Le mestruazioni sono naturali. E i404 le fotografa con arte

Di mestruazioni nel mondo si parla troppo poco.
E non se ne parla in maniera corretta. Raccontando il ciclo mestruale fotograficamente di rado e in modo allusivo, tramite rose, fiori, paillettes.

i404 parla di mestruazioni con un articolo unito a fotoreportage artistico.

Per sdoganare un tema tabù che tabù non è. E che accompagna le donne dall’adolescenza in poi. Ed è una delle cose più naturali del mondo. L’essere donna parte proprio da lì.

Anche se ci sono paesi nel mondo in cui ragazze e donne con il ciclo non possono mangiare con il resto della famiglia. Non possono guardarsi allo specchio. Entrare in cucina. Toccare l’acqua. Persino andare a scuola.

In Nepal le donne venivano isolate e lasciate al freddo durante le mestruazioni. E lasciate anche a morire, abbandonate al loro destino. In una regione dell’India le donne con il ciclo non possono entrare nei luoghi di culto. Negando di fatto il diritto a professare la loro fede hindu. In Bangladesh le pezze che si usano durante il ciclo vanno bruciate per non attirare spiriti cattivi. In Tanzania, invece, non devono essere viste da nessuno, altrimenti una maledizione colpirà la donna. Alcune etnie della Sierra Leone credono che gli assorbenti igienici possano provocare sterilità.

Tradizioni popolari italiane tramandate di generazione in generazione invitano a non toccare le piante in quei giorni. Altrimenti muoiono. O a non fare la salsa di pomodoro. Per non rovinare il risultato. Guai a preparare la pizza o il pane. Il ciclo impedirebbe la perfetta lievitazione.

Sui social si combatte a suon di hashtag. #HappyToBleed e #BreakTheSilence sono stati ideati dalla 20enne Nikita Azad, che così combatte per i diritti delle donne indiane e per dimostrare al mondo intero che il ciclo mestruale non è vergognoso, non è impuro e non deve discriminarle.

Sulla stessa lunghezza d’onda il movimento #FreeBleeding. Kiran Gandhi ha corso la maratona di Londra senza assorbente per combattere i pregiudizi legati alle mestruazioni. Il sangue le colava lungo le gambe mentre correva, per ricordare tutte quelle donne nel mondo che non hanno accesso agli assorbenti e vengono ignorate quando soffrono per il ciclo, come se lo stesso ciclo non esistesse.

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