’idea di partire per le imminenti festività a causa dell’<strong>aumento dei costi di viaggio.</strong></p>
<p><strong>Chi ha cambiato destinazione</strong></p>
<p>Se, da un lato, tanti italiani hanno rinunciato a viaggiare, dall’altro ci sono circa <strong>5,4 milioni</strong> di nostri connazionali che, pur di non rinunciare alla vacanza, hanno preferito <strong>cambiare meta</strong>.</p>
<p>Le motivazioni?  Ancora una volta, in molti casi, si tratta di ragioni economiche; il 16% del campione ha dichiarato di aver cambiato meta a causa <strong>dell’aumento del prezzo di voli e hotel</strong> ripiegando su una destinazione più economica e 125 mila italiani, stando sempre ai dati emersi dall’indagine, hanno ammesso di essere stati costretti a puntare su una meta meno costosa perché l’aumento generale di altre spese, ad esempio la benzina e le bollette, ha ridotto il budget a disposizione per la vacanza.</p>
<p>Se non sono ragioni economiche, come visto prima, sono motivazioni spesso psicologiche e di preoccupazioni connesse al conflitto; il 37% dei rispondenti, pari a 1,7 milioni di individui, ha modificato programma per timore che i<strong>l volo su cui avrebbero dovuto viaggiare venisse cancellato</strong> a causa della mancanza di carburante, mentre il 41%, pari a 2 milioni di persone, per una più generale paura legata alla situazione internazionale causata dal conflitto in Iran.</p>
<p><strong>Dove andranno dopo il cambio</strong></p>
<p>Il cambio destinazione ha riguardato sia i viaggiatori che avevano in programma di andare all’estero, in particolare in Europa (26%), America Latina e Caraibi (9%), Medio Oriente (9%) e Asia (6%), sia i viaggiatori che volevano restare entro i confini nazionali ma che, a causa delle motivazioni sopra indicate, hanno dovuto ripiegare <strong>su una meta nazionale più economica</strong>.</p>
<p>Fra chi partirà facendo almeno una notte fuori casa in occasione delle festività del 25 aprile e dell’1 maggio, l’<strong>87% resterà in Italia</strong>, il 7,5% si sposterà in Europa e meno del 5% uscirà fuori dal Vecchio Continente.</p>
<p><strong>Polizze viaggio valide anche in tempo di guerra</strong></p>
<p>Per chi è in procinto di partire, o per coloro che vogliono prenotare le vacanze per la prossima estate, come funzionano le polizze viaggio in contesti di guerra? Quanto costano? Ecco l’analisi di Facile.it</p>
<ul>
<li><strong>La guerra è esclusa, ma non sempre.</strong> Normalmente le polizze viaggio non coprono quando l’assicurato decide di andare in uno dei Paesi sconsigliati dalla Farnesina e dal sito <a href="http://www.viaggiaresicuri.it">viaggiaresicuri.it</a>; esistono però alcune compagnie che offrono una copertura anche qualora l’assicurato decidesse di viaggiare <strong>contro il parere delle autorità, </strong>purché il motivo del <strong>viaggio sia ritenuto legalmente accettabile</strong>, ovvero abbia origine da motivazioni imprescindibili e dimostrabili (ad esempio, salute grave o lavoro indifferibile). In questo caso, però, il sottoscrittore sarà tutelato <strong>solo dai sinistri che non siano direttamente </strong>o indirettamente legati all’avviso di pericolo.</li>
<li><strong>Se il volo è cancellato: </strong>in caso di<strong> cancellazione del volo </strong>da parte del vettore aereo, normalmente è responsabilità della <strong>compagnia aerea</strong> stessa riproteggere i viaggiatori su un altro volo o, qualora non possibile, rimborsare il costo del biglietto. Va detto, però, che esistono alcune assicurazioni di natura parametrica (ovvero, offrono un rimborso specifico al verificarsi di un evento oggettivo) che garantiscono il viaggiatore in caso di volo cancellato, ma attenzione perché possono essere soggette a precise regole temporali. Ad esempio, alcune tutelano solo se il volo viene cancellato entro le 24 ore dalla partenza.</li>
<li><strong>Se si decide di non partire. </strong>Se la non partenza è una scelta personale dell’assicurato, allora nulla gli sarà dovuto. La copertura annullamento è valida solo se la decisione di rinunciare al viaggio è legata a <strong>specifiche motivazioni documentate</strong> come, ad esempio, problemi di natura medica (es. malattia, infortunio) o lavorativa (licenziamento, ecc.).</li>
<li><strong>Quando il Paese viene inserito tra le mete sconsigliate dopo aver prenotato. </strong>Se è stata stipulata la copertura per annullamento, alcune compagnie prevedono il <strong>rimborso del valore del viaggio</strong>, fino al massimale previsto, a patto che l’avviso di allerta sia stato emanato entro, di prassi, 21 giorni dalla data di partenza. In questo caso non viene fatta una distinzione fra viaggi giudicati “essenziali” (comprovate necessità lavorative, di salute o di assistenza familiare) e non, l’importante è che l’avviso di allerta venga emesso entro le tempistiche definite dalla compagnia assicurativa.</li>
<li><strong>Se la guerra scoppia durante il soggiorno. </strong>E se il conflitto dovesse scoppiare all’improvviso una volta giunti a destinazione in uno dei Paesi per i quali non vi erano allarmi ufficiali? La <strong>polizza viaggio sarebbe valida</strong> e, a seconda delle garanzie sottoscritte, coprirebbe regolarmente l’assicurato intervenendo, ad esempio, per spese sanitarie e cure mediche, infortuni, rimpatrio e, più generalmente, offrendo assistenza in viaggio, compatibilmente con le condizioni del luogo in cui si trova l’assicurato.</li>
<li><strong>Quanto costano? </strong>Secondo le simulazioni* di Facile.it, i costi per una polizza viaggio con copertura base che include <strong>assistenza</strong> in viaggio, <strong>interruzione</strong> e <strong>spese mediche</strong> per una persona partono, per una settimana in Europa, da circa <strong>12 euro</strong>; aggiungendo anche la garanzia <strong>perdita bagagli</strong>, <strong>infortuni</strong> e <strong>annullamento</strong>, la tariffa sale a<strong> 27 euro</strong>. Se si viaggia invece fuori dall’Europa (e dagli Stati Uniti), i prezzi per la copertura base partono da 19 euro, quelli per la completa da 46 euro.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>* Indagine demoscopica condotta da mUp Research e Bilendi su un campione di n.1010 individui, rappresentativo della popolazione italiana adulta, in età compresa fra 18 e 74 anni. Le interviste sono state condotte dal 17 al 19 aprile 2026.</em></p>
<p><em>** Simulazione su Facile.it in data 20 aprile 2026</em></p>
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		<title>Polizze catastrofali: scatta l’obbligo per le micro e piccole imprese del comparto turistico e della ristorazione</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/865122409/polizze-catastrofali-scatta-lobbligo-per-le-micro-e-piccole-imprese-del-comparto-turistico-e-della-ristorazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Polo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 09:25:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[calamità naturali]]></category>
		<category><![CDATA[imprese]]></category>
		<category><![CDATA[polizza Cat Nat]]></category>
		<category><![CDATA[polizza catastrofale]]></category>
		<category><![CDATA[ristorazione]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Scade il 31 marzo l’ultimo termine utile per sottoscrivere una polizza assicurativa contro i danni da calamità naturali, la cosiddetta &#8230; </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Scade il 31 marzo <strong>l’ultimo termine utile per sottoscrivere una polizza assicurativa contro i danni da calamità naturali</strong>, la cosiddetta polizza Cat Nat. Entro tale data le micro e piccole imprese del <strong>comparto turistico e della ristorazione</strong> devono adeguarsi e provvedere all’adempimento. La scadenza interessa anche le attività del settore della pesca e dell’acquacoltura. <strong>Ma quanto costa assicurarsi?</strong> A fare un punto della situazione ci ha pensato, in collaborazione con <strong>Italfinance</strong> e <strong>Finital</strong>, <a href="https://www.facile.it/"><strong>Facile.it</strong></a>; ecco cosa è emerso.</p>
<p><strong>I costi delle assicurazioni</strong></p>
<p>L’analisi ha evidenziato come <strong>i premi annuali siano tutt’altro che proibitivi</strong>, soprattutto se paragonati ai benefici. Per calcolare i costi, Facile.it ha elaborato alcune simulazioni prendendo in esame <strong>2 diverse attività commerciali</strong> &#8211; un ristorante e un hotel &#8211; in 3 città campione: <strong>Milano, Roma e Palermo</strong>.</p>
<p>Per <strong>l’attività ristorativa</strong> è stato considerato un terreno da 10.000 euro, un fabbricato da 500mila euro con attrezzature industriali e commerciali di valore pari a 150.000 euro ed impianti e macchinari per un valore pari sempre a 150mila euro; con queste caratteristiche, il premio annuale per sottoscrivere un’assicurazione Cat Nat a <strong>Milano</strong> parte da <strong>272 euro</strong>, valore che diventa <strong>628 euro a Palermo</strong> e <strong>776 euro a Roma</strong>.</p>
<p>Le <strong>quotazioni per l’hotel</strong> salgono, in virtù di <strong>valori assicurati più elevati</strong>: in questo caso un terreno di 30.000 euro, un’immobile dal valore di 1,5 milioni di euro, attrezzature per 200.000 euro ed impianti e macchinari da 300mila euro. La struttura posizionata a <strong>Milano</strong> deve mettere a budget un costo annuale a partire da <strong>556 euro</strong>, a <strong>Roma 835 euro</strong>, mentre a <strong>Palermo 2.111 euro</strong>.</p>
<p>I <strong>prezzi</strong>, come spiegano gli esperti di Facile.it, Italfinance e Finital, <strong>variano in funzione di diversi elementi</strong> tra cui, ad esempio, la rischiosità del territorio dove sono ubicati gli immobili in cui hanno sede le aziende, la probabilità di eventi calamitosi, la vulnerabilità dei beni assicurati, le caratteristiche costruttive dell’immobile, il tipo di attività svolta dall’impresa, la collocazione dell’immobile all’interno dell’edificio (distanza da terra in numero di piani), il capitale assicurato e, non ultime, le politiche commerciali e tariffarie di ciascuna compagnia assicurativa.</p>
<p>Sebbene al momento non siano previste sanzioni pecuniarie per le aziende che non sottoscrivono la polizza, <strong>chi non si adegua all’obbligo non potrà accedere ad agevolazioni o contributi pubblici </strong>e, in caso di evento calamitoso, rischia di dover far fronte autonomamente ai danni subiti senza poter contare su eventuali indennizzi da parte dello Stato.</p>
<p><strong>A cosa fare attenzione</strong></p>
<p>Quando si parla di prodotti assicurativi è fondamentale fare attenzione alle <strong>coperture offerte</strong>, quelle escluse, i <strong>massimali</strong> e le <strong>franchigie</strong>. La stessa regola vale anche questa volta. Per le polizze Cat Nat, ad esempio, è importantissimo fare attenzione agli eventi calamitosi per i quali è obbligatorio assicurarsi; la legge fa riferimento a sismi, alluvioni, frane, inondazioni ed esondazioni, mentre <strong>non sono oggetto dell&#8217;obbligo</strong> altri fenomeni atmosferici quali <strong>grandine, trombe d’aria e bombe d’acqua</strong>; per tutelarsi da questi eventi, quindi, sarà necessario sottoscrivere delle garanzie accessorie ad hoc.</p>
<p>Attenzione, inoltre, ad alcune specificità: la frana, ad esempio, è coperta se l’evento si manifesta in maniera “rapida”, se invece, si tratta di un evento “graduale”, non è coperto.</p>
<p>Tra le esclusioni ci sono anche, ad esempio, le mareggiate, le valanghe e le slavine e non è possibile, chiaramente, assicurare edifici abusivi e non a norma.</p>
<p><em><strong> </strong></em></p>
<p>Immagine © Bojo</p>
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		<title>Mutui e BCE: possibili aumenti già nelle rate di aprile</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/865122166/mutui-e-bce-possibili-aumenti-gia-nelle-rate-di-aprile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Polo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 09:40:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia & Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[bce]]></category>
		<category><![CDATA[Euribor]]></category>
		<category><![CDATA[mutui]]></category>
		<category><![CDATA[tasso fisso]]></category>
		<category><![CDATA[tasso variabile]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.comunicatostampa.org/?p=122166</guid>

					<description><![CDATA[<p>La BCE nella riunione di oggi non è intervenuta sui tassi, nonostante questo, però, le rate dei mutui variabili potrebbero &#8230; </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La BCE nella riunione di oggi non è intervenuta sui tassi, nonostante questo, però, le rate dei mutui variabili <strong>potrebbero comunque aumentare già da aprile</strong>. Analizzando l’andamento dell’Euribor, valore di riferimento per i mutui variabili, <a href="https://www.facile.it/"><strong>Facile.it</strong></a> ha rilevato che, a seguito dello scoppio del conflitto in Iran, <strong>gli indici sono saliti</strong>; dal 27 febbraio al 16 marzo, l’Euribor a 3 mesi è cresciuto di circa 15 punti base, un rincaro che potrebbe tradursi, <strong>già dalla rata di aprile</strong>, in un <strong>aumento di quasi 10 euro</strong> per un mutuo variabile standard*.</p>
<p><em>«L’incremento, seppur modesto, segna un cambio di rotta improvviso perché l’Euribor era fondamentalmente stabile da circa 9 mesi</em><em>»,</em> spiegano gli esperti di Facile.it. «<em>Questa variazione, che potrebbe trasmettersi su alcuni mutui variabili già nelle rate di aprile a seconda delle modalità di aggiornamento dei tassi di ciascun istituto di credito, è però importante soprattutto perché, come noto, l’Euribor tende ad anticipare le decisioni di politica monetaria della Banca Centrale. Il rialzo potrebbe quindi essere il segnale che nei prossimi mesi la BCE interverrà sugli indici.</em><em>».</em></p>
<p>Analizzando l’andamento dei Futures sugli Euribor (aggiornati al 16 marzo), si scopre che il mercato prevede per il 2026 tassi in aumento con, potenzialmente, due interventi da parte della BCE, uno prima dell’estate, l’altro entro fine anno. Guardando le previsioni sull’Euribor a 3 mesi, a giugno 2026 questo è quotato vicino al 2,3%, mentre entro fine anno dovrebbe arrivare a sfiorare il 2,5%. <strong>Secondo Facile.it, gli aumenti porterebbero la rata del mutuo variabile standard a crescere complessivamente di circa 30 euro entro fine anno. </strong></p>
<p>Sul fronte dei <strong>tassi fissi</strong>, invece, gli indici sono stati toccati in misura minore dal conflitto; da inizio anno i l’IRS a 25 anni si sta muovendo tra il 3 e il 3,2% sulla scia dei rendimenti dei titoli di stato europei e non si sono registrate grosse variazioni a seguito dell’attacco all’Iran; oggi il tasso è pari a 3,1%.</p>
<p><strong>Cresce l’importo medio e la richiesta di tassi variabili </strong></p>
<p>Il 2026 si è aperto positivamente sul fronte dei mutui; secondo l’Osservatorio** Facile.it – Mutui.it, nei primi due mesi dell’anno l’importo medio richiesto è <strong>aumentato del</strong> <strong>4%</strong> rispetto a dodici mesi fa, arrivando a <strong>141.772 euro</strong>. In calo <strong>l’età media dei richiedenti</strong>, che passa dai 41 anni dei primi due mesi del 2025 ai 39 anni del 2026; se si limita il campione alle sole richieste di mutuo prima casa, l’età media è scesa da 38 a 37 anni. In calo anche il peso delle <strong>surroghe</strong>, passate in un solo anno <strong>dal 31% al 21%.</strong></p>
<p>Guardando alla tipologia di tasso richiesto, il <strong>fisso resta quello preferito dagli italiani</strong> ma sale significativamente la quota di chi ha puntato ad un tasso variabile o misto, arrivando in dodici mesi a rappresentare il <strong>9% del totale.</strong></p>
<p>L’aumento della richiesta dei mutui variabili è legato <strong>all’andamento dei tassi</strong>; secondo le simulazioni** di Facile.it, per un finanziamento da 126.000 euro in 25 anni, il miglior <strong>tasso variabile</strong> (TAN) disponibile online è <strong>2,34%</strong> con una rata iniziale pari <strong>a 555 euro</strong>. I migliori tassi <strong>fissi</strong>, invece, partono da un tasso (TAN) del <strong>3,15%</strong> ed una <strong>rata di 607 euro</strong>, vale a dire circa 50 euro più alta rispetto a quella variabile.</p>
<p>«<em>Non esiste una scelta migliore in assoluto tra tasso fisso e variabile ed entrambe le offerte sono competitive, ma è importante scegliere con attenzione e sulla base delle caratteristiche di ciascun mutuatario. Il tasso variabile offre un’opportunità di risparmio iniziale, ma in contesti di grande incertezza come quello attuale caratterizzati da un’aspettativa di aumenti, è bene sapere che il beneficio potrebbe assottigliarsi se non sparire del tutto. Il consiglio è di farsi aiutare da un consulente esperto per scegliere la soluzione più adatta</em><em>»</em>, spiegano da Facile.it.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>* Le simulazioni realizzate da Facile.it sono fatte su un mutuo da 126.000 euro in 25 anni, LTV 70%, Tan iniziale 0,67% (Euribor3m+1,25%) sottoscritto a gennaio 2022; la stima sull’impatto dell’aumento delle rate non tiene in considerazione l’ammortamento della quota capitale, elemento che potrebbe variare in base alle caratteristiche del mutuo.</em></p>
<p><em>** L’Osservatorio Facile.it è stato realizzato su un campione di oltre 240.000 richieste di mutuo raccolte da Facile.it e Mutui.it tra gennaio e febbraio 2025 e 2026. Le simulazioni sui tassi sono state effettuate su Facile.it in data 18/03/2026.</em></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.comunicatostampa.org/865122166/mutui-e-bce-possibili-aumenti-gia-nelle-rate-di-aprile/">Mutui e BCE: possibili aumenti già nelle rate di aprile</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.comunicatostampa.org">ComunicatoStampa.org</a>.</p>
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		<title>Investimenti: 1,2 milioni di truffati nell’ultimo anno</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/865122164/investimenti-12-milioni-di-truffati-nellultimo-anno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Polo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 09:03:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia & Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[investimenti]]></category>
		<category><![CDATA[truffe]]></category>
		<category><![CDATA[truffe finanziarie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono più di 1,2 milioni nel solo 2025 gli italiani vittime di una truffa o un tentativo di frode nell’ambito &#8230; </p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.comunicatostampa.org/865122164/investimenti-12-milioni-di-truffati-nellultimo-anno/">Investimenti: 1,2 milioni di truffati nell’ultimo anno</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.comunicatostampa.org">ComunicatoStampa.org</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono più di <strong>1,2 milioni</strong> nel solo 2025 gli italiani <strong>vittime di una truffa</strong> o un tentativo di frode nell’ambito degli <strong>investimenti</strong>, con un <strong>danno medio pari a 1.770 euro</strong>. Questi alcuni dei dati emersi dall’indagine commissionata da <strong><a href="https://www.facile.it/">Facile.it</a></strong> agli istituti mUp Research e Norstat, che ha acceso un faro sulle frodi ai danni degli investitori i quali, secondo le stime, in soli 12 mesi hanno subito perdite complessive per un controvalore superiore agli <strong>1,8 miliardi di euro</strong>.</p>
<p><strong>Identikit dei truffati</strong></p>
<p>Analizzando i risultati dell’indagine – realizzata su un campione rappresentativo della popolazione nazionale adulta – e guardando all’identikit di chi è stato vittima di una truffa in ambito finanziario, emergono dati interessanti. Il primo è che il fenomeno colpisce maggiormente il <strong>campione maschile</strong> rispetto a quello femminile. Dal punto di vista anagrafico, invece, è significativo il fatto che siano i <strong>più giovani</strong> ad essere presi di mira dai malfattori, in primis i rispondenti con età compresa tra <strong>i 18 e i 24 anni</strong>.</p>
<p><em>«L</em><em>a prospettiva di profitti facili e senza rischio, l’illusione di poter guadagnare tanto anche investendo piccole somme, unite all’eccessiva fiducia nelle proprie capacità e, spesso, all’assenza di esperienza, sono tra le ragioni principali per cui questo tipo di truffe fa presa in modo particolare tra i più giovani</em><em>»</em>, spiegano gli esperti di Facile.it.</p>
<p>A conferma di ciò anche il dato relativo al livello di istruzione delle vittime, che evidenzia chiaramente come le persone <strong>più istruite</strong> risultino maggiormente esposte rispetto alla media nazionale.</p>
<p><strong>I canali più utilizzati dai malfattori</strong></p>
<p>Quando si parla di truffe in ambito finanziario o di investimenti, le minacce arrivano più frequentemente tramite <strong>messaggi su smartphone</strong> (1 volta su 4), attraverso sia i tradizionali SMS, sia le più moderne app di <strong>messaggistica istantanea</strong>, spesso usate dai malfattori per creare <strong>gruppi di conversazione esclusivi</strong> dove sedicenti guru condividono con “pochi eletti” i segreti per diventare ricchi investendo denaro.</p>
<p>Il <strong>21%</strong> delle truffe passa da finti <strong>call center</strong>, il <strong>19%</strong> tramite <strong>siti web</strong>, mentre le email di phishing sono usate nel 17,5% dei casi.</p>
<p>Anche i <strong>social network</strong> sono ormai terreno fertile per i malfattori, che sempre più spesso utilizzano queste piattaforme per fare proseliti e raccogliere potenziali vittime (12%).</p>
<p><strong>Due su tre non denunciano</strong></p>
<p>Se notoriamente gli italiani sono restii a denunciare i truffatori quando cadono vittima di una truffa, nel momento in cui si parla di frodi in ambito finanziario la percentuale di chi preferisce non dire nulla è <strong>addirittura più elevata e arriva al 67%</strong>. Le ragioni dietro questo comportamento sono sia di natura psicologica, la vergogna di essere cascati in trappola, sia di natura economica e in particolare l’idea di non riuscire a recuperare i soldi persi.</p>
<p><em>«Denunciare la truffa è un passo fondamentale non solo per agevolare l’intervento delle Autorità, ma anche per tutelare sé stessi. Le truffe in ambito finanziario spesso comportano la sottrazione di dati personali che possono essere utilizzati dai malfattori in un secondo momento per compiere altri illeciti</em><em>»,</em> spiegano gli esperti di Facile.it. <em>«Poter contare sul documento di denuncia qualora ci trovassimo in questa situazione ci permetterebbe di dimostrare la nostra estraneità ai fatti o, anche, evitare eventuali conseguenze derivanti dall’uso improprio della nostra identità da parte di terzi</em><em>».</em></p>
<p><strong>I rischi più diffusi e i consigli per non cadere in trappola.</strong></p>
<p>Dalla promessa di guadagni facili ai finti guru della finanza, dai <em>relationship investment</em> agli “schemi Ponzi”, da criptovalute spacciate come assolutamente sicure e profittevoli fino alle tecniche più sofisticate come quella del “pump&amp;dump”; le metodologie utilizzate dai malfattori sono molteplici, ma difendersi è possibile se si riconoscono alcuni campanelli di allarme. Ecco a cosa fare attenzione.</p>
<p><strong>1) Schema Ponzi</strong>. È uno dei metodi più classici, e antichi, per le truffe in ambito finanziario. Questo sistema attira investitori con la promessa di rendimenti sicuri ed elevati; i membri che per primi entrano nello schema iniziano a ricevere interessi, ma in realtà non sono altro che le quote versate da coloro che si uniscono successivamente. Ciò crea una sorta di castello di carta che, ad un certo punto, si piega su sé stesso. A cosa fare attenzione: queste truffe si basano spesso sul passaparola; se il tuo guadagno dipende più dal portare nuovi amici che dall&#8217;investimento stesso, allora sei finito in una struttura piramidale destinata a crollare. È solo questione di tempo.</p>
<p><strong>2) I Bitcoin dimenticati:</strong> la truffa parte con una telefonata o un’email che informa il malcapitato di essere titolare di un vecchio portafoglio digitale (il cosiddetto wallet) “dimenticato” e contenente migliaia di euro in criptovaluta. Per sbloccarlo, però, viene richiesto il pagamento di un costo, una commissione, o, peggio, viene chiesto di seguire una procedura che dà ai malfattori il controllo del PC della vittima, con il rischio che vengano svuotati i conti bancari (questa volta reali!). Un consiglio: prendetevi il tempo per riflettere a mente lucida e chiedetevi se può essere vero che abbiate aperto in passato un wallet digitale di cui avete dimenticato l’esistenza. Nel 99,9% dei casi la risposta sarà “no”.</p>
<p><strong>3) Pump&amp;dump (Gonfia e sgonfia)</strong>. Si tratta di una frode sofisticata che fa leva sulla cosiddetta “FOMO” (in inglese Fear Of Missing Out, ovvero la paura di perdere l&#8217;occasione). I truffatori acquistano in massa azioni o criptovalute poco conosciute e di basso valore così da gonfiarne artificialmente il prezzo, per poi proporre “l’affare del secolo” alle potenziali vittime che, spinte appunto dalla paura di perdere l&#8217;occasione, investono nel titolo; ma a questo punto è troppo tardi perché i truffatori vendono tutto in blocco realizzando enormi profitti, mentre agli investitori resta in mano un asset che non vale più nulla. Un consiglio: non esistono investimenti ad altissimo rendimento e rischio nullo; chi promette questo, con grande probabilità sta cercando di truffarvi.</p>
<p><strong>4) Truffa sentimentale</strong>: in questo caso il malfattore crea prima un legame affettivo con la vittima, poi, dopo aver guadagnato la sua fiducia, lo convince ad investire denaro su piattaforme false, per poi sparire con i soldi. Al danno economico, si aggiunge anche la beffa di aver perso una persona con cui si credeva di aver creato un legame speciale. Un suggerimento? Evitate di affidare i vostri soldi, ma anche l’affetto, ad una persona che non conoscete dal vivo, che non avete mai incontrato e con la quale, magari, intrattenete solo una corrispondenza tramite messaggi. Insomma, se il principe o la principessa dei sogni si presentano con un SMS promettendovi amore eterno e soldi infiniti, potete stare certi che si tratta di una truffa.</p>
<p><strong>5) Finti guru:</strong> il web è pieno di persone che si spacciano per maghi della finanza, esperti trader, investitori illuminati, partiti con pochi euro e ora diventati milionari. E, guarda un po’, sono pronti a condividere con voi i segreti del loro successo… con un corso a pagamento da migliaia di euro. Inutile dire che il valore di quei corsi è spesso pari a zero e che difficilmente servirà a farvi diventare ricchi, ma solo ad ingrassare il conto del sedicente guru. Un consiglio: prima di acquistare un corso da qualcuno che si presenta come un guru, verificate le sue reali credenziali e poi chiedetevi: <em>“se ha in mano la formula per diventare milionari, perché vende corsi a pagamento, e, soprattutto, perché dovrebbe condividerla con me?”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Nota metodologica: </em><em>* Indagine commissionata da Facile.it a mUp Research &#8211; svolta tra il 17 e il 24 febbraio 2026 attraverso la somministrazione di n.2.897 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana residente sull’intero territorio nazionale nell’intervallo di età considerate.</em></p>
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		<title>Carburante: come sono aumentati i prezzi in Europa?</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/865122123/carburante-come-sono-aumentati-i-prezzi-in-europa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Polo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2026 07:22:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia & Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[#Iran]]></category>
		<category><![CDATA[carburante]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con l’esplosione del conflitto in Iran i prezzi della benzina e del diesel sono aumentati non solo in Italia, ma &#8230; </p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.comunicatostampa.org/865122123/carburante-come-sono-aumentati-i-prezzi-in-europa/">Carburante: come sono aumentati i prezzi in Europa?</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.comunicatostampa.org">ComunicatoStampa.org</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con l’esplosione del conflitto in Iran i prezzi della benzina e del diesel sono aumentati non solo in <strong>Italia</strong>, ma in tutta Europa; di quanto sono saliti negli altri Paesi? <a href="https://www.facile.it/"><strong>Facile.it</strong></a> ha esaminato gli ultimi dati* disponibili della Commissione Europea (aggiornati al 9 marzo) confrontandoli con quelli pre-conflitto (aggiornati al 23 febbraio) scoprendo che in realtà <strong>i rincari registrati in Italia </strong>(5,5% per la benzina e 9,8% per il diesel all’epoca delle rilevazioni)<strong> sono, percentualmente, tra i più bassi dell’Eurozona</strong>. Ecco la mappa degli aumenti.</p>
<p><strong>Benzina</strong></p>
<p>Guardando al prezzo della benzina, al primo posto si posiziona la <strong>Germania</strong>, dove l’incremento, nelle date di rilevazione, risultava pari al <strong>13,8%,</strong> seguita da <strong>Austria</strong> (13,2%) e <strong>Finlandia</strong> (12,5%).</p>
<p>In <strong>Spagna</strong> il prezzo medio è cresciuto dell’8,8%, mentre in <strong>Francia</strong> si è fermato al 7,8%. Fa peggio dell’<strong>Italia</strong> anche la <strong>Grecia</strong> con un +6,6%, mentre nel nostro Paese l’incremento, come detto, è risultato pari al <strong>5,5</strong>%, valore che fa mette il Bel Paese al dodicesimo posto nella classifica dell’Eurozona.</p>
<p>Gli aumenti più contenuti sono stati rilevati invece in <strong>Slovenia</strong> (1,1%), <strong>Slovacchia</strong> (0,9%) e <strong>Irlanda</strong> (0,5%).</p>
<p>Guardando ai valori medi alla pompa nell’ultima rilevazione della Commissione Europea, rispetto alla benzina al primo posto ci sono i <strong>Paesi Bassi</strong> (2,172 euro al litro), seguiti da <strong>Germania</strong> (2,075 €/litro) e <strong>Finlandia</strong> (1,926 €). <strong>L’Italia </strong>si posiziona all’<strong>ottavo posto </strong>tra i Paesi dell’Eurozona<strong>.</strong></p>
<p><strong>Diesel</strong></p>
<p>Analizzando il prezzo del diesel, l’aumento più consistente è stato rilevato, anche in questo caso, in <strong>Germania</strong> (<strong>24,8%</strong>). Seguono l’<strong>Austria</strong>, dove l’aumento è stato del 22,8% e l’<strong>Estonia</strong> con un +21,4%. Alla data di rilevazione, <strong>l’Italia occupava la quattordicesima</strong> posizione con un rincaro del 9,8%.</p>
<p>Hanno registrato incrementi più alti di noi nazioni come la <strong>Francia</strong> (18,4%), la <strong>Grecia</strong> (17,2%) e la <strong>Spagna</strong> (15,6%), mentre in fondo alla classifica si confermano, anche per il prezzo del diesel, la Slovacchia (1,1%), l’Irlanda (0,6%) e la Slovenia (0,2%).</p>
<p>Guardando al prezzo medio alla pompa, anche per il diesel il podio non cambia; al primo posto ci sono i Paesi Bassi (2,255 €/litro), seguiti da Germania (2,163 €/litro) e Finlandia (2,042 €/litro). <strong>L’Italia si posiziona al settimo posto.</strong></p>
<p><em>«I dati rilevati dalla nostra analisi»</em> &#8211; spiegano da <strong>Facile.it</strong> &#8211; <em>«raccontano uno scenario che già al 9 marzo evidenziava notevoli differenze fra gli Stati. Vista la diversa tempistica usata nelle varie nazioni per la raccolta dei dati, questi sono gli ultimi numeri confrontabili ma sappiamo già, almeno per l’Italia, che i nuovi valori saranno maggiori».</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>* Elaborazioni Facile.it su dati Commissione Europea aggiornati al 9 marzo 2026 e al 23 febbraio 2026. Si precisa che il periodo e le modalità di rilevazione dei prezzi variano da nazione a nazione e i dati comunicati dai singoli Stati vengono successivamente aggregati nel Weekly Oil Bulletin redatto dalla Commissione Europea.   </em></p>
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		<title>Viaggi pasquali: 4 milioni di italiani cambiano meta per il conflitto</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/865122301/viaggi-pasquali-4-milioni-di-italiani-cambiano-meta-per-il-conflitto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Polo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2026 07:01:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia & Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi & Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[#Iran]]></category>
		<category><![CDATA[assicurazione viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Pasqua]]></category>
		<category><![CDATA[polizze viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[vacanze]]></category>
		<category><![CDATA[vacanze pasquali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A causa del conflitto in Iran circa 4 milioni di Italiani hanno cambiato i loro programmi di viaggio pasquali. Questo &#8230; </p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.comunicatostampa.org/865122301/viaggi-pasquali-4-milioni-di-italiani-cambiano-meta-per-il-conflitto/">Viaggi pasquali: 4 milioni di italiani cambiano meta per il conflitto</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.comunicatostampa.org">ComunicatoStampa.org</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A causa del conflitto in Iran circa <strong>4 milioni di Italiani hanno cambiato i loro programmi</strong> di viaggio pasquali. Questo il primo dato emerso dall’indagine* che <a href="https://assicurazioneviaggio.facile.it/?_gl=1*1nkgvo*_gcl_au*Mjc5ODI2Njg1LjE3NzA2MjI4MTIuMTI0NTYxOTUxLjE3NzA2MjI5MTkuMTc3MDYyMjk3OQ..*FPAU*MTA1Mjc2OTE0My4xNzcwNjIyODEy*_ga*ODA1OTAyNzg0LjE3MTgzNzAyNTU.*_ga_YW580JKMSF*czE3NzM5Mjc3MDMkbzE3MSRnMSR0MTc3MzkyNzc2MCRqMyRsMCRoMA..*_fplc*RUV2Nk1sNSUyQmkxQnJMbEl6NCUyRlNDVXZJdXh2TlN3akVHeGFNWlpoMkxjMkhaZUd3dFpIWktxZktVSFI3MUQlMkJuRkgzNXlWRElzQzJlTmw3QmYyUUtVSzRWZmJJVXhia3hGZFpHdXJSMldka25EMTBJbkh0bCUyRkI2UFp3cG9NU1ElM0QlM0Q."><strong>Facile.it</strong></a> ha commissionato all’istituto di ricerca <em>mUp Research</em> il quale, fra il 16 ed il 19 marzo 2026, ha intervistato un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta con età compresa fra i 18 ed i 74 anni.</p>
<p>Nello specifico, circa <strong>2.900.000 italiani hanno deciso di non partire</strong>, mentre poco meno di <strong>920.000 hanno scelto di cambiare destinazione</strong>. Fra chi ha cambiato meta, la principale è diventata l’Italia seguita, più genericamente, dall’Europa. Ben distanti tutte le altre destinazioni e, anche, il gruppo di chi ancora non ha scelto la località per la propria vacanza di Pasqua.</p>
<p><em>«La definizione delle mete scelte da chi ha cambiato destinazione</em><em>»,</em> spiegano gli esperti di <strong>Facile.it</strong>, «<em>rispecchia a pieno la classifica generale dei viaggi. Visto il periodo di grande incertezza e gli aumenti connessi in buona parte proprio al conflitto in Iran, molti hanno scelto il corto o cortissimo raggio anche, ad esempio, per risparmiare sulla benzina</em><em>».</em></p>
<p>In effetti, continuando a scorrere i numeri emersi dall’indagine, si scopre che l’8% di chi dichiara di aver cambiato destinazione del viaggio lo ha fatto per <strong>ragioni economiche e per il rincaro dei prezzi</strong>.</p>
<p>Abbiamo ancora chiare in mente le immagini dei nostri <strong>connazionali bloccati all’estero</strong>, soprattutto nei primi giorni del conflitto, a causa di voli cancellati o chiusure degli spazi aerei e delle vie di comunicazione turistiche, ma in questi casi, <strong>fare un’assicurazione viaggio serve?</strong> E quanto costa e cosa copre o non copre?</p>
<p>E ancora, come funzionano le polizze viaggio in caso di guerra? Ecco l’analisi di Facile.it</p>
<p><strong>Polizze viaggio valide anche in tempo di guerra</strong></p>
<p>In generale, spiegano gli esperti di Facile.it, la guerra è fra le esclusioni delle polizze; l’assicurazione, quindi, non copre il viaggiatore quando questi decide di andare in uno dei Paesi sconsigliati dalla Farnesina e dal sito www.viaggiaresicuri.it. Esistono comunque alcune <strong>polizze che offrono una copertura</strong> anche qualora l’assicurato decidesse di viaggiare <strong>nonostante il parere delle autorità. Tutto ciò</strong>, purché il motivo del viaggio sia ritenuto legalmente accettabile, ovvero abbia origine da motivazioni imprescindibili e dimostrabili (ad esempio, salute grave o lavoro indifferibile), ma il sottoscrittore risulterà <strong>tutelato solo dai sinistri che non siano direttamente o indirettamente legati all’avviso di pericolo.</strong></p>
<p><strong>Se il mio volo è cancellato</strong></p>
<p>Per quanto riguarda la<strong> cancellazione del volo </strong>da parte del vettore aereo, bisogna sapere che questo tipo di evento normalmente non è tutelato dalla copertura annullamento delle polizze viaggio e, in linea generale, sarà <strong>responsabilità del vettore</strong> aereo riproteggere i viaggiatori su un altro volo o, qualora non possibile, rimborsare il costo del biglietto. Va detto, però, che esistono alcune assicurazioni di natura parametrica (ovvero, offrono un rimborso specifico al verificarsi di un evento oggettivo) che <strong>garantiscono il viaggiatore in caso di volo cancellato</strong>, ma attenzione perché possono essere soggette a precise regole temporali.</p>
<p><strong>Se decido di non partire</strong></p>
<p><strong>Se invece è l’assicurato a cancellare il volo per semplice paura</strong>, allora nulla gli è dovuto. La copertura annullamento è valida solo se la decisione di rinunciare al viaggio è legata a <strong>specifiche motivazioni documentate</strong> come, ad esempio, problemi di natura medica (es. malattia, infortunio) o lavorativa (licenziamento, ecc.).</p>
<p><strong>Se la mia destinazione viene inserita fra le mete sconsigliate</strong></p>
<p>Cosa accade, invece, <strong>se il Paese di destinazione viene inserito tra quelli sconsigliati</strong> solo <strong>dopo aver acquistato la polizza</strong>? Se è stata stipulata la copertura per annullamento, alcune compagnie prevedono il rimborso del valore del viaggio, fino al massimale previsto, a patto che l’avviso di allerta sia stato emanato entro, normalmente, 21 giorni dalla data di partenza. In questo caso non viene fatta una distinzione fra viaggi giudicati “essenziali” (comprovate necessità lavorative, di salute o di assistenza familiare) e non, l’importante è che l’avviso di allerta venga emesso entro le tempistiche definite dalla compagnia assicurativa.</p>
<p><strong>Se la guerra mi sorprende durante il viaggio</strong></p>
<p>E se<strong> il conflitto dovesse scoppiare</strong> all’improvviso <strong>una volta giunti a destinazione</strong> in uno dei Paesi per i quali non vi erano allarmi ufficiali? La <strong>polizza viaggio sarebbe valida e</strong>, a seconda delle garanzie sottoscritte, <strong>coprirebbe regolarmente l’assicurato</strong> intervenendo, ad esempio, per spese sanitarie e cure mediche, infortuni, rimpatrio e, più generalmente, <strong>offrendo assistenza in viaggio, </strong>compatibilmente con le condizioni del luogo in cui si trova l’assicurato<strong>. </strong>Ad esempio, con l’attuale conflitto in Iran molte compagnie hanno <strong>prolungato gratuitamente le coperture </strong>(assistenza, spese mediche) a chi si trovava già in viaggio una volta scoppiata la guerra; il prolungamento è rimasto in vigore, in via eccezionale, finché i viaggiatori non sono riusciti a rientrare a casa.</p>
<p><strong>Quanto costano le polizze</strong></p>
<p>Secondo le simulazioni* di Facile.it, i costi per una polizza viaggio con copertura base che include <strong>assistenza</strong> in viaggio, <strong>interruzione</strong> e <strong>spese mediche</strong> per una persona partono, per una settimana in Europa, da circa <strong>12 euro</strong>; aggiungendo anche la garanzia <strong>perdita bagagli</strong>, <strong>infortuni</strong> e <strong>annullamento</strong>, la tariffa sale <strong>a 21 euro</strong>. Se si viaggia invece fuori dall’Europa (e dagli Stati Uniti), i prezzi per la copertura base partono da 19 euro, quelli per la completa da 46 euro.</p>
<p><em>«Proprio in situazioni di incertezza come quella attuale, una buona polizza viaggio può fare la differenza», </em>spiegano gli esperti di Facile.it.<em> «Prima di scegliere il prodotto da sottoscrivere, il consiglio è di confrontare, magari con l’aiuto di un esperto, le offerte di più compagnie poiché le differenze di copertura tra una assicurazione e l’altra possono essere significative.».</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>* Indagine demoscopica condotta da mUp Research su un campione di n.1001 individui, rappresentativo della popolazione italiana adulta, in età compresa fra 18 e 74 anni. Le interviste sono state condotte dal 16 al 19 marzo 2026.</em></p>
<p><em>** Simulazione su Facile.it in data 19 marzo 2026</em></p>
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		<item>
		<title>Iran, rincari fino a 540 euro a famiglia su bollette e carburanti</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/865121992/iran-rincari-fino-a-540-euro-a-famiglia-su-bollette-e-carburanti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Polo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 10:57:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia & Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[#Iran]]></category>
		<category><![CDATA[bollette]]></category>
		<category><![CDATA[bollette energia]]></category>
		<category><![CDATA[carburante]]></category>
		<category><![CDATA[rincari]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.comunicatostampa.org/?p=121992</guid>

					<description><![CDATA[<p>Fino a 540 euro in più a famiglia su bollette e carburante; è questo, secondo le stime di Facile.it, l’aggravio &#8230; </p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.comunicatostampa.org/865121992/iran-rincari-fino-a-540-euro-a-famiglia-su-bollette-e-carburanti/">Iran, rincari fino a 540 euro a famiglia su bollette e carburanti</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.comunicatostampa.org">ComunicatoStampa.org</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fino a 540 euro in più a famiglia su bollette e carburante</strong>; è questo, secondo le stime di <strong>Facile.it</strong>, l’aggravio che gli italiani rischiano di dover sostenere nei prossimi 12 mesi per l’aumento del prezzo delle materie prime causato dal conflitto in Iran.</p>
<h5><strong>Bollette luce e gas</strong></h5>
<p>Secondo gli analisti di Facile.it, con il perdurare del conflitto salgono vertiginosamente gli aumenti previsti per i prossimi 12 mesi: <strong>304 euro per la bolletta del gas e 98 euro per quella dell&#8217;energia elettrica.</strong> E diventa sempre più difficile trovare sul mercato offerte a prezzo fisso.</p>
<p>Il calcolo, effettuato considerando le stime di PUN e PSV per i prossimi 12 mesi, porta quindi il conto complessivo a <strong>2.829 euro</strong> nell&#8217;anno, pari al <strong>17% in più</strong> rispetto ai <strong>2.427 euro previsti per il 2026 prima che scoppiasse il conflitto</strong>.</p>
<p>Per le stime gli analisti di Facile.it hanno preso in considerazione i consumi di una famiglia tipo (2.700 kWh per l’energia elettrica e 1.400 smc per il gas) e le previsioni sull&#8217;andamento del PUN e del PSV (valore di riferimento per il prezzo del gas) elaborate da EEX (European Energy Exchange) per i prossimi 12 mesi, mettendo a confronto i valori pre- e post-scoppio del conflitto.</p>
<h5><strong>Benzina e diesel</strong></h5>
<p>Il conflitto ha iniziato ad avere effetti importanti anche sul prezzo del carburante alla pompa; confrontando i valori con quelli pre-conflitto (23 febbraio) si scopre che il prezzo della benzina in modalità self è aumentato dell’1% dopo pochi giorni dall’attacco (2 marzo) per poi salire fino al +4% il 4 marzo e <strong>arrivare, l’8 marzo, al +7%</strong>.</p>
<p>Su base annua, considerando una percorrenza di 10.000 Km, secondo le stime* di Facile.it la differenza sul costo del pieno di un’automobile rispetto al 23 febbraio era di appena 8 euro il 2 marzo, è salita a 41 euro il 4 marzo ed è <strong>arrivata a 79 euro l’8 marzo</strong>.</p>
<p>Anche sul prezzo del diesel l’impatto è stato immediato e addirittura più elevato: il 2 marzo l’aumento del prezzo alla pompa in modalità self è stato dell’1% (rispetto al 23 febbraio), è salito al +6% il 4 marzo ed è <strong>arrivato al +15% l’8 marzo</strong>; considerando una percorrenza di 10.000 Km, rispetto ai valori pre-conflitto (23 febbraio), l’impatto sul costo del rifornimento è passato da +8 euro del 2 marzo a +58 euro del 4 marzo fino ad arrivare a <strong>+140 euro dell’8 marzo</strong>.</p>
<p>L’effetto, in valori assoluti, è più visibile se si guarda al settore degli autotrasporti: secondo le simulazioni di Facile.it, un camion per percorrere una tratta di 3.000 km il 2 marzo spendeva 14 euro di diesel in più rispetto alla settimana precedente, il 4 marzo l’aumento è salito a 79 euro, <strong>l’8 marzo è arrivato a 191 euro.</strong></p>
<p><em>* Consumi carburante medi considerati: auto a benzina 6,6 l/100 Km; auto diesel 5,5l/100 Km, camion 25l/100Km</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>BTP Valore, conto deposito o Polizza vita: quale conviene?</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/865121812/btp-valore-conto-deposito-o-polizza-vita-quale-conviene/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Polo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 07:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia & Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[BTP Valore]]></category>
		<category><![CDATA[conto deposito]]></category>
		<category><![CDATA[polizza vita]]></category>
		<category><![CDATA[tassi minimi garantiti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È prevista dal 2 al 6 marzo la nuova emissione del BTP Valore con durata 6 anni. Alla luce dei &#8230; </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>È prevista dal <strong>2 al 6 marzo</strong> la nuova emissione del <strong>BTP Valore</strong> con durata 6 anni. Alla luce dei <strong>tassi minimi garantiti</strong> comunicati oggi, <strong>Facile.it </strong>ha ipotizzato alcuni scenari confrontando il Titolo di stato con i rendimenti di altri prodotti come i <strong>conti deposito</strong> e le <strong>polizze vita Ramo I</strong>. L’analisi* è stata realizzata prendendo in considerazione un investimento da <strong>10.000 euro</strong> su due orizzonti temporali: 5 anni e 6 anni. Ecco cosa è emerso.</p>
<p><strong>Scenario 1: il confronto a cinque anni</strong></p>
<p>Per la simulazione a cinque anni è stato utilizzato un <strong>conto deposito vincolato</strong> con tasso di rendimento lordo annuo pari a <strong>2,90%</strong> e imposta di bollo a carico del cliente; il guadagno (al netto della tassazione al 26%) sarebbe pari, dopo cinque anni, a <strong>972,41 euro</strong>.</p>
<p>Il <strong>BTP Valore</strong> è caratterizzato da un meccanismo di “step up” con tassi minimi garantiti pari a 2,5% per i primi due anni, 2,8% per il terzo e quarto anno e 3,5% per l&#8217;ultimo biennio; ai fini dell’analisi è stato ipotizzato un tasso lordo che, nei primi cinque anni, è pari al <strong>2,82%</strong> annuo. Il guadagno (al netto della tassazione agevolata al 12,5% e dell’imposta di bollo 0,2%), in questo caso sarebbe di <strong>1.145,62 euro</strong>. La stima è stata calcolata ipotizzando che dopo 5 anni il risparmiatore venda il BTP Valore con prezzo pari rispetto al prezzo di acquisto.</p>
<p>Nella realtà, al momento della vendita il risparmiatore dovrà fare i conti con il valore del titolo; se inferiore al prezzo di acquisto, il rendimento netto sarà più basso, se superiore al prezzo di acquisto, il rendimento sarà più elevato; vendere il titolo prima della scadenza significherebbe, inoltre, perdere il bonus dello 0,80% previsto per chi tiene l’investimento per tutti e 6 gli anni.</p>
<p>La terza opzione presa in esame è la <strong>polizza vita Ramo I</strong>. Per questa simulazione, Facile.it ha ipotizzato un rendimento annuo lordo del 2,68% e un bonus iniziale pari all’1% del capitale investito, che porterebbe in uno scenario di mercato moderato ad un guadagno netto di <strong>1.336,92</strong> euro (al netto della tassazione che, per questa simulazione, è stata ipotizzata al 12,5%, anche se, in realtà, potrebbe essere superiore a seconda della composizione del sottostante).</p>
<p><strong>Scenario 2: il confronto a sei anni</strong></p>
<p>In questo secondo scenario, per il<strong> BTP Valore </strong>è stato considerato il rendimento minimo garantito, pari ad un tasso lordo complessivo del<strong> 2,93% annuo che, </strong>aggiunto al premio finale pari allo 0,8% del capitale nominale, consente di ottenere un guadagno netto di <strong>1.504,21</strong> <strong>euro</strong>.</p>
<p>Per la <strong>polizza vita Ramo 1</strong>, invece, è stato considerato sempre un rendimento lordo del 2,68% e bonus iniziale pari all’1% del capitale investito: il guadagno netto nei sei anni arriverebbe a <strong>1.607,25 euro</strong>.</p>
<p><em>«Quando si ha a che fare con questo tipo di scelta, il consiglio è di non limitarsi a confrontare i prodotti solo in base al rendimento, ma è fondamentale partire dalle proprie esigenze e poi valutare con attenzione tutte le caratteristiche dei prodotti, anche in termini di flessibilità e di rischi connessi a ciascuno strumento», </em>spiegano gli esperti di Facile.it.<em> «Come sempre, l’intervento di un esperto può aiutare i consumatori a definire una strategia corretta di investimento, basata su un portafoglio diversificato di strumenti adatti alla propensione al rischio del risparmiatore e agli obiettivi di ciascuno».</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>* Per i conti deposito e le polizze vita Ramo I sono stati presi i tassi disponibili online su Facile.it in data 25/02/2026</em></p>
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		<title>Bollette: spesi 2.055 euro a famiglia nel 2025</title>
		<link>https://www.comunicatostampa.org/865121759/bollette-spesi-2-055-euro-a-famiglia-nel-2025/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Polo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 08:00:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia & Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[bolletta gas]]></category>
		<category><![CDATA[bolletta luce]]></category>
		<category><![CDATA[bollette]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il nuovo decreto energia dovrebbe alleggerire le bollette 2026, ma quanto hanno pagato lo scorso anno le famiglie italiane per &#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il nuovo decreto energia dovrebbe alleggerire le <strong>bollette </strong>2026, ma quanto hanno pagato lo scorso anno le <strong>famiglie italiane per luce e gas</strong>? Secondo l’analisi* di <strong><a href="https://www.facile.it/energia.html">Facile.it</a>, </strong>la spesa media 2025 per i clienti domestici con fornitura nel mercato libero a tariffa indicizzata è stata pari a <strong>2.055 euro</strong>, valore solo di poco inferiore al 2024, <strong>ma ben più alto rispetto, ad esempio, al 2018, quando le bollette pesavano meno di 1.200 euro</strong>.</p>
<p>Nello specifico, a pesare maggiormente sulle tasche degli italiani è stata la <strong>bolletta del gas</strong> che, in media, è arrivata a <strong>1.316 euro</strong>, mentre per quella <strong>elettrica</strong> i consumatori hanno dovuto mettere a budget appena meno di <strong>740 euro</strong>.</p>
<p><em>«Sebbene al momento non siano previsti aumenti nel costo dell’energia per i prossimi mesi, il consiglio è di non abbassare la guardia perché i prezzi sono volatili e, in caso di aumenti improvvisi, chi ha una tariffa variabile potrebbe veder salire le bollette in modo repentino»</em>, commentano<strong> gli esperti di Facile.it</strong>.<em> «Confrontare periodicamente la propria offerta con quelle presenti sul mercato per verificare che sia ancora vantaggiosa e, in caso contrario, cercare un nuovo fornitore è il modo migliore per difendersi dai rincari.».</em></p>
<p><strong>L’andamento regionale della bolletta elettrica</strong></p>
<p>L’analisi – realizzata tenendo in considerazione i consumi dichiarati di oltre 1 milione di utenze – ha permesso di fotografare le differenze a livello territoriale; e allora, <strong>in quali regioni si è speso di più e in quali di meno</strong>?</p>
<p>Guardando alla sola <strong>bolletta elettrica,</strong> la <strong>Sardegna</strong> è la regione con il conto più salato; nell’Isola le famiglie hanno consumato, in media 2.751 KWh, spendendo <strong>826 euro</strong>, il 12% in più rispetto alla media nazionale. L’assenza di riscaldamento con gas di città in alcune aree della regione e l’uso di dispositivi elettrici per riscaldare le abitazioni può spiegare, almeno in parte, perché i consumi siano così elevati.</p>
<p>Continuando con la classifica, in seconda posizione c’è la <strong>Sicilia</strong>, dove lo scorso anno le famiglie hanno consumato in media 2.511 KWh spendendo circa 768 euro. Al terzo posto, staccato di un soffio, c’è il <strong>Veneto</strong>, con una bolletta media pari a 767 euro, (per 2.505 KWh annui consumati).</p>
<p>Guardando alle regioni dove <strong>le bollette della luce sono state più leggere</strong>, grazie a consumi più ridotti, al primo posto si trova la <strong>Basilicata</strong>, con una spesa media che si è fermata ad “appena” 611 euro (a fronte di consumi annui pari a 1.862 KWh), seguita dalla <strong>Liguria</strong> (635 euro per 1.960 KWh) e, al terzo posto, dell’<strong>Abruzzo</strong> (665 euro per 2.085 KWh annui).</p>
<p><strong>L’andamento regionale della bolletta del gas</strong></p>
<p>Analizzando le bollette del gas 2025, la classifica cambia radicalmente. La regione con la bolletta più salata è il <strong>Trentino-Alto Adige </strong>(in media, <strong>1.548 euro</strong>, a fronte di consumi annui dichiarati pari a 1.261 Smc), seguita dal <strong>Veneto</strong> (<strong>1.529 euro</strong> con consumi pari a 1.215 Smc) e, sul gradino più basso del podio, <strong>l’Emilia-Romagna</strong>, con una bolletta media annuale pari a 1.525 euro (1.204 Smc). Quarto posto per la <strong>Lombardia</strong>, con una bolletta media 2025 pari a <strong>1.416 euro </strong>(1.146 Smc)<strong>.</strong></p>
<p>Le aree in cui, di contro, le bollette del gas sono state più leggere sono la <strong>Sicilia</strong>, (636 Smc con una bolletta annuale arrivata a <strong>942 euro</strong>), la <strong>Calabria</strong> (967 euro per 642 Smc) e il <strong>Lazio </strong>(979 euro per 665 Smc).</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>* L’analisi è stata realizzata sui consumi dichiarati da un campione di oltre 1 milione di richieste di fornitura luce e gas raccolte nel 2025 (pari, a livello nazionale, a </em><em>2.387 kWh per l’energia elettrica e 1.005 Smc per la fornitura di gas). La spesa è stata calcolata tenendo conto delle variazioni mensili di PSV e PUN da gennaio 2024 a dicembre 2025 maggiorati da uno spread pari a: per il gas 0,12 €/smc (2024) e 0,08 €/smc (2025); per l’energia elettrica 0,03 €/kWh (2024) e 0,014 €/kWh (2025). Per le altre componenti della bolletta (es. oneri, imposte ecc.) sono state considerate le condizioni vigenti nel periodo analizzato.</em></p>
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